Prigione Numero 5 è il ‘diario’ di Zehra Doğan, l’artista condannata per un disegno

È in uscita per BeccoGiallo il libro autobiografico dei quasi tre anni trascorsi in carcere dall'attivista e giornalista curda
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Roma – I quasi tre anni di reclusione di Zehra Doğan sono diventati un diario di lotta e resistenza. “Prigione numero 5” (fuori per BeccoGiallo dal prossimo 1 aprile) è la preziosa testimonianza del vissuto dell’artista, attivista e giornalista curda incarcerata dalle autorità turche per un disegno.

IL LIBRO “Prigione numero 5”

“Prigione numero 5” è una raccolta nata nonostante la mancanza di materiale, sfidando muri e divieti. Parole e disegni sono usciti clandestinamente fuori dal carcere, non è un caso che la prigione numero 5 di Diyarbakir nella Turchia orientale sia inscritta nella storia del paese come un luogo di persecuzione, ma anche di resistenza del popolo curdo.
Le idee non possono essere prigioniere. Trovano la loro strada, scivolano dentro le fessure, attraversano le finestre con le sbarre e le crepe dei muri. Evitano agili il filo spinato. Raggiungono l’esterno della prigione come rami d’edera. E alla fine, arrivano a noi.
Prigione numero 5 è una testimonianza autobiografica di straordinario coraggio e profonda ingiustizia. La rabbia, la lotta e la ribellione di una giovane donna condannata per un disegno.

Chi è Zehra Doğan

Fondatrice e direttrice di Jinha, un’agenzia di stampa curda femminista con un personale tutto femminile, dal febbraio 2016 Zehra Doğan ha vissuto a Nusaybin, una città turca al confine con la Siria. Il 21 luglio 2016 è stata arrestata in un bar a Nusaybin e incarcerata nella prigione di Diyarbakir. Il 2 marzo 2017 è stata assolta dall’accusa di “appartenenza a un’organizzazione illegale”, ma è stata condannata a 2 anni, 9 mesi e 22 giorni di carcere per “propaganda terroristica” a causa delle notizie pubblicate e dei post sui social media tra cui anche un suo dipinto in cui raffigura la distruzione di Nusaybin.
 
“Mi sono stati dati due anni e 10 mesi [di prigione] solo perché ho dipinto bandiere turche su edifici distrutti. Tuttavia, (il governo turco) ha causato questo. L’ho solo dipinto”, ha scritto Doğan su Twitter dopo la sentenza.
 
Le opere di Zehra sono state esposte al Peace Forum di Basilea, al Drawing Center di New York, alla Tate Modern di Londra, al Museo di Santa Giulia di Brescia, al PAC di Milano, all’Opéra de Rennes e alla Biennale di Berlino. Nel 2020 ArtReview l’ha inserita tra i 100 artisti più influenti al mondo.
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Autore: Fabrizia Ferrazzoli
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