Lotta a terrorismo e mafia, gli istituti costruttori di legalità

I lavori prodotti da studenti e studentesse durante il percorso, promosso in collaborazione con l'agenzia di stampa Dire, 'A un passo dal coraggio', è stato presentato proprio stamane in diretta sul canale Youtube di Diregiovani
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ROMA – “Vogliamo fare un passo avanti rispetto alla memoria perché diventi testimonianza e impegno quotidiano. È davvero significativo per noi che il giorno delle vittime del terrorismo nazionale e internazionale sia il 9 maggio, giorno in cui ricordiamo Aldo Moro e Peppino Impastato. Noi vogliamo essere costruttori di legalità per lo Stato”. A parlare è Chiara Di Prima, dirigente scolastica del liceo ‘Galilei’ di Palermo. Il liceo – che oggi gestisce Radio 100 passi, eredità di Radio Aut di Impastato e che, sin dai primi anni ’80, è tra i licei palermitani più attivi nelle mobilitazioni contro la mafia, quando gli studenti occupavano le piazze e, negli stessi anni, quando la scuola siciliana ha iniziato per prima, in tutta Italia, a far studiare il fenomeno mafioso – è l’istituto capofila di un progetto sullo studio e la memoria del terrorismo e della mafia.

I lavori prodotti da studenti e studentesse durante il percorso, promosso in collaborazione con l’agenzia di stampa Dire, ‘A un passo dal coraggio’, (questo il nome del progetto) è stato presentato proprio stamane in diretta sul canale Youtube di Diregiovani. Insieme a loro, anche istituti di altre città d’Italia che negli anni si sono spesi nella riflessione su questi temi. Al ‘Galilei’, quindi, studenti e studentesse hanno studiato la figura e il ruolo dello statista Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse, il cui corpo è stato rinvenuto proprio il 9 maggio 1978, come ricordava la preside Di Prima, in via Fani a Roma. Ma, in collaborazione con la Dire, ragazzi e ragazze hanno ragionato di giornalismo d’inchiesta e affrontato la storia di Mario Francese, cronista giudiziario del Giornale di Sicilia, ucciso da Cosa nostra il 26 gennaio 1979 per le sue intuizioni sull’ascesa violenta dei corleonesi di Totò Riina.

Attenzione anche per il ruolo della donna nella storia della mafia e della lotta alla mafia con lo studio di alcune figure come le boss Nunzia Graviano e Mariangela Di Trapani e le vittime innocenti (“simbolo di donne amanti della legalità” dice la studentessa) Emanuela Loi ed Emanuela Setti Carraro, la prima agente di scorta di Paolo Borsellino vittima a sua volta dell’attentato di via d’Amelio, la seconda moglie del prefetto di Palermo Carlo Alberto dalla Chiesa, uccisi insieme all’agente Domenico Russo il 3 settembre 1982. Non solo storia ma anche attualità: un sondaggio, curato da una maturanda, per rilevare opinioni e percezioni di coetanei del sud rispetto “al binomio discriminatorio sud=mafia che ancora ci penalizza”.

Ancora ‘mafia’ all’istituto superiore ‘Salvini’ di Roma dove un gruppo di studenti ha studiato la storia del giudice di Canicattì, beatificato ieri da Papa Francesco, Rosario Livatino. Da un “giudice ragazzino” – etichetta coniata dall’ex premier Francesco Cossiga – a un altro giudice che cadde in servizio perché pubblica accusa nei processi contro Ordine Nuovo. Vittorio Occorsio è stato ucciso a Roma il 10 luglio del 1976 durante i cosiddetti ‘anni di piombo’ che il ‘Salvini’ ha quindi studiato. “Un’opportunità unica per noi ascoltare le testimonianze dei figli- raccontano gli studenti che hanno incontrato Eugenio e Susanna Occorsio nell’ambito di una convenzione siglata col ministero dell’Università e la fondazione che porta il nome del magistrato- ci ha toccato molto e li vogliamo ringraziare per aver condiviso con noi un dolore così forte. Ci hanno insegnato che il perdono deve essere l’unico strumento per combattere l’odio”.

Terza ma non ultima partecipante alla diretta di Diregiovani, la scuola primaria dell’istituto comprensivo ‘Rastignano’ di Pianoro (nel bolognese) che, proprio ieri, è stata eletta vincitrice del concorso ‘Tracce di memoria’ indetto dal ministero dell’Istruzione, in collaborazione con il ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo e il Centro documentazione Archivio Flamigni. Con il loro progetto ‘Gocce di memoria’, la 5A della ‘Montalcini’ ha onorato le vittime della strage del 2 agosto 1980 mettendo in scena, prima della pandemia, uno spettacolo in un’ambientazione speciale: la sala d’attesa della stazione di Bologna. 200 feriti e 85 morti, di cui 5 bambini: questi i numeri della bomba terroristica delle 10.25 che un’altra classe dell’istituto ha trasformato in fiori di carta colorata e stelle gialle e bianche “per prendere coscienza dell’entità della strage e conservarne per sempre la memoria” ha spiegato la maestra Lucia Boldrini. “Abbiamo provato tristezza per i morti e rabbia per la bomba e ci siamo commossi ad ascoltare il testimone Agide Melloni- raccontano i bambini- Sono cose da sapere e da ricordare, le loro vite sono legate alle nostre”.

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Autore: Martina Mazzeo
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