Mahmood: “Dopo Sanremo non mi riconoscevo, in Ghettolimpo mi ritrovo”

Il cantautore torna con il suo secondo disco tra viaggi intorno al mondo, mitologia greca e una dedica alle sue radici sarde. L'intervista
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ROMA – A due anni di distanza dal suo album di debutto ‘Gioventù bruciata’ e dopo le esperienze del Festival di Sanremo e dell’Eurovision Song Contest, Mahmood torna con un nuovo progetto. È su tutte le piattaforme ‘Ghettolimpo’, il disco che lo stesso cantautore definisce ai microfoni di Diregiovani quello “dei miei 28 anni”. Perché, se nel precedente lavoro, il cantautore milanese raccontava il suo passato, in questo ci sono molti dei viaggi fatti grazie alla musica prima della pandemia.

L’INTERVISTA ↓

E non è un caso se, scorrendo la tracklist, è facile essere trasportati idealmente da Milano al Medio Oriente, passando dai paesaggi più esotici a quelli più urban delle grandi metropoli. Si va in Africa in ‘Baci dalla Tunisia’, in Francia in ‘Karma’, in Sardegna in ’T’amo’, solo per citare alcuni brani della tracklist che vede le collaborazioni di Elisa, Woodkid, Sfera Ebbasta e Feid.

“Sono molto orgoglioso di questo disco- dice Mahmood- perché rappresenta una parte della vita che ho vissuto negli ultimi due anni e mezzo e lo sento molto mio nonostante lo abbia scritto tanto tempo fa. Ancora oggi riascolto i pezzi e non mi stanco”.

Dal ghetto all’Olimpo: un album di “passaggio”

Idealmente ‘Ghettolimpo’ è un album di passaggio frutto del cambiamento vissuto dall’artista, al secolo Alessandro Mahmoud. Da ‘ragazzo di periferia’, parafrasando una sua collega, a star internazionale amata anche fuori dai confini nostrani. Un successo quello ottenuto dopo l’Eurovision che ha stravolto la vita del 28enne.

E per spiegare quel periodo, Mahmood usa il mito di Narciso, che poi ha anche ispirato la cover del disco.

“Lui- dice a tal proposito- si guarda nel riflesso e si piace tantissimo tant’è che muore guardano quel riflesso, io mi guardo e non mi riconosco più. È un Narciso al contrario il mio ed è quello che mi è successo negli ultimi due anni. Tutti mi vedevano in un modo ma io continuavo a vedermi come quello di prima”.

La passione per la mitologia

La mitologia greca è, tra l’altro, uno dei fili conduttori di questo progetto.

“È un mondo che mi ha sempre appassionato sin da quando sono piccolo- continua- ma il concept del disco è uscito quasi per gioco nel testo di ‘Rapide’ (uno dei singoli, ndr) quando dico ‘Il ricordo è peggio dell’Ade’. Volevo paragonare la cosa più brutta agli Inferi della mitologia”.

Da qui scaturiscono tutta una serie di citazioni che passano dalla traccia d’apertura, ‘Dei’, a quella di chiusura, ‘Icaro è libero’. In mezzo la title track, ‘Ghettolimpo’. Un titolo che è un vero e proprio neologismo che Mahmood usa per spiegare il punto di incontro tra “l’Olimpo e la quotidianità”.

Un tuffo nelle origini sarde di Mahmood: “Il nucleo base del disco”

Una realtà quest’ultima fatta anche di tanti momenti personali vissuti accanto alla mamma, che per la prima volta viene cantata dall’artista. In ’T’amo’ la dedica emozionante in cui Mahmood ha voluto inserire il brano sardo più celebre, ‘No potho reposare’, nel ritornello.

Poi l’esperimento di far cantare nel pezzo il coro femminile di Orosei (le Intrempas), di cui fa parte anche la cugina Antonellina.

“Ci siamo ritrovati in 40 in studio tra bambine, signore e ragazze- ricorda Mahmood- e devo dire che è stato molto bello. Era la prima volta che registravamo un coro, non c’erano le cuffie per tutte ma alla fine il risultato è stato quello che volevamo ed è quasi come fosse una preghiera”.

È la canzone che ha fatto piangere la mamma al primo ascolto e “Il nucleo base del disco perché rappresenta la mia nascita, le mie radici. Non avevo mai scritto un pezzo per mia madre o raccontato le mie origini sarde eppure sono quelle a cui sono più legato. A casa parlo sardo di base”.  E nel percorso di musicista l’insegnamento più grande resta quello della mamma: “Non dare niente per scontato”. 

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Autore: Giusy Mercadante
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