Internet, come educare alla consapevolezza digitale | VIDEO

La parola alle esperte Isabella Corradini e Chiara Grande
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ROMA – Revenge porn, cyberbullismo e protezione dei dati: come si può intervenire per limitare i rischi del web per i più giovani? Quale dovrebbe essere il ruolo della scuola e della famiglia nel processo di educazione al digitale? Sono alcune delle questioni sollevate nell’intervista con Isabella Corradini, psicologa sociale esperta di Human factors e Digital technology e direttore scientifico del Centro Ricerche Themis, e Chiara Grande, responsabile marketing di Seeweb, un cloud provider italiano. La discussione si è aperta con l’iniziativa del Garante per la privacy che, in collaborazione con Facebook, ha appena attivato un canale d’emergenza per le vittime potenziali di revenge porn, cioè la diffusione non consensuale di immagini e video di natura sessuale.

“Un’iniziativa molto importante- ha commentato la dottoressa Corradini- perché si basa sulla segnalazione preventiva, che in questo caso è fondamentale per bloccare una diffusione che potrebbe diventare incontrollabile, con lo scopo di evitare una violenza psicologica che può avere degli effetti devastanti per le vitteme”.

L’intervista si è concentrata poi sulle strategie da mettere in campo per arginare i tanti rischi che la navigazione online può generare, soprattutto per gli utenti più giovani. Vietare o controllare?

“Innanzitutto monitorare– ha risposto Corradini– ma il termine più corretto è quello di educare. Educare all’uso consapevole delle tecnologie digitali, è questo il nodo cruciale. È indispensabile sviluppare nei ragazzi un pensiero critico rispetto al contesto digitale”.

Se l’educazione all’uso consapevole del web è una missione ormai imprescindibile nell’era del digitale, cosa si può fare per limitare la diffusione non consensuale di contenuti online? Quale può essere il ruolo dei fornitori di servizi internet?

“Non possono ergersi a censori- risponde Chiara Grande- perché il loro ruolo è solo di trasmissione di contenuti. Tuttavia, quello che possono e devono fare è di attivare una risposta tempestiva, nel caso di segnalazioni di contenuti offensivi e lesivi delle persone”. 

I contenuti quindi, una volta diffusi, sono difficilmente arginabili nel mondo virale del web. Per questo, ancora una volta, è fondamentale lavorare sulla prevenzione e la diffusione di buone pratiche fra i più giovani. Quale è allora il ruolo della scuola, e degli insegnanti in particolare, in questo processo di consapevolezza?

“Gli insegnanti fanno già molto- risponde la dottoressa Corradini– basta pensare alla legge sul cyberbullismo, che ha riconosciuto alla scuola un ruolo centrale nelle attività di promozione della consapevolezza digitale. Le scuole non devono solo monitorare possibili fenomeni di cyberbullismo, ma anche mettere in piedi una serie di percorsi formativi per gli studenti. Per fortuna, questo negli anni ha permesso di costruire un bagaglio di esperienze nel mondo della scuola. Ma gli insegnanti fanno già tantissimo, non possono fare miracoli e devono essere sostenuti, perché si tratta di un percorso molto vasto. Un percorso che richiede tempo, risorse e, soprattutto, l’esigenza di un continuo aggiornamento, data la rapidità dell’evoluzione del mondo digitale, dei social network e delle loro caratteristiche. Solo una conoscenza attenta di questo mondo, dei suoi rischi come delle sue potenzialità, può indurre un comportamento consapevole e virtuoso”.

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Autore: Marco Marchese
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