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Il mondo LGBTQIA e il grido di libertà (in musica) di Maru

Guarda l'intervista alla cantautrice, TOI è il nuovo album che dà voce a disparità di genere e discriminazione

Roma – Infrangere le barriere di genere grazie alla voglia di andare oltre ogni pregiudizio: è questa l’essenza dell’arte di Maru. Già in Zero Glitter, il suo primo disco, cantava di accettarsi e lasciarsi accettare, facendo bandiera del suo mondo, il mondo LGBTQIA.

Nonostante la pandemia, alla fine del 2020 è tornata a farsi sentire con TOI, il nuovo album uscito il 27 novembre per Bravo Dischi. Elettronica pop e dance, sintetizzatori distorti fino a ballad più dolci, avvicinandosi con garbo anche al mondo rnb e lo-fi, sono i suoni con cui Maru torna sulle scene. E stavolta i suoi brani sono meno intimi e più universali, canta di discriminazione e disparità di genere ma lo fa giocando, ecco perché TOI dà il titolo al progetto.

Ai microfoni di Dire Giovani, la cantautrice racconta come sta diventando grande, com’è cambiata la sua musica e soprattutto parla di ispirazione e messaggi da gridare, perché nonostante l’epoca certe tematiche faticano a fare rumore.

TOI si snoda attraverso 9 tracce che raccontano di scelte sbagliate ed errori, relazioni che forse potevano essere evitate. In primo piano la capacità di ridere e sorridere di noi stessi, da non confondere con superficialità. Se l’amore è l’arte di perdere, come sostiene la celebre poetessa statunitense Elizabeth Bishop in One Art, una delle sue poesie più famose, allora forse sapere perdere è l’arte di vivere. Questa una delle ispirazioni di Maru, che si affiancano alle parole di un’altra poetessa, Andrea Gibson, prese in prestito e riadattate per ZITTA. Rimangono al femminile anche le ispirazioni musicali, tra Lorde e la svedese Robyn fino alla francese Christine and the Queens.

2021-01-07T14:57:48+01:00