Studente 19enne: “Io ammalato di Covid spiego ai giovani che cos’è”

Mario Gervasini, di Varese, ha deciso di andare nelle scuole e raccontare
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VARESE – Mario ce l’ha fatta. Ha vinto la battaglia contro il Covid-19. È riuscito a uscire dall’ospedale sano e salvo. Ha superato la difficile fase dell’isolamento ma alla fine di tutta questa vicenda ha fatto una scelta: ha deciso di condividere con altri giovani ciò che ha provato, ha voluto diventare testimone. Mario Gervasini, 19 anni, studente della Bocconi, volontario della Croce Rossa con alle spalle mille ore di servizio. L’esperienza della malattia lo ha reso ancor più generoso, attivo.

“Mi sono ammalato- spiega lo studente– a fine ottobre. Dopo il primo tampone positivo sono stato ricoverato all’ospedale di Circolo dal 26 ottobre al 10 novembre. A seguire l’isolamento fino al 25 novembre. Sono state settimane difficili, sono finito in terapia subintensiva. Ho indossato il famoso casco che consente di poter respirare. In quei giorni ho cercato di andare a ritroso, di capire con chi fossi venuto a contatto ma nessuno dei miei compagni, della mia famiglia, delle persone a me vicine è risultato positivo”.

Di fronte a questo mistero Mario non ha mai fatto un passo indietro:

“Non ho mai pensato un solo attimo che non serve proteggersi. Sono un volontario della Croce Rossa e già prima di ammalarmi parlavo ai ragazzi e spiegavo loro quanto fosse importante rispettare le regole per poter prevenire”.

Ora Gervasini ha scelto di dedicarsi totalmente ai suoi coetanei. Sabato scorso assieme al medico che l’ha curato, Francesco Dentali, responsabile dell’Hub Covid di Varese, ha incontrato gli alunni del liceo scientifico ‘Galileo Ferrari’ ma nei prossimi mesi andrà in tutte le 34 scuole superiori della provincia di Varese, incontrando 40 mila studenti.

“Non voglio fare il martire ma dare un supporto. Mi rendo conto- sottolinea il giovane volontario– che alla nostra età, con il mondo delle informazioni che ci bombarda, avere un confronto è occasione di crescita, è educazione civica. Nel sapere non c’è mai un abbastanza. La scuola è il luogo deputato a parlare di coronavirus soprattutto ora che siamo all’inizio della campagna vaccinale. Non è vero che se ne sa già a sufficienza”.

Mario racconta cosa significhi avere il Covid e sottolinea quanto è significativo rispettare le norme sanitarie:

“Se manca la solidarietà tra noi non c’è occasione di crescita e di futuro. I ragazzi all’inizio ti fanno domande più di pancia poi si arriva a interrogativi più veri. Ti chiedono come ci si sente a stare in isolamento. A loro interessa soprattutto quello”.

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Autore: Redazione Diregiovani
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