Gucci Aria, la collezione ‘hackerata’ da Balenciaga per i 100 anni della maison

Un secolo della maison tra tradizione e rivoluzione
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La Natura è una casa stregata
L’Arte una casa che cerca di esserlo“, E. Dickinson.

ROMA – Era il 1921 quando Guccio Gucci fondò a Firenze, in via della Vigna Nuova 7, il suo piccolo negozio di pelletteria.

Un secolo in cui la casa di moda italiana si è evoluta non dimenticando mai le sue radici, come il suo iconico monogramma (la doppia GG, ovvero le iniziali del fondatore) oppure la stampa Flora. Una storia quella di Gucci in cui tradizione e rivoluzione si mescolano, esplodono e conquistano. Questo grazie, e soprattutto, al direttore creativo Alessandro Michele, il quale ha lanciato nuovi simboli, nuove idee, nuove ispirazioni, nuovi occhi attraverso cui guardare la moda: non ci sono limiti, etichette e confini. Con Michele tutto è possibile. Per i cento anni della maison ha presentato la collezione Aria, attraverso un cortometraggio co-diretto insieme alla poliedrica artista e videografa Floria Sigismondi. Il fashion film è una sfilata a cui si può accedere attraverso la porta dell’Hotel Savoy, illuminata da insegne al neon. Prima che il mondo della moda lo chiamasse Guccio all’età di 17 anni fece le valigie, lasciò casa e partì alla volta di Parigi. Poi trovò lavoro a Londra come cameriere nel prestigiosissimo Savoy. 

Michele conquista ancora con uno show animato da simboli e stili del passato e del presente. “Gucci diventa per me un laboratorio di hackeraggio, incursioni e metamorfosi. Una fabbrica alchemica di contaminazioni dove tutto è in contatto con tutto. Un luogo di furti e reazioni esplosive: un generatore permanente di luccicanze e desideri imprevisti. In questa ricorrenza, voglio dunque onorare il mio legame filiale tradendo l’eredità che mi è stata consegnata. Perché è solo nella capacità evolvente che si rinnova la promessa di una nascita interminabile”, racconta il direttore creativo. 

Luccicanza, aria di festa, esplosioni di colori e tessuti. Ma anche la celebrazione del mondo equestre di Gucci, il glamour della vecchia Hollywood manomettendo i codici della sartoria maschile. Senza dimenticare l’hackeraggio di Balenciaga e di Tom Ford che Michele omaggia in Gucci Aria.

GUCCI ARIA, LA LETTERA A ‘CUORE APERTO’ DI ALESSANDRO MICHELE

Arriva con la precisione di un rintocco, questo compleanno. Sono passati cento anni. Cento rivoluzioni terrestri che interrogano il fluire del tempo. Cento giri intorno al sole per tornare a quella primavera dove tutto si preparava a gemmare e a rifrangersi. Un tempo importante che deve essere festeggiato. Attraversare l’ora in cui tutto ebbe origine è per me una grande responsabilità e un gioioso privilegio. Significa poter aprire le serrature della storia e sostare sull’orlo del cominciamento. Significa immergersi in quella sorgente natale per rivivere il vagito e l’apparire al mondo. Non vorrei tuttavia cadere in un vuoto sentimentalismo biografico.

La lunga storia di Gucci non è infatti racchiudibile all’interno di un singolo atto inaugurale. Come ogni esistenza, il suo destino è scandito da una lunga serie di ‘nascite interminabili’ (M. Zambrano) e continue rigenerazioni. È in questo incessante movimento che la vita sfida il mistero della morte. È in questa fame di nascita che abbiamo imparato ad abitare il tempo. Celebrare questo compleanno significa dunque omaggiare non solo il ventre materno, ma il divenire altro. Non solo il lascito ma la possibilità del suo ripensamento. Il passato, infatti, non è mai consegna inerte e ripetizione dell’immutabile: anzi, ‘implica necessariamente l’idea del movimento. Non è un dato, ma un moto: è il movimento di variazione del patrimonio ereditario che comporta processi di trasformazione'(M. Centanni). Direbbe Benjamin che per progettare il futuro è necessario cambiare il passato rintracciando, nel suo dispiegarsi, riserve di energia che possiedono in potenza una vita ulteriore.

Nel mio lavoro, accarezzo le radici del passato per produrre infiorescenze inattese, scolpendo la materia attraverso innesti e potature. A questa capacità di riabitare il già dato faccio appello. Alla mescolanza, alle transizioni, alle fratture e ai concatenamenti. Per evadere dalle gabbie reazionarie della purezza mi muovo alla ricerca di una poetica dell’illegittimo. In questo senso Gucci diventa per me un laboratorio di hackeraggio, incursioni e metamorfosi. Una fabbrica alchemica di contaminazioni dove tutto è in contatto con tutto. Un luogo di furti e reazioni esplosive: un generatore permanente di luccicanze e desideri imprevisti. In questa ricorrenza, voglio dunque onorare il mio legame filiale tradendo l’eredità che mi è stata consegnata. Perché è solo nella capacità evolvente che si rinnova la promessa di una nascita interminabile. Nell’attraversare questa soglia ho saccheggiato il rigore anticonformista di Demna Gvasalia e la tensione seduttiva di Tom Ford; ho sostato sulle implicazioni antropologiche di ciò che brilla, lavorando sulla capacità risplendente dei tessuti; ho celebrato il mondo equestre di Gucci trasfigurandolo in una cosmogonia fetish; ho sublimato la silhouette di Marilyn Monroe e il glamour della vecchia Hollywood; ho manomesso il fascino discreto della borghesia e i codici della sartoria maschile. 

Dopo un secolo attraversiamo nuovamente la porta dell’Hotel Savoy: un topos immaginifico nella storia di Gucci. Un lungo corridoio ci separa da quel varco astrale e magico. Il mito di fondazione viene riabitato alla luce del presente. Entriamo in un club, luci al neon e macchine fotografiche, salvo scoprire che la festa che ci spetta non si consuma nella hall di un albergo londinese degli anni venti. Piuttosto si offre come un’immersione profonda ed estatica in tutto quello che oggi ci manca in maniera struggente: una festa d’aria. Un giubileo del respiro. L’idea della festa si magnifica dunque nella potenza generatrice della natura e nel soffio vitale che la pervade. Il respiro è, infatti, ciò che genera continuamente il vivente, ‘è il primo nome dell’essere-nel-mondo, è la vibrazione attraverso cui ogni cosa si apre alla vita’ (E. Coccia). È un natale che onoriamo nel suo moto oscillatorio: ‘inspirando, cioè facendo entrare il mondo dentro di noi, ed espirando, cioè proiettandoci nel mondo che noi siamo’ (E. Coccia). Celebro dunque l’aria come principio sacro di compenetrazione, mescolanza e connessione: principio di esistenza infuso dal sortilegio chimico delle foglie. A queste creature la mia resa di grazie. Al loro essere fragili e vulnerabili. Alla loro capacità di rinnovarsi e tornare a vivere dopo l’inverno“.

GUCCI PRESENTA LA NUOVA COLLEZIONE PER I 100 DELLA CASA DI MODA

BALENCIAGA ‘HACKERA’ LA NUOVA COLLEZIONE DI GUCCI

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Autore: Lucrezia Leombruni
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