Shoah, le testimonianze hanno bisogno del grande schermo

Marcello Pezzetti e Ruggero Gabbai ne discutono al convegno 'A Forza di essere Vento'
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PESARO – “Gli storici da soli non possono girare un film sulla Shoah, ma lo stesso si può dire dei registi”. A parlare è Marcello Pezzetti, uno dei massimi studiosi italiani della Shoah, ospite del convegno nazionale ‘A Forza di essere Vento’, organizzato dal liceo scientifico e musicale ‘Marconi’ di Pesaro. Insieme a lui anche il regista Ruggero Gabbai, particolarmente legato alle testimonianze di memoria sulla Shoah: “Penso che avrei difficoltà a fare un film sulla Shoah senza un testimone. Credo che nel caso della Shoah l’approccio documentarista sia il migliore. Bisogna dare la giusta rilevanza alla testimonianza dei sopravvissuti”.

L’incontro, in diretta streaming sulla pagina della scuola, descrive nel dettaglio le tecniche impiegate da Pezzetti e Gabbai nella collaborazione alla produzione di documentari sulla Shoah. Insomma, un vero e proprio percorso di accompagnamento sulle fonti audiovisive di documentari come ‘Memoria’ (1997) e ‘KinderBlock – L’ultimo Inganno’ (2020) in grado di offrire spunti di riflessione che vanno dal tipo di inquadratura, all’approccio usato con i sopravvissuti, all’importanza dei luoghi come spazi evocativi della memoria. Proprio sull’ultimo punto incalza Gabbai ricordando che “anche i luoghi sono sinonimo di testimonianza e per questo occupano una posizione centrale all’interno di un documentario”.

Negli spezzoni di film proiettati durante l’evento, non a caso, i testimoni sono sempre inseriti in contesti altamente evocativi. Per fare alcuni esempi, Liliana Segre in ‘Memoria’ racconta la sua storia proprio dalle pareti del carcere di San Vittore (dove, insieme al padre, ha vissuto momenti traumatici), ma molte sono anche le riprese nei campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau. Sia Pezzetti che Gabbai sono concordi nell’affermare che i luoghi della memoria funzionano come catalizzatori del ricordo, come facilitatori nella testimonianza. Il connubio tra regia e storiografia, oltre che ad assicurare l’esattezza dei fatti, è poi indispensabile per comunicare, ma ancora di più per rendere fruibile, la memoria, la testimonianza storica della Shoah, in modo trasversale.

Come ricorda Gabbai “il cinema è democratico e popolare in termini di fruizione e proprio per questo, come medium, aiuta a raggiungere un pubblico vasto, sia in termini di numero che di categoria. Proprio per questo, ricordano entrambi, è importante offrire capacità narrativa alla parola. Attraverso la voce dei testimoni si può costruire una narrazione collettiva che si avvicina alla ‘finzione’ dando allo stesso tempo centralità alla testimonianza diretta”.

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Autore: Alberta Testa
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