RECENSIONE|I Mitchell contro le macchine, la voce di quei giovani che usano la tecnologia per non sentirsi invisibili

Il film d'animazione è disponibile da oggi su Netflix

ROMA – Tecnologia. Un mondo che al tempo stesso unisce e divide, ci fa vivere dei bei momenti e, a volte, degli incubi, può essere costruttivo e spesso distruttivo, crea legami e poi li spezza. Insomma l’innovazione ci ha aiutato, e continua a farlo, in tantissime cose della vita ma ha anche creato molte fratture. Un esempio? L’incomunicabilità tra le diverse generazioni. Da questa riflessione parte I Mitchell contro le macchine. Diretto da Mike Rianda e co-diretto da Jeff Roweil, film d’animazione targato Netflix disponibile da oggi sulla piattaforma.

I MITCHELL CONTRO LE MACCHINE, LA STORIA

La storia ruota intorno a Katie Mitchell: una ragazzina che si definisce “outsider”, ama il cinema, è creativa ed ha un sogno, ovvero quello di diventare una regista. Tra i suoi piani c’è anche quello di andare via di casa per frequentare un college dedicato alla settima arte per allontanarsi dal padre (più sociale che social), con il quale ha avuto un bellissimo rapporto di complicità durante l’infanzia, che sembra non comprendere la necessità della figlia di esprimersi attraverso la tecnologia. Infatti, ogni volta che Katie prova a far guardare al padre uno dei suoi video, lui è indifferente. 

Rick Mitchell, il papà di Katie, è un uomo ‘analogico’, ama la natura, non ama nascondersi dietro lo schermo di uno smartphone, preferisce i viaggi in macchina a quelli in aereo e adora conversare durante i pasti e non stare in silenzio a guardare gli altri che si connettono con il mondo della rete anziché con la realtà. Ma un giorno, Rick deve comprendere in fretta i meccanismi della tecnologia. Il sistema operativo informatico PAL (come se fosse Apple o Android) decide di ribellarsi al suo creatore e distruggere l’umanità. Da qui la storia si trasforma in un travolgente e coloratissimo viaggio ‘on the road’ che ha come obiettivo quello di salvare gli essere umani ma anche, e soprattutto, quello di ricostruire un legame e un canale comunicativo comprensibile sia dal padre che dalla figlia.

I MITCHELL CONTRO LE MACCHINE, IL TRAILER 

I MITCHELL CONTRO LE MACCHINE, LA VOCE DEI GIOVANI CHE SI ESPRIMONO CON LA TECNOLOGIA

Leggera, ma non superficiale. Divertente (tanto, anzi, tantissimo). I Mitchell contro le macchine è una commedia per famiglie coloratissima e con una grafica avvincente (per intenderci non come quella dei cartoni per bambini e bambine). Insomma, questo è il cinema che sa intrattenere e che non perde tempo a denunciare con morale da ‘quattro soldi’ problemi del periodo storico che stiamo vivendo, come la dipendenza dalla tecnologia. Ma al contrario, offre spunti di riflessioni su tematiche che fanno parte del nostro oggi. Non invia messaggi o morali ma dà allo spettatore la possibilità di comprendere la nostra quotidianità. 

Se da un lato Rick Mitchell incarna quella generazione riluttante alla tecnologia che crede che l’innovazione sia il male oscuro e che ci stia privando di guardare il mondo con i nostri occhi e di coltivare i rapporti umani “in presenza”, dall’altro Katie Mitchell dà voce a quella generazione che si esprime attraverso la tecnologia perché si sente al sicuro dagli occhi indiscreti dei “giudici seriali”, ovvero quelle persone che non fanno altro che giudicare gli altri senza andare oltre le apparenze.  Grazie al ‘mondo connesso’ Katie ha la possibilità di farsi sentire,  non si sente più invisibile, non deve più giustificarsi per come è fatta e non deve più nascondere la sua creatività esplosiva. 

I Mitchell contro le macchine conquista, intrattiene, travolge e ci scuote. Ci fa vedere un mondo diverso. Una generazione troppo spesso giudicata, come quella dei giovani. Questo film ci prende per mano e ci mostra il potere ‘sano’ della condivisione e della libertà di espressione in rete. Un modo per Katie, ma per tantissimi ragazzi, per dire al mondo “hey ci sono anche io“. La pellicola, però, vuole essere anche una celebrazione dei legami familiari, dell’accettazione di se stessi, della unicità di ognuno di noi che ci rende speciali. 

2021-05-01T10:33:17+02:00