Università, Messa: “Speravamo di tornare in presenza, ma non sarà possibile”

"Studenti mi scrivono chiedendo di essere trattati come gli studenti delle scuole"
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ROMA – “Fin dall’inizio, università e AFAM non si sono mai arrestate, hanno sempre lasciato aperti i loro laboratori nel rispetto delle linee guida e sono state messe in atto tutte le modalità di Dad. Il sistema ha quindi garantito una continuità didattica agli studenti. Dopo l’estate sono state individuate misure organizzative finalizzate a una graduale ripresa in presenza. E sono efficaci anche adesso. Le misure introdotte con il decreto del 2 marzo sono state ancora improntate alla flessibilità. Speravamo di tornare in presenza con l’inizio del secondo semestre, ma questo non sarà possibile”. Così la ministra dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, in audizione oggi in Commissione VII.

“Quando potremo tornare alla presenza- ha aggiunto Messa- avremo comunque acquisito un’esperienza che arricchirà le modalità educative di apprendimento e ci permetterà anche di studiare mondi nuovi di didattica, per dare una svolta alle nostre università verso l’internalizzazione”. “Al momento mancano le attività di confronto che sono fondamentali per i nostri ragazzi, e questo crea molto disagio e malessere- ha continuato la ministra dell’Università- Studenti e studentesse degli atenei mi scrivono chiedendo di essere trattati come gli studenti delle scuole, perché sono comunque in una fase della loro vita estremamente importante. Per questo si è ritenuto che il piano vaccinale comprendesse anche il personale universitario”.

In conclusione, la ministra, che è anche un medico, ha detto che “di base tutti devono avere accesso al più presto ai vaccini, ed è difficile stabilire priorità”, ma che nel quadro dell’insegnamento, “anche il personale degli enti di ricerca debba avere considerazione”.

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Autore: Chiara Adinolfi
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