Gli studenti della Sapienza chiedono “una didattica transfemminista, queer, antirazzista e antifascista”

Un pride inclusivo e radicale, che ha sfilato oggi per i viali della città universitaria, per rivendicare pari diritti e visibilità per tutti

ROMA – Un pride inclusivo e radicale, che ha sfilato oggi per i viali della città universitaria della Sapienza, per rivendicare pari diritti e visibilità per tutti gli studenti e le studentesse. “La Sapienza, nonostante si faccia capolista nella lotta alle disuguaglianze, di fatto è ancora fortemente piena di dinamiche che rendono alla nostra comunità la vita molto difficile– dichiara Thomas Clist, del collettivo Prisma– A partire da episodi di discriminazione omofobe da parte dei docenti, alla carriera Alias ancora patologgizzante per arrivare ad alcune scelte fortemente contestate da tante associazioni LGBTQIA+ come la nomina della consigliera di Fiducia Simonetta Matone, questione su cui la Rettrice Antonella Polimeni non ha mai scelto di esprimersi. Per questo abbiamo bisogno del Pride, perché esistiamo e vogliamo ricordarlo”.

La Rettrice il 17 maggio, giornata internazionale contro l’omolesbobitransiafobia avrebbe organizzato il seminario ‘Sapienza per la pari dignità e contro le disuguaglianze’ per mettere in luce la tematica. Senza però, accusano i manifestanti, coinvolgere né le studentesse e gli studenti, né l’unico collettivo LGBTQIA+ dell’Università. Quindi un seminario che parla agli studenti, senza coinvolgere chi di loro effettivamente vive le discriminazioni.

“Rifiutiamo l’ottica proposta in questo momento dalla Sapienza, che vorrebbe ridurre la lotta del movimento LGBTQIA+ solo ad un tentativo di conquista di diritti civili, e tantomeno accettiamo l’idea che questo aspetto sia l’unico considerato per la formazione di studenti e studentesse– dichiara Lucia Scaldarella, Coordinatrice di Link Sapienza- Il Festival LGBTQIA+ e il Sapienza Pride sono necessari nel momento in cui l’università prova ad appiattire le istanze che la comunità richiede a gran voce. Soprattutto, in una fase in cui l’università risulta essere un luogo chiuso, inattraversabile e difficilmente agibile. Dopo un anno di cancellazione dei nostri corpi, abbiamo bisogno di riprendere ad attraversarli, autotutelandoci, perché il distanziamento fisico non deve essere anche sociale e l’università senza le e gli studenti non può esistere”.

Anche il collettivo Taboo si è unito alla costruzione del Festival e del Sapienza Pride: “Come collettivo transfemminsita e femminista intersezionale crediamo necessario un ripensamento della didattica in università– hanno scritto nel comunicato- In quest’anno abbiamo costruito un piano che fosse di contrasto alle violenze, ma la risposta dell’università è stata solo parziale e superficiale. Saperi liberi e istruzione sono gli unici strumenti per cambiare tutto, passando soprattutto dal riconoscere ogni violenza su subalternità e identità non conformi come sistemica. Vogliamo una didattica transfemminista, queer, antirazzista e antifascista perché partire dalla formazione è indispensabile”.









2021-05-21T17:02:09+02:00