Gerusalemme, ancora sangue negli scontri. Tanti i giovani feriti

Diversi gli appelli per fermare l'escalation di violenze: dall'Onu a Unicef e Save the Children fino alla lettera di Luisa Morgantini

ROMA – Sangue e violenza sono protagonisti da giorni nelle strade di Gerusalemme dove si susseguono gli scontri tra le forze dell’ordine israeliane e i cittadini palestinesi, che manifestano nella zona delle moschee per gli sfratti di alcune famiglie del quartiere Sheik Jarrah. Ieri sera, un raid aereo condotto dall’aviazione israeliana su Gaza City avrebbe ucciso almeno 20 palestinesi e tra questi ci sarebbero anche dei minori. A renderlo noto è la ministra della Salute Mai al-Kaila. Ad intervenire è stato anche  il portavoce dell’Ufficio dell’Onu per i diritti umani (Ohchr), Robert Colville, che venerdì in un comunicato ha affermato che Gerusalemme est è “parte dei Territori palestinesi occupati” e che “vi vige la legge umanitaria internazionale” che “la forza occupante deve rispettare”. Dunque Israele, ha affermato Colville, “non può confiscare proprietà private in queste aree”. Secondo il portavoce dell’Ufficio dell’Onu, le leggi che implicano gli sgomberi “vengono applicate in modo intrinsecamente discriminatorio solo sulla base della nazionalità dei cittadini coinvolti“.

Gerusalemme, l’appello di Save the Children e Unicef per i minori palestinesi

Molti sono i ragazzi e le ragazze palestinesi scesi in strada per rivendicare la loro libertà e per farlo alcuni hanno perso la vita. A commentare l’escalation di violenza di queste ultime ore è Jason Lee, Direttore di Save the Children nei Territori Occupati della Palestina: “Mentre le tensioni continuano a salire a Gerusalemme, stiamo ancora una volta assistendo al coinvolgimento di bambini nelle violenze. Temiamo infatti che vi siano bambini tra le oltre 300 persone ferite ad Al Aqsa, poiché già 37 minori sarebbero stati feriti o detenuti negli scontri negli ultimi due giorni. Le cicatrici fisiche ed emotive che portano oggi possono durare per tutta la vita. A meno che non ci sia una riduzione immediata dell’escalation, temiamo che molti altri bambini potrebbero essere feriti o uccisi nei prossimi giorni. Tutte le parti assicurino che i bambini non siano presi di mira. Le autorità israeliane dovrebbero esercitare la massima moderazione, astenersi dall’usare la violenza contro i bambini e rilasciare coloro che sono stati detenuti. Gli autori della violenza devono essere ritenuti responsabili e assicurati alla giustizia”.

“Negli ultimi giorni, 29 bambini palestinesi sono stati feriti a Gerusalemme Est, anche nella Città Vecchia e nel quartiere di Sheikh Jarrah. Otto minorenni palestinesi sono stati nel frattempo arrestati. Tra i feriti, anche un bambino di un anno. Alcuni bambini, che sono stati portati in ospedale per essere curati, avevano ferite alla testa e alla spina dorsale”. Lo denunciano in un comunicato Ted Chaiban, Direttore regionale dell’Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa, e Lucia Elmi, Rappresentante speciale dell’Unicef nello Stato di Palestina. (…)L’Unicef esorta le autorità israeliane ad astenersi dall’uso della violenza contro i bambini e a rilasciare tutti i minorenni detenuti. La detenzione dei minorenni è una soluzione di ultima istanza e dovrebbe essere usata per il minor tempo possibile. (…)Chiediamo a tutte le parti coinvolte, ovunque esse siano, di prevenire qualsiasi ulteriore escalation e di proteggere tutti i civili, specialmente i bambini”.

La lettera di Luisa Morgantini: “Le case di Sheik Jarrah appartengono ai palestinesi”

Gerusalemme Est è occupata militarmente da Israele fin dal Giugno 1967 e dovrebbe essere una città condivisa per due popoli e due stati. Ma Gerusalemme continua ad essere militarmente occupata ed i palestinesi di Gerusalemme non hanno un passaporto, sono considerati residenti temporanei nelle loro case, non vengono concessi permessi loro permessi di costruire nuove case, da anni vengono scacciati e deportati”. Inizia così la lettera inviata agli organi della stampa di Luisa Morgantini, presidente di AssopacePalestina ed ex vicepresidente del Parlamento Europeo.

(…)Nelle corrispondenze da Gerusalemme si parla della protesta dei palestinesi per “case contese”, nei documenti e nella realtà le case dalle quali le famiglie palestinesi sono state evacuate o che stanno per essere evacuati da Sheik Jarrah sono di loro proprietà. Erano state costruite dall’ Unrwa per i profughi palestinesi che si sono riversati su Gerusalemme Est dopo che erano stati cacciati da quella che fino al 14 maggio 1948, data della fondazione dello Stato d’Israele, si chiamava Palestina.

La rivolta di Sheik Jarrah è una rivolta contro l’occupazione militare israeliana, è una rivolta non solo per non essere cacciati dalle loro case ma per riuscire ad essere liberi cittadini nella loro terra e non ospiti che possono essere cacciati ad ogni momento, e scalda l’anima sapere che giovani e non giovani israeliani a Sheik Jarrah, sono al fianco dei palestinesi per dire no all’occupazione e ai coloni .

Perchè non raccontate chi sono i coloni? Delle loro aggressioni quotidiane contro le persone, le case, le greggi, gli alberi, del furto di terra, acqua risorse in tutta la Cisgiordania, eppure le notizie ci sono , sono su tutti i social e nei documenti ufficiali delle Nazioni Unite. Perchè non dite che nel parlamento israeliano sono entrati estremisti fondamentalisti che sostengono che i palestinesi devono essere tutti cacciati per far posto alla grande Israele. Perchè non raccontate degli arresti e abusi dei minori, delle migliaia di palestinesi incarcerati, della pratica della detenzione amministrativa. Perchè non trasmettete le immagini della violenza dei soldati contro pacifici manifestanti o delle incursioni notturne nelle case. Perchè non mostrate film e documentari di registi palestinesi ma anche israeliani e internazionali. Potrei continuare all’infinito sulle ingiustizie subite dai palestinesi”. 

2021-05-11T13:49:13+02:00