Roma, studenti della Sapienza: “Bene Dad ma manca il confronto”

"Triste vedere facoltà vuote"

ROMA – La città universitaria sembra essere diventata una città fantasma. La prima sessione di esami è cominciata, le lauree sono in corso, ma gli studenti che di solito affollano i viali della ‘Sapienza’ di Roma sono a casa. Solo pochi iscritti si sono prenotati online per occupare un posto in biblioteca o sostenere, dove possibile, un esame in presenza.

Davanti l’edificio di matematica Ivan e Giorgio ripassano prima del loro esame: analisi 1. Sono iscritti al primo anno di ingegneria aerospaziale ed è la prima volta che entrano nella città universitaria. “Abbiamo scelto di fare l’esame in presenza perché è difficile impostare le due videocamere che ci chiedono di installare- raccontano- e poi in presenza non si corre il rischio che possa saltare la connessione”.

Christian, invece, è qui per studiare insieme a un suo compagno di corso. Studiano giurisprudenza e a casa non riescono a concentrarsi. “Non è molto semplice prenotarsi online- commentano- ma per chi non ha un posto sereno dove studiare, la biblioteca è l’unica soluzione”. Per gli studenti la didattica a distanza sta andando bene, le università si sono organizzate e spesso seguire le lezioni a distanza è anche più semplice. “Ma c’è un problema di socialità- aggiunge Christian– così si perde il confronto, che è essenziale. L’università è anche un’occasione di crescita personale che in questo modo non avviene”.

Oltre ai pochi laureandi e qualche ricercatore, tra le vie della città universitaria si incontrano anche gli studenti che devono frequentare i laboratori. Come Chiara e Giulia, iscritte al primo anno del corso magistrale in eco biologia. “È molto triste tornare e vedere la città universitaria deserta. Non ci sono le pause pranzo, non ci sono i momenti di svago- osserva Giulia- è capitato di venire prima anche per qualche lezione, ma eravamo in due, e dopo un po’ ho scelto di seguire da casa”.

Da remoto gli studenti raccontano di trovare una concentrazione migliore, ma perdono la possibilità del dialogo con i docenti e i colleghi. “Vedere le facoltà così vuote è strano– commentano due ricercatrici di antropologia- speriamo che con la nuova sessione i ragazzi possano gradualmente tornare in aula”.

2021-01-19T17:56:10+01:00