Paolo, dalla tossicodipendenza all’aiuto per gli altri

L'intervista

L’Anglad è un centro per il trattamento delle dipendenze patologiche fondato nel 1995 da Paolo De Laura.

“Per vent’anni sono stato tossicomane- racconta Paolo- i miei ventennali problemi legati a eroina, cocaina, cannabis e quant’altro me li andai a rivedere a San Patrignano all’epoca in cui c’era Vincenzo Muccioli che poco prima di morire, avendo saputo che stavo per aprire questo centro, mi chiese se mi fosse andato di rappresentare la comunità a Roma”.

Da allora sono 25 anni che il centro lavora in sinergia con San Patrignano nei territori di Roma e del Lazio. Paolo i suoi ‘ospiti’ li capisce al volo, la sua esperienza deriva dalla vita vissuta:

“Parla una persona- spiega De Laura– che ha preso molto seriamente la sua vita da tossicomane facendo tutti gli step, evitando solo di vendere il mio corpo. Eppure vengo da una famiglia che mi ha dato soprattutto amore, ho studiato dai Gesuiti, mi occupavo di restauro pittorico e tutto questo dov’è andato a finire? Nella vita certamente avrei voluto fare altro”.

Quando li accoglie la prima cosa che guarda sono gli occhi:

”In genere sono sguardi senza profondità, di una tristezza infinita– confessa- Il denominatore comune è che sono sguardi senza profondità sono sguardi di una tristezza infinita e sono sguardi che in loro hanno compressa una rabbia inespressa spaventosa che più la persona va avanti nella sua dipendenza più questa rabbia si comprime fino a perdere il controllo, come successe a me, ritrovandosi con un colpo di calibro 9 al collo dopo uno scontro a fuoco con la squadra mobile durante una rapina”.

Una storia di vita che porta anche nelle scuole.

“Quando ho la fortuna e il privilegio- continua– di essere invitato nelle scuole non faccio campagna proibizionista, ma parto dall’assunto che faber est suae quisque fortunae. Siamo tutti meravigliosamente liberi di decidere il nostro destino io racconto solo che cosa sono la cannabis, la cocaina, le anfetamine, la metanfetamina e tutto il resto delle droghe; la scelta è dei ragazzi, ma che siano informati. E che soprattutto questa informazione sia scevra di quel costrutto che, dopo 40 anni, orribilmente ancora sento quando si racconta e si associa l’uso dello stupefacente a un momento di maggior creatività. All’epoca mia erano i vari Jimi Hendrix, Janis Joplin e via dicendo, ma andiamo più avanti con il mito dei Nirvana o di Amy Winehouse, tutta gente che ha concluso la sua vita nella maniera più miserrima, mortificando la propria fantasia. È finita l’epoca dei poeti belli e maledetti. È un fatto culturale di un’ignoranza secondo me abissale. Partendo dall’assunto che la cannabis che è in circolazione adesso o è trattata chimicamente o modificato geneticamente in laboratorio quindi il Thc, il tetraidrocannabinolo, risulta potenziato enormemente”.

Il problema è da ricercare nel default di due grandi sistemi: la scuola, il mondo del lavoro e la famiglia.

“Io ho 62 anni- racconta- e la mia famiglia mi fece studiare dai Gesuiti, ma ricordo che in quegli anni la scuola pubblica era una signora scuola e ripeto la conoscenza genera coscienza quindi una didattica che tale possa essere definita, congrua, importante, avvolgente, seduttiva e diretta è fondamentale. Il mondo del lavoro che non raccoglie l’offerta penso che non abbia bisogno di ulteriori spiegazioni”.

Dove nasce il fascino verso la droga?

“Tutte le sostanze stupefacenti sono seducenti, tutte regalano un piacere psicofisico che si definisce in maniera diversa a seconda della sostanza, ma sono tutte sostanze assolutamente seducenti. La domanda è il gioco vale la candela? Io quando ho provato la cannabis dopo i primi due o tre tiri credevo di aver trovato l’America, all’epoca suonavo anche in un gruppo e mi sembrava quasi che questa sostanza riempisse ancora di più quello che in realtà io già avevo. Perché la conoscenza della musica e il perdersi nella stessa, la fantasia che il solo ascoltarla ti genera, il respiro dell’anima che ti regala non ha per niente bisogno di alcun tipo di di sostegno è solo uno steccato colturale”.

2021-04-30T09:56:41+02:00