Scuola, Celotto (Roma Tre): “Servono nuovi strumenti di partecipazione”

L'intervista al docente di Diritto Costituzionale alla Facoltà di Giurisprudenza dell'università Roma Tre

ROMA – “Oggi è necessario creare nuovi strumenti di intermediazione e partecipazione”. Così Alfonso Celotto, professore di Diritto Costituzionale alla Facoltà di Giurisprudenza dell’università Roma Tre racconta alla Dire la necessità di coinvolgere i giovani nel processo democratico. Celotto è stato più volte capo di Gabinetto, collabora con giornali, radio e televisioni come opinionista e cura la rubrica ‘Carte bollate’ a Unomattina. ‘È nato prima l’uomo o la carta bollata?’ (edizione Rai Libri) è il suo ultimo libro. L’agenzia Dire lo ha intervistato nell’ambito del progetto ‘Conosci, vivi e diffondi la Costituzione’ realizzato dal liceo ‘Galilei’ di Crema.

La Costituzione è il traguardo più bello che l’Italia abbia raggiunto. Eppure i padri Costituenti hanno da subito voluto sottolineare che la lotta non è finita. Ci sono ancora ostacoli da rimuovere. Nell’articolo 3 è stato scelto di utilizzare la parola ‘Repubblica’, che suggerisce come il compito di rimuovere gli ostacoli sia una cosa comune, una res pubblica. Quali sono oggi gli ostacoli più grandi che ognuno di noi, in particolare i più giovani, deve impegnarsi a rimuovere?

“Il bellissimo secondo comma dell’articolo 3 dimostra che la nostra è una Costituzione presbite, che già guardava lontano, consapevole che il suo compito non era solo quello di risolvere i problemi di allora ma anche quelli che sarebbero andati avanti per un paio di anni. Proprio per questo è ancora in vigore, ed ancora salda, perché è riuscita ad apporre dei principi così ampi che devono poi essere interpretati con quella che noi chiamiamo ‘eterogenesi dei fini’. Nel tempo si sono evoluti gli ostacoli. Uno dei primi grandi ostacoli era il gap uomo-donna, ora invece si sono compiuti grandi passi avanti: penso alle donne in magistratura, in prefettura, nell’esercito. Oggi un ostacolo è la cultura della legalità, la poca fiducia nello Stato: alla richiesta da parte dello Stato di scaricare l’app Immuni la gente non si fida, si pone problemi di privacy e guarda con cautela qui ma non quando gli stessi dati li chiede Instagram, ad esempio. Altra grande sfida attuale è quella dei diritti digitali: superare il digital device; ed è un ostacolo la questione meridionale: serve che lo Stato assuma l’impegno di incentivare una maggiore partecipazione dei cittadini, e di diffondere ancora di più l’idea che i capaci e i meritevoli riescono ad andare avanti, la soluzione è incentivare le misure a favore del Sud”.

Oggi più che mai è necessario ricordare come la nostra Repubblica sia innervata su un sistema di solidarietà orizzontale e verticale che tuteli il più debole. L’emergenza Covid ha provocato un abbassamento dei livelli di assistenza e prevenzione sanitaria nei confronti di indigenti e senzatetto, per di più non diminuisce la pressione migratoria e l’esigenza di tutelare chi cerca riparo in Europa da guerre e carestie. Il Piano di aiuti concesso dall’Europa e il progetto di utilizzo dei fondi appena presentato dal governo italiano è in grado di rispondere a queste esigenze?

“Il piano di aiuti sarà adeguato? Tutti ci speriamo. l’Italia ha bisogno innanzitutto di una maggiore coscienza dei doveri. Quando parliamo dell’articolo 2 della Costituzione tendiamo a dimenticare la seconda parte, quella che riguarda i doveri di solidarietà, sui social ho parlato di ‘dovere al vaccino’ e nei commenti ho letto aggressioni impressionanti, perché i doveri sono sempre visti come imposizione, ma alla fine a cosa servono questi doveri? Ad una pacifica convivenza. Ad esempio, vaccinarsi è un dovere civico. Quella offerta dall’Europa è una grande occasione, come dopo le calamità, come dopo il 25 Aprile 1945, una possibilità di rinascere, ma serve una semplificazione, parola troppo abusata oggi. Serve una vera semplificazione: del digitale, della pubblica amministrazione, della giustizia e serve soprattutto tanto coraggio; le riforme comportano coraggio. Troppi processi penali? Allora o aumenti i giudici o diminuisci i processi. E se non basta, cancelli o abroghi l’età dei reati? Forse sì. Sul civile, i processi durano troppo? Elimini l’appello? Forse sì. Scelte drastiche. Ma si sa, scegliere scontenta, per questo è più semplice non decidere. Ma democrazia è anche questo: avere un circuito decisionale che ti porta a prendere scelte in modo trasparente, imparziale e a quel punto la decisione presa vale per tutti”.

Quali sono gli articoli della nostra Costituzione in cui più si avverte la paura di un ritorno ad un ordinamento non democratico, ai regimi di censura e oppressione? Quali sono gli articoli che quasi gridano ‘quello che c’è stato non sarà mai più’?

“Gli ordinamenti non democratici si sono sempre imposti in una forma legale. Non c’è nessun tipo di meccanismo che non possa essere aggirato pur rispettando almeno formalmente la legge: Mussolini e Hitler sono arrivati così al potere. Oggi, la nostra Costituzione è basata su un sistema di ampia divisione dei poteri che rispetta il pluralismo, ne è massima espressione il bicameralismo perfetto, a cui si sommano i numerosi poteri di garanzia (poteri neutri come il Presidente della Repubblica, la Corte Costituzionale). È necessario il pluralismo per evitare concentrazione di potere, ma è sempre possibile l’aggiramento: l’Atene del V secolo si fonda su un sistema che eviti le concentrazioni di potere tramite il sorteggio, l’unica carica elettiva è quella dello stratega, cioè il comandante dell’esercito, rivestita per ben 29 anni da Pericle. Oggi c’è una cosa ancora più preoccupante: esistono tutta una serie di poteri che superano la sovranità del parlamento e della nazione. Facebook, le grandi banche d’affari sono molto più ampi e molto più forti del nostro sistema costituzionale e prendono decisioni su cui il parlamento non può incidere: si pensi, da ultimo, la decisione di Twitter di silenziare Trump. Altra sfida dei prossimi anni: come contemperare i big della rete con i poteri statali e democratici? Dentro la rete non siamo cittadini, ma sudditi, non partecipiamo democraticamente al prendere decisioni. Un cittadino può contribuire direttamente, se insoddisfatto, all’amministrazione della propria città, ma un utente non può far nulla”.

La divisione dei poteri è forse alla base del sistema democratico, da ultimo però il governo sta sempre di più assumendo le vesti dell’amministrazione e del legislatore. Lo dimostra il Dl 44/2021 che si limita solo a fare rinvio ad un precedente dpcm. Ecco, crede sia legittimo? E crede che questo possa dare il via ad una prassi che distorca sempre di più quello che è il regolare funzionamento dell’ordinamento?

“Anche negli anni ’70, anche quarant’anni, cinquant’anni fa, il Parlamento era già in crisi perché non riusciva, e ancora oggi non riesce, per la sua struttura anacronistica a reggere la centralità delle decisioni e della politica perché, sempre di più dagli anni ’70, il dibattito politico si è svolto fuori dal Parlamento, prima in televisione ora sui social e anche le decisioni spesso non passano in Parlamento a causa dell’eccessivo pluralismo e alla fine decide qualcuno a cui non spetta, decidono altri poteri che devono compensare alla fragilità del sistema parlamentare che troppo spesso si spacca su temi difficili, come per il suicidio assistito in cui ha deciso la Corte costituzionale. Nell’idea romantica il Parlamento è il centro della democrazia. Io eleggo chi fa la legge, perché cos’è la legge? Risponde l’articolo 6 della Dichiarazione del 1789: espressione della volontà generale, idea bellissima ma ormai non vera perché ci sono anche troppi campi che la legge non riesce a regolare, come i social”.

Oggi si parla tanto di Resilienza, viene in mente il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. I giovani avranno un ruolo importante che sarà quello di saldare il debito con l’Europa, non a caso il piano di ripresa è stato denominato ‘Next Generation Eu’. Il Presidente del Parlamento Europeo ha detto che proprio perché saranno i giovani a dover saldare il debito ‘bisogna ripagarli in prosperità e sviluppo e concentrarsi dunque su di loro’. Lo scenario fa paura, come trova coraggio un giovane che deve Resistere oggi?

“Impegnandosi, credendoci e partecipando. Non possiamo pensare di vivere aspettando che arrivi lo Stato a fare qualcosa. L’articolo 1 della Costituzione recita: ‘L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro’. Il senso di quel ‘fondata sul lavoro’ è che questo grande ingranaggio che è la Nazione gira perché ognuno si impegna, ci crede e partecipa. Si sta diffondendo l’idea che fare o non fare è uguale ‘tanto non cambia niente’ e invece non è così. Lo Stato deve aumentare gli incentivi meritocratici, e comunque non sarà facile perché imporre di scegliere, spesso in assenza di criteri oggettivi, spaventa e ci si rinunzia. L’eguaglianza intesa in modo sbagliato rischia di diventare una specie di appiattimento, invece bisogna tener presente il principio di ragionevolezza, trattando in maniera uguale i casi uguali e in maniera diversa i casi diversi”.

Come sensibilizzare le coscienze dei giovani alla partecipazione attiva alla vita politica e alla lotta per la solidarietà e uguaglianza?

“Il ruolo spetta ai docenti. Bisogna trasmettere con un linguaggio che venga ascoltato, il TikTok da 50 secondi serve per trasmettere il senso della partecipazione, per questo, animato dai miei allievi, ho aperto da poco un profilo su questo social. Bisogna spiegare quanto è importante votare, partecipare. Far capire l’importanza della partecipazione democratica e del dovere civico. Serve poi il recupero di strumenti di intermediazione: ai miei studenti faccio sempre vedere i film di Peppone e don Camillo dai quali si evince quanto era forte il senso di appartenenza ai partiti, era come essere tifosi di una squadra di calcio. Oggi è necessario creare nuovi strumenti di intermediazione e partecipazione”.

2021-04-26T16:46:30+02:00