VIDEO| Sanremo 2021, Elodie e il monologo emozionante sull’infanzia difficile

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SANREMO – Elodie, prima di lasciare il palco del Teatro Ariston, si è raccontata senza filtri, a cuore aperto e con gli occhi pieni di lacrime. La cantante ha salutato il Festival di Sanremo con un monologo sincero ed emozionante sull’infanzia difficile e sui traguardi che ha raggiuntoParole che suonano come un inno di speranza per tutti coloro che, come lei, sono partiti da una condizione svantaggiata e che non possono permettersi di sognare.

SANREMO 2021, IL MONOLOGO DI ELODIE

Parlare in pubblico non mi ha mai messo molto a mio agio, ma tutte le volte che ho abbattuto un muro sono successe cose molto belle nella mia vita. Vengo da un posto di borgata dove ci sono persone demoralizzate, senza acqua calda, con difficoltà ad arrivare a fine mese e a pagare le bollette. Questi sono disagi materiali, e poi c’è la difficoltà di sognare. Io ho sempre voluto fare questo mestiere fin da bambina, però mi sembrava un sogno troppo grande rispetto a una bambina così piccola come me. Non mi sentivo all’altezza: non mi piaceva la mia voce e, soprattutto, mi accorsi di non avere gli strumenti. Io tante volte non mi sono data una possibilità. Non ho finito il liceo, non ho preso la patente, non ho studiato canto…ed ho sbagliato, lo so. In certi contesti è difficile focalizzarsi su quello che vuoi essere da grande e su qual è il tuo sogno. Il mio fidanzato (Marracash, ndr) in un suo pezzo (Skit, ndr) canta ‘Voi ci rubate il tempo, che è l’unica cosa che abbiamo’. Lo comprendo molto bene perché se nasci in certi contesti devi lavorare più degli altri per ottenere quello che dovresti già avere, quindi lavori più per sopravvivere e così è difficile mettere a fuoco il tuo sogno e puntare su te stesso. Io lo dico onestamente: a vent’anni avevo deciso che per me la musica era già finita e non ho più cantato, nemmeno sotto la doccia. Avevo deciso di non fare più niente però sono stata molto fortunata perché è successa una cosa molto bella nella mia vita: ho fatto un incontro fortunatissimo. Ho conosciuto un musicista, un pianista jazz. Il suo nome è Mauro Tre e questa sera è con me sul palco. Lo ringrazio per avermi dato una possibilità quando non me la sono data io. Ca**o è importante, tutti ci meritiamo un momento importante nella vita e tu mi hai fatto amare il jazz. Ovviamente non mi sentivo neanche all’altezza del jazz perché lo ritenevo troppo elegante e pensavo fosse snob. Invece al jazz non interessava da dove venissi perché il pregiudizio è degli essere umani ed io sono stata la prima ad averlo su me stessa, questo è sbagliato. Quello che mi ha insegnato Mauro, la vita e la musica è che non bisogna sempre sentirsi all’altezza delle cose. L’importante è avere il coraggio di farle. Probabilmente io non sono all’altezza di questo palco e dell’orchestra e di tutta questa attenzione, ma essere all’altezza non è più un mio problema perché l’altezza è un punto di vista e non un ostacolo“.

Alla fine del lungo monologo, Elodie in lacrime ha cantato un pezzo di Mina, accompagnata dalla la sua prima band. 

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Autore: Lucrezia Leombruni
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