La bufala dei selfie perfetti: ecco il Progetto Autostima

Dal 2004 'Dove' celebra l'autentica bellezza. È online la campagna #NoDigitalDistortion con Ambassador di tutto rispetto
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Roma – Come ti vedi e come vuoi che ti vedano gli altri? La domanda, non necessariamente posta in questi in termini, è l’ossessione della ‘net generation’

Se non avete mai sentito parlare di ‘distorsione digitale’ è il tempo giusto per approfondire.

App, gratuite o a pagamento, consentono oggi di realizzare photo editing da veri professionisti ma c’è di più: camuffano difetti, ritoccano rughe e imperfezioni, snelliscono il corpo e allungano le gambe. Insomma il selfie perfetto è a portata di giovanissimi e soprattutto di giovanissime. La situazione però sta sfuggendo di mano.

Dall’età di 13 anni, il 76% delle ragazze modifica l’immagine online

Invertire la tendenza e celebrare la ‘Bellezza autentica’ diventa sempre più urgente. A lavorare fortissimo in questa direzione ci pensa ‘Dove’ che grazie al Progetto Autostima denuncia, divulga e promuove messaggi necessari rivolti al ‘Body Positive’.

LET’S CHANGE BEAUTY

Eccolo “Il volto nascosto dei selfie”: in un video di soli 60 secondi, ‘Dove’ ci mette di fronte al ‘potere’ della app di retouching svelando i segreti del “Selfie perfetto”.
«La pressione dei social media sta danneggiando l’autostima delle nostre ragazze. La situazione è peggiorata a causa della pandemia. Invertiamo questa tendenza».
Su  dove.com/autostima ci sono dei veri e propri kit di supporto nati con l’obiettivo di accrescere l’autostima dei giovani e promuovere un’immagine positiva del corpo sui social media.

La campagna online #NoDigitalDistortion con Ambassador di tutto rispetto

A metterci la faccia (senza filtri) e a dare voce sul web al Progetto autostima di ‘Dove’ sono quest’anno l’attrice e influencer Alice Mangione della The Pozzolis Family, la scrittrice e influencer Cami Hawke, la dottoressa psicoterapeuta Stefania Andreoli, Benedetta De Luca, influencer e paladina del Body Positivity e la Youtuber e creator Sofia Viscardi.
 
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I giovani raggiunti con il Progetto Autostima dal 2004 ad oggi sono 69,675,323

Un terzo degli adolescenti trascorre 3 o più ore al giorno sui social media. Il loro utilizzo può essere un ottimo modo per tenersi in contatto con amici e familiari, conservare i propri ricordi, conoscere persone di diverse provenienze e persino imparare l’ultimo ballo di tendenza.

Ma spesso, dicono gli esperti, è il “come” si sta sui social a creare più di un problema

Tra questi c’è proprio il calo dell’autostima che può portare a depressione e a una scarsa sicurezza in relazione al proprio aspetto fisico.

«Rafforzare le relazioni con gli altri e condividere contenuti può farci sentire connessi e migliorare il nostro umore. Tuttavia, trascorrere passivamente molto tempo sui social media può anche contribuire a farci sentire soli e disconnessi. Tra gli effetti negativi dei social media c’è quello di essere incentrati troppo sull’apparenza, l’immagine data sui social e l’aspetto fisico e di farci sentire inadeguati, tristi e non all’altezza se non corrispondiamo agli standard di bellezza proposti sui media – leggiamo su Dove.it/autostima –  Quando si analizza la correlazione tra social media e bassa autostima, interviene la ricerca di conferme e approvazione online attraverso strumenti quali i selfie, Mi piace, pollici in su, cuori, lag, emoji. Il paragonarsi ossessivamente agli altri può avere un impatto negativo sull’autostima. Tra le principali cause, le foto pubblicate online sono accuratamente manipolate e modificate digitalmente e non rappresentano per nulla la vita e la bellezza reale».

Differenze tra la distorsione digitale e la realtà

«La verità – spiega ancora il sito Dove – è che vediamo soltanto una serie di momenti selezionati della vita delle persone sui social media e la maggior parte delle persone tende a condividere solo la versione migliore di sé. I risultati di una nostra recente ricerca evidenziano che le ragazze si scattano di media 14 selfie prima di postare foto di sé su social media, alla ricerca dello scatto perfetto. L’uso smodato dei filtri sui social media consente di alterare l’aspetto fisico delle persone reali riproducendo standard di bellezza irrealistici tramite l’uso di filtri capaci di manipolare o modificare le immagini come l’airbrush, i giochi di luce, il make-up. Scattare fotografie o selfie e utilizzare i filtri può certamente essere una fonte di creatività ed espressione individuale. Tuttavia, quando diventano un modo per conformarsi ai modelli inarrivabili e limitati di bellezza imposti dalla società, allora questo è un segnale che c’è qualcosa che non va. Infatti, un quarto delle ragazze, sottoposte a pressioni sempre crescenti per sembrare perfette, ritiene di non sentirsi adeguata e di non essere abbastanza bella senza ricorrere al fotoritocco. È arrivato il momento di supportare i giovani ad accrescere la propria autostima anche sui social media, per bellezza senza filtri».

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Autore: Fabrizia Ferrazzoli
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