Droghe, intervista a Simona Pichini (ISS): “Cannabis la più usata”

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L’abuso di droghe e le dipendenze sono un fenomeno che, purtroppo, accompagna le generazioni. Ne abbiamo parlato con un’esperta del settore come la dott.ssa Simona Pichini dell’Istituto superiore di Sanità di Roma.

– Dott.ssa Pichini qual è la sostanza più consumata al mondo?

La cannabis è la sostanza più consumata nel mondo occidentale, seguita, in percentuali molto più basse, dalla cocaina.

– Leggendo i fatti di cronaca sembra che ci sia anche un ritorno dell’eroina. È vero?

Non è solo una sensazione, l’eroina è tornata di moda soprattutto fra i millennials, i giovani nati dopo il 2000, che non ricordano la storia dell’eroina, delle siringhe infettate, dell’Aids, non ne conoscono fino in fondo i pericoli. Per loro rappresenta una sensazione nuova. Dal 2000 in poi andavano forte le sostanze psicostimolanti usate in contesti ricreazionali adesso assistiamo al ritorno della sostanza analgesico narcotica che isola, che calma e che tranquillizza.

– Chi sono i soggetti dipendenti?

Il soggetto dipendente sarà dipendente dalla droga, cercherà sempre una sostanza psicotropa più attiva, sarà dipendente dal cibo, dal gioco di azzardo. Si tratta di un problema psicologico che andrebbe affrontato con una terapia e che viene affrontato con delle sostanze esogene. Molto spesso questo tipo di soggetti diventano poliabusatori, per contrastare i vari effetti secondari delle droghe usano più sostanze insieme, uno stimolante per equilibrare un calmante e viceversa, magari con qualche farmaco.

– Chi sono invece i soggetti indipendenti?

Il soggetto indipendente proverà come tutti le droghe perché sappiamo che arriva un momento dell’adolescenza o della giovane età adulta dove ci sono in tanti a ‘provare’ una sostanza psicoattiva o l’alcol o più semplicemente le sigarette, ma essendo indipendenti non sviluppano la dipendenza da quelle sostanze.

– Cosa ci rende dipendenti o indipendenti?

È la genetica che rende un soggetto dipendente o indipendente. Si dice spesso che in famiglia c’è una pecora nera, perché l’educazione può funzionare con uno o due figli/e, ma la stessa magari non funziona con il/la terzo/a. Il motivo è che siamo individui differenti, in più il nostro dominio epigenetico, cioè la nostra reazione all’ambiente esterno, si forma nei primi 4 anni di vita e non sempre dipende dalla famiglia. Dipende dall’intorno, dall’allattamento o dal mancato allattamento, dipende da come reagiamo sia ai momenti positivi, rapporto madre figlio, sia ai momenti negativi, il momento del distacco, la fine dell’allattamento o dello svezzamento, processi semplici che portano la nostra genetica a creare una fragilità dentro di noi. Se c’è questa fragilità è difficile scoprirlo, alcuni sono capaci di combatterla magari seguendo un percorso psicologico o psicoanalitico, altri introducono qualcosa dall’esterno per la mancanza che sentono e che non sanno spiegare.

– Si sta abbassando l’età del primo consumo?

Sì, l’età del primo contatto con la sostanza psicotropa si sta abbassando; soprattutto per la disponibilità nel mercato e nei prezzi. In particolar modo i prezzi rispetto al secolo passato si sono abbassati moltissimo perchè c’è un’offerta che supera la richiesta e quindi il prezzo di tutte le sostanze psicotrope sia classiche che le nuove sostanze d’abuso si aggira in una dose da 10 euro.

– Quali sono gli effetti delle droghe su un adolescente?

Il cervello adolescente non è ancora del tutto sviluppato, non tutte le sinapsi sono sviluppate, non sono sviluppate tutte le connessioni, non è completata la mielinizzazione delle fibre nervose per questo noi vediamo che gli adolescenti reagiscono alle emozioni in maniera amplificata (piangono troppo, ridono troppo). Tutta la connessione nervosa non è ancora completata e non è completato il numero dei recettori dei diversi neurotrasmissori, quindi non è completato il numero dei recettori sui quali eventualmente agirebbero sia la cannabis che l’eroina. Quindi succede che la sostanza esogena, che viene dall’esterno, cambia l’equilibrio di questi neurotrasmettitori delle varie cellule dei recettori, cambia quella che noi chiamiamo l’omeostasi, l’equilibrio del sistema nervoso centrale, i processi neurobiologici. Per esempio: noi sappiamo che le connessioni neuronali, quindi dopaminergiche, ma anche serotoninergiche, perché poi ci sono le anfetamine che agiscono sulle connessioni del neurotrasmettitore serotonina, quelle che vanno dalla corteccia centrale più esterna alle aree limbiche più interne vengono compromesse perché modificate dalla presenza di queste sostanze sia nella morfologia che a livello funzionale. Farò un esempio banale: se la cocaina stimola questo rilascio continuo della dopamina alla fine questo neurotrasmettitore si ‘scarica’, non ne ha più perché l’ha liberata tutta. Sto alterando un equilibrio e questo fa sì che le connessioni, per esempio, fra la corteccia centrale e le aree limbiche non si completi e quindi venga alterata e, nel momento in cui viene alterata, chiaramente avrà sempre bisogno della sostanza esogena per ripristinare un equilibrio. L’equilibrio non è più normale e a un certo punto si consuma la droga perché ha talmente tanti effetti collaterali negativi (hangover) che ha bisogno di assumere la sostanza dall’esterno per ripristinare un equilibrio. Perché altrimenti avrò mal di pancia, mal di testa, non riesco a dormire, non riesco a mangiare, si altera tutto l’equilibrio veglia sonno, quello del cibo, penso di non poter guidare una macchina, nel momento dell’astinenza ho panico, ansia, psicosi, per questo ho bisogno della sostanza per tranquillizzarmi, per ricreare l’equilibrio che ormai ho generato che è solo in presenza della sostanza esogena.

– Quali sono gli effetti irreversibili?

Non c’è nessuno studio che abbia dimostrato che questi effetti siano completamente irreversibili. La sospensione del consumo di droghe lascia un imprinting all’interno dell’individuo, ma le funzionalità vengono ripristinate. Più lungo è il tempo del contatto con la sostanza, quindi più la sostanza è presente nel nostro cervello più gli equilibri vengono alterati, più sarà difficile ripristinarli. Se teoricamente potessimo pensare a una persona che inizia a utilizzare le sostanze psicotrope in età adulta avanzata (35-40 anni) la capacità di diventarne dipendente è molto minore perché il cervello è tutto formato, le connessioni sono formate, mentre in un cervello adolescente dove la formazione non è completa l’alterazione dovuta a queste sostanze fa sì che per ricreare un equilibrio si ha sempre bisogno di questa sostanza e questo aumenta il grado di dipendenza.

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Autore: Redazione Diregiovani
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