Vittime del terrorismo. Aldo Moro, il caso che fece tremare lo Stato

Il ricordo del presidente DC a 43 dal ritrovamento del corpo a Roma
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“Per quanto riguarda la nostra proposta di uno scambio di prigionieri politici perché venisse sospesa la condanna e Aldo Moro venisse rilasciato, dobbiamo soltanto registrare il chiaro rifiuto della DC. Concludiamo quindi la battaglia iniziata il 16 marzo, eseguendo la sentenza a cui Aldo Moro è stato condannato”. Recitava così, l’ultimo dei nove comunicati scritti dalle Brigate Rosse che registrava il fallimento del tentativo di apertura di una trattativa con lo Stato per il rilascio del presidente della DC Aldo Moro, rapito la mattina del 16 marzo 1978 in via Mario Fani, il giorno in cui il Parlamento avrebbe dovuto votare la fiducia al Governo Andreotti. Una fase, quella che sarebbe cominciata di lì a breve, di “compromesso storico” tra PC e DC e di solidarietà nazionale contro il terrorismo, di cui Aldo Moro era stato uno dei principali  artefici. 

Il rapimento, in cui rimasero uccisi due dei carabinieri della scorta, fece tremare il paese: le attività lavorative vennero sospese così come quelle scolastiche, fino a quando, alle ore 10:10 giunse all’ANSA la telefonata di uno dei componenti delle Br, Valerio Morucci che rivendicava l’azione poco prima compiuta e che l’allora leader del Partito comunista italiano Berlinguer definì  “Un  tentativo estremo di frenare un processo politico positivo”.

 

Le motivazioni per scelta di Moro furono rivendicate nel primo comunicato inviato dai rapitori in cui si specificò che riconosceva in lui: Il gerarca più autorevole, il teorico e lo stratega indiscusso di questo regime democristiano che da trenta anni opprime il popolo italiano”, in piena coerenza con l’obiettivo di costruire uno ‘Stato imperialista delle multinazionali’ ”, da scardinare attraverso la lotta rivoluzionaria, con cui le Br speravano anche di ottenere il controllo della sinistra Italia. 

Ottantasei le lettere che Morò scrisse durante i 55 giorni di prigionia. Oltre quelle dirette a rassicurare la famiglia e quelle rivolte ai principali quotidiani e all’amico Papa Paolo IV, tanti i messaggi sia ai colleghi di partito a cui rimproverava la mancata accettazione della possibilità di uno scambio di prigionieri, che ai comunisti “che non dovevano dimenticare che il drammatico prelevamento è avvenuto mentre si andava alla Camera per la consacrazione del governo che mi ero tanto adoperato a costruire”, sottolineava. 

A quella trattativa proposta dalle Brigate Rosse che avrebbe previsto la liberazione di alcuni terroristi in cambio della vita di Moro, lo Stato decise di non piegarsi, perché ciò avrebbe comportato il  riconoscimento politico. 

Tuttavia, mancava un fronte unico: mentre DC, PLI, PCI E MSI costituivano ‘il fronte della fermezza’, in opposizione a allo scambio e al dialogo con le BR, dall’altro verso emergeva il ‘fronte possibilista’ capeggiato da Bettino Craxi, insieme con i  radicali, la sinistra non comunista e i cattolici progressisti. Lo stesso Papa Paolo VI, rivolgendosi “agli uomini delle Brigate Rosse”, disse pubblicamente “di rendere Moro alla sua famiglia e ai suoi affetti”, ribadendo però, la necessità che questo avvenisse “senza condizioni”.

Alla fine, fu la ‘via della fermezza’ a prevalere, per impedire che lo Stato mostrasse di essersi arreso alle BR e di aver rinunciato all’applicazione della certezza della pena.

Nemmeno dentro alle BR, esisteva un’unica linea di azione,  e la decisione di uccidere il leader della DC fu presa a maggioranza. Secondo le ricostruzioni fornite dai terroristi durante il processo,  alle prime ore della mattina del 9 maggio, al termine di quel  “Processo del popolo” che aveva visto Moro per 55 come unico imputato, il politico fu fatto alzare con la scusa di essere trasferito in un altro covo. Ma dopo essere stato fatto salire dentro il portabagagli di una Renault 4 rossa rubata mesi prima, Mario Moretti, inflisse 11 colpi di pistola a Moro, finendolo definitivamente. 

In una chiamata rivolta a uno degli amici di Moro, e intercettata subito dai carabinieri, si annunciava l’omicidio del parlamentare e si indicava il punto in cui si sarebbe potuto rivenire il corpo. La Renault Rossa venne trovata a via Caetani, a 150 metri  da Piazza del Gesù, sede della DC e da Piazza delle Botteghe Oscure che ospitava, invece, la sede del partito comunista italiano: i due partiti che per salvare lo stato, sacrificarono un loro uomo. 

 

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Autore: Redazione Diregiovani
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