Speravo de mori’ prima, il Totti di Pietro Castellitto vi lascerà a bocca aperta

I sei episodi arrivano il19 marzo su Sky Atlantic e in streaming su Now Tv
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – La prima parola che ha pronunciato è stata “palla“. Ha animato lo stadio Olimpico per ventisette intensi anni, fatti di vittorie, sconfitte, lacrime, adrenalina, emozioni, scudetti, invasioni di campo, striscioni, cori che intonavano “C’è solo un Capitano“. Il 28 maggio 2017 il suo addio alla Roma. Un lutto non solo per i tifosi romanisti ma anche per l’intera città. Sì, perché Francesco Totti è uno di quei pochi grandi calciatori ad avere il super potere di mettere tutti d’accordo. Il mito del numero 10, però, non si è spento dal saluto a Trigoria. Dopo averlo raccontato nel docufilm Mi chiamo Francesco Totti di Alex Infascelli, Totti viene celebrato in Speravo de mori’ prima, la serie in sei episodi sull’ultimo periodo professionale del fuoriclasse del calcio italiano e mondiale, in arrivo il 19 marzo Sky Atlantic e in streaming su NOW.

Presentato questa mattina in collegamento dalla Curva sud dello Stadio Olimpico di Roma, il dramedy racconta il difficile e tormentato periodo prima del ritiro. E lo fa portando il pubblico nella vita privata di un uomo coraggioso, umile, carismatico, autoironico, semplice legato da sempre al pallone e a una città, Roma, di cui è diventato simbolo e bandiera. A Pietro Castellitto la grande e difficile responsabilità di interpretare “l’ottavo re de Roma”. Il giovane Castellitto (figlio d’arte di Sergio e Margaret Mazzantini) segna un altro gol. Dopo lo straordinario esordio alla regia, nel 2020, con I Predatori, il regista e attore sorprende ancora una volta. La sua interpretazione va oltre il ‘saper recitare’. “La sfida era quella di riuscire a creare una maschera che lo ricordasse, che lo evocasse e che lo stupisse. Il cinema è evocazione non imitazione“, ha raccontato Castellitto in conferenza.Non avevo mai conosciuto Totti, l’ho fatto grazie a questa serie. Io sono cresciuto con il suo poster in camera ed interpretarlo è stato uno scherzo del destino. Ma c’è stato un altro scherzo del destino – ha continuato il protagonista – ho ritrovato un diario di quando avevo nove anni sui cui avevo dedicato il capitolo a Totti descrivendolo con tutti gli aggettivi che conoscevo ‘sublime’, ‘mitico’, ‘unico’ e ‘grande gladiatore giallorosso’, ha detto con ironia l’attore, che ha concluso: “Totti, per oltre vent’anni, è rimasto fedele alla sua casacca. E’ il prototipo di sportivo che forse non tornerà più. Quando penso a lui mi vengono in mente anche Roger Federer e Valentino Rossi“.

Castellitto ha saputo cogliere con la sua grazia e sensibilità l’anima, il talento calcistico, il lato umano, gli sguardi, l’intenzione della voce, le movenze e la semplicità di un mito, la cui ‘morte’ non avrebbe voluto viverla nessuno (da qui, infatti, il titolo della serie Speravo de mori’ prima, frase scritta su uno degli striscioni che hanno animato l’ultima partita di Totti nel 2017). “Ringrazio in particolar modo Pietro. Ha cercato di interpretarmi per come sono realmente, ho visto delle cose che non conoscevo del mio carattere e del mio essere nella quotidianità, ha detto il “Pupone” in un videomessaggio mostrato durante l’incontro stampa.

Tra i protagonisti dell’addio al calcio di Totti c’è sicuramente l’allenatore Luciano Spalletti, interpretato da Gianmarco Tognazzi. “Per interpretare questo personaggio sono partito dal suo disagio. Non mi piace identificarlo come l’antagonista o il ‘cattivo’, perché non credo sia tale. Ho studiato la sua filosofia calcistica che mira al gruppo e non al singolo, anche se questo contraddice il suo primo rapporto con la Roma in cui aveva messo al centro Totti“. A sostenere l’ex Capitano in quello che è stato un doloroso addio sono stati sua moglie Ilary Blasi, interpretata da Greta Scarano, e i genitori interpretati da Monica Guerritore e Giorgio Colangeli.

Questa non è una storia che riguarda solo i tifosi della Roma, ma è una storia universale di un uomo che arriva alla ‘fine’ di un percorso. “Totti è stato uno sportivo leale. E quando ha deciso di chiudere la sua carriera è stato capito, compreso e voluto bene da tutti per la sua lealtà, perché lui è così dentro e fuori dal campo. Io credo che quando si è leali si viene amati anche dalle altre tifoserie“, ha detto Castellitto, che ha aggiunto: “Quando ero piccolo era terrorizzato dalla morte di mia madre. Ogni volta che vedevo passare un’ambulanza pensavo ci fosse lei lì dentro. Solo Totti riusciva ad allontanare la paura che avevo della morte“.

Tutto il cast, a partire dal giovane Castellitto, ha fatto un lavoro straordinario sulla voce, sulle espressioni del viso, sui piccoli gesti, sugli sguardi e sui modi di fare dei personaggi reali. Non è facile raccontare un mito come Totti, ma il risultato è sorprendente e va oltre i tratti somatici degli interpreti. Questa serie, come il piede dell’ex Capitano, è leggera, precisa e rapida. I tiri dell’ex Capitano hanno fatto sognare i tifosi di ogni colore calcistico. Speravo de mori’ prima, invece, restituisce al pubblico la normalità di una leggenda che è sempre rimasta con i piedi per terra.

Tratta da Un Capitano di Francesco Totti e Paolo Condò (edito Rizzoli), la serie è diretta da Luca Ribuoli, scritta da Stefano Bises, Michele Astori e Maurizio Careddu, e prodotta da Mario Gianani per Wildside, del gruppo Fremantle, con Capri Entertainment di Virginia Valsecchi, The New Life Company e Fremantle.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

Autore: Lucrezia Leombruni
Le notizie del sito diregiovani sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «diregiovani.it» e l'indirizzo “ www.diregiovani.it