Droghe. Interventi sul campo, primo soccorso e analisi del campo: ecco cos’è la riduzione del danno

Una rete di prevenzione locale e internazionale

BOLOGNA – Nel discorso che riguarda l’uso di sostanze psicoattive ed eventualmente la dipendenza da queste esiste una filosofia, che è anche una prassi ormai consolidata da anni ma poco conosciuta dai non addetti ai lavori: si chiama ‘riduzione del danno’. Questo approccio mira principalmente a ridurre le conseguenze negative legate all’uso di una sostanza dando priorità al sostegno alle persone, alle famiglie e alle comunità piuttosto che concentrarsi sull’astensione come unico obiettivo possibile.

Nel nostro paese esiste un coordinamento nazionale, Itardd, m.facebook.com/itarrd/ che fa capo a livello europeo all’IHRA (International Harm Reduction Association), di cui fa parte anche il progetto bolognese Lab57-Alchemica, un laboratorio che si propone di fornire supporto informativo, ascolto psicologico e primo soccorso alle persone che ne hanno necessità, prevenendo le conseguenze dannose provocate dall’abuso di sostanze psicoattive legali ed illegali o più in generale da comportamenti e stili vita a rischio.

Attivi sul territorio da più di 20 anni, i volontari del Lab57 tengono regolarmente formazioni, stage, docenze professionali per medici, professori universitari, psicologi, tossicologi, educatori e operatori specializzati in riduzione dei rischi, oltre a interventi nel mondo giovanile in tutta Europa. Grazie anche a un primo finanziamento da parte dell’Asl Bologna nel 2000-2001, il progetto ha potuto allargarsi a nuovi contributi culturali e professionali fra cui etnobotanici, chimici, storici, rappresentanti di culture tradizionali come i Nativi Americani.

Il Lab57 ha inoltre contribuito alla creazione del Coordinamento Regionale delle Unità di Strada, di cui fa parte dal 2003, istituito dalla Regione Emilia Romagna per intervenire negli eventi giovanili con grande affluenza di pubblico e che comprende tutte le equipes di servizi di riduzione del danno che lavorano in regione. Dal 1998 a oggi è stabilmente all’interno delle più vaste e articolate reti italiane ed europee di riduzione del danno ed è convenzionato con Alma Mater Studiorum Università di Bologna per stage e tirocini.

Massimo Lorenzani, membro attivo del progetto, spiega che cosa significa concretamente fare riduzione del danno e in quale contesto si inserisce questo tipo di intervento, ma prima di tutto quali sono gli strumenti utilizzati per praticarla, iniziando dal drop-in: “Il drop-in– spiega Lorenzani- è uno degli strumenti con cui si lavora. Si tratta di un servizio cosiddetto ‘a bassa soglia’ e sono strutture in ambito metropolitano dedicate ad accogliere persone in difficoltà. Solitamente erano indirizzati ai tossicodipendenti, in particolare agli eroinomani, ma in realtà possono raccogliere tante persone che vivono in condizioni di povertà, di marginalità, con malattie. Ad esempio la riduzione del danno è nata come approccio per curare e per aiutare persone con HIV, cercando di evitare che i tossicodipendenti che vivono in strada possano ammalarsi di più e affliggere di più la comunità scambiandosi siringhe”.

In conclusione, spiega Lorenzani “i drop in servono proprio a questo, a evitare che le siringhe usate vengano abbandonate per strada: in questi centri vengono infatti raccolte e vengono fornite siringhe pulite e materiali sterili in modo che le persone non si passino malattie; in modo che possano curarsi e che possano avere un percorso d’integrazione, senza reprimerli direttamente. Anche perché in strada vivono persone che magari vengono dall’estero, che sono marginalizzate e discriminate, quindi tutto questo aiuta tutta la comunità, non solo le persone che vivono in strada. Purtroppo a Bologna il Drop-in è stato chiuso inspiegabilmente nel 2006 con gravi ripercussioni sulla vivibilità di tutto centro cittadino”.

L’aspetto che riguarda la dignità delle persone è fondamentale per chi fa riduzione del danno e in maniera peculiare contraddistingue questo tipo di approccio da quelli che hanno invece un’impostazione proibizionista. “Le sostanze possono essere definite legali o illegali dipendentemente dal contesto politico– chiarisce Lorenzani- sostanze come il tabacco e il caffè o anche l’alcool erano considerate illegali ed erano definite droga, venivano represse con l’uso della forza causando migliaia di morti se pensiamo al Nord America ad esempio. Pensiamo ad esempio a sostanze che sono integrate nella nostra società come l’alcool, di cui nessuno pretende che ne venga cancellato l’uso perché è diventato un pilastro della nostra economia e anche a livello culturale l’uso di alcol è accettato. Ma sappiamo benissimo che l’impatto dell’alcol sulla salute delle persone è enorme: dopo il tabacco è la sostanza che crea più morti e più danni in assoluto. Eppure tutti sappiamo che un uso moderato di alcol non crea nessun problema. E questo noi e chi fa riduzione del danno lo applica a tutte le altre sostanze”.

Per chiarire completamente questo aspetto, è stata creata nel 2014 la carta dei diritti delle persone che usano sostanze, che, spiega Lorenzani “è una carta italiana firmata Genova con Don Gallo e con tutti i servizi e le associazioni di riduzione del danno nazionali e le cooperative che hanno hanno firmato. La si può trovare sul nostro sito e riassume un po’ tutti i principi generali dell’intervento di riduzione del danno”.

Nella Carta si legge che ‘La dignità delle persone e i diritti umani fondamentali sono ineliminabili e inviolabili, indipendentemente dai comportamenti e dalle condizioni di vita dei singoli individui. Nessuna norma o trattamento in contrasto con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani può essere applicato nei confronti di una persona a causa dell’uso di sostanze’. Nel documento sono inoltre affrontati tanti altri temi, quali il diritto alla salute, il diritto all’abitare e il diritto a un lavoro regolare ma anche la detenzione e la discriminazione all’interno delle strutture sanitarie.

2021-06-25T11:54:10+02:00