Al liceo Ripetta di Roma si lotta per ‘un altro genere di scuola’

Per una scuola più inclusiva al servizio della comunità: per questo si sono riuniti oggi gli studenti e le studentesse in occasione della giornata Internazionale contro l'Omofobia
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ROMA – Per una scuola piu’ inclusiva al servizio della comunita’: per questo si sono riuniti oggi gli studenti e le studentesse, insieme ai rappresentati di Gay Center, Gay Help Line e Rete degli Studenti Medi del Lazio, davanti al cancello del liceo ‘Ripetta‘ di Roma in occasione della giornata Internazionale contro l’Omofobia, la Bifobia, e la Transfobia.
Una richiesta corale che sente la necessita’ di volere ‘Un altro genere di scuola’ e che – oltre a metterlo per iscritto – e’ il nome del percorso da intraprendere e il traguardo da raggiungere in un Paese che sta aprendo gli occhi sull’auspicato percorso LGBT+ e i suoi diritti.
L’obiettivo di questo percorso condiviso continua a partire da qui, inserendo come prima attivita’ la carriera alias degli studenti siccome il liceo Ripetta è il primo istituto superiore di Roma ad aver approvato il protocollo alias a Roma grazie al lavoro aprifila del SAIFIP” racconta Elsa Rallo della Rete degli Studenti Medi Lazio.
E cosi’ si ricomincia dalla scuola. D’altronde il contesto scolastico e’ il luogo in cui tutti gli studenti si devono sentire inclusi in qualsiasi modo e dal quale si attinge per il cambiamento della societa’ attuale, se non quella futura: “Quello che noi vogliamo fare, infatti, e’ metterci a disposizione della comunita’ studentesca. Vogliamo dire che siamo qui per loro!” spiega Pietro Turano, attore e portavoce di Gay Center. Un grande passo avanti che pero’ non trova appoggio nei dati italiani del momento che “il Gay Europe, ad esempio, ha dichiarato che nel 2021 l’Italia e’ scesa al 35esimo posto in Europa per la tutela dei diritti umani e delle persone LGBT+ e in questi giorni io mi sono confrontato- continua l’attore di Skam- con l’ambasciata dei Paesi Bassi del Belgio in cui in tutte le scuole di ordine e grado sono previsti obbligatoriamente percorsi di formazione inclusivi sull’affettivita’, sull’educazione sessuale, e soprattutto tutele. In Italia questo e’ impensabile: come se stessimo parlando di temi che non si possono raccontare.
È fondamentale, invece, formare i piu’ giovani che hanno bisogno di riferimenti e che purtroppo crescono in un modello culturale che non spiega nulla” ma che oggi, invece, occupa un ruolo centrale anche grazie a loro.

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Autore: Redazione Diregiovani
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