Shoah, studenti del liceo Marconi di Pesaro intervistano Emanuele di Porto

Sopravvissuto al sabato nero del ghetto di Roma

PESARO – “Prendi i tuoi figli e portali al Testaccio, così mio padre disse a mia madre quando lei lo informò dei rastrellamenti”. Al Testaccio, però, Emanuele di Porto e sua madre non ci sono mai arrivati. “Era scesa ad avvisare papà di non tornare al Ghetto. Quando è tornata, dalla finestra ho visto che i tedeschi l’avevano messa in un camion. Non ce l’ho fatta: sono sceso anch’io e, quando mi hanno preso, mia mamma mi ha sgridato. Non so come ha fatto, ma è riuscita a farmi scendere”.

Questa la testimonianza di Emanuele Di Porto, una delle poche voci di memoria del 16 ottobre, il “sabato nero” del ghetto di Roma, nel corso del convegno nazionale ‘A Forza di essere Vento’, organizzato dal liceo scientifico e musicale ‘Marconi’ di Pesaro. Intervistato da due studenti, Filippo Arcesi e Marco Ciccarelli, Emanuele Di Porto ha proseguito il suo racconto ricordando di essersi nascosto in un tram per due giorni, dopo che la mamma lo aveva salvato, per sfuggire ai rastrellamenti.

Quando suo padre finalmente lo trovò, pianse dalla gioia. “I nazisti a Roma vennero una sola volta. Poi, fino all’estate del 1944 erano i fascisti che ci prendevano. Ricordo che quando consegnavano un bambino la ricompensa era di millecinquecento lire. Io valevo millecinquecento lire”.

2021-04-09T15:06:01+02:00