Droghe, al Dipartimento Dipendenze di Napoli si lavora con modello drug-set-setting

Il direttore: "Intervento sulla persona nel suo complesso"

NAPOLI – “Norman E. Zinberg nel 1984 coniò un postulato scientifico, quello di drug-set-setting proprio per dire che non c’è solo la molecola, ma anche l’interazione con il tipo di persona e di personalità e la fase di vita particolare”. A spiegarlo è Gennaro Pastore, direttore del Dipartimento Dipendenze dell’Asl Napoli 1 Centro.

“Noi non leggiamo il meccanismo della dipendenza in maniera univoca- afferma il Direttore- ma sempre in relazione alla persona. E questo imposta anche il nostro modo di lavorare. Non pensiamo che l’intervento sulle dipendenze debba essere concentrato solo sugli aspetti che la molecola ha creato. Lavoriamo anche sulla persona per accoglierla e comprendere quali sono gli aspetti funzionali che l’hanno portata a fermarsi sull’uso di droga. Così da permettere lo sviluppo di strategie di controllo e recupero delle proprie risorse, delle proprie abilità sociali. Poi c’è la parte del contesto. Dopo il lavoro medico, psicologico e psicoterapeutico, c’è quindi un accompagnamento al reinserimento nel contesto sociale, lavorativo (con borse-lavoro, tirocini)”.

Nel corso dell’intervista con diregiovani.it, Pastore descrive nel dettaglio l’articolazione del Dipartimento di cui è Direttore. “C’è un primo livello che è costituito dai SerD – servizi per le dipendenze – una volta chiamati SerT. Sono preposti alla presa in carico di soggetti che presentano problematiche per il consumo di sostanze psicoattive. Dopo questo livello, abbiamo dei servizi innovativi, come l’Unità di strada e drop in che si rivolge a quella porzione di cittadinanza più marginale, quindi persone come i senza fissa dimora, i migranti e individui al limite dell’esclusione sociale”.

“Il servizio va incontro a questo tipo di utenza. L’Unità gira per la città ad intercettare questi soggetti per attivare un primissimo livello di presa in carico sui bisogni primari. Cerchiamo con questi interventi di offrire a soggetti che sono ancora in fase di consumo attivo (e che non vogliono smettere) una serie di presidi affinché siano limitati i danni. C’è quindi- prosegue- la classica operazione di scambio siringhe, ma consegniamo anche profilattici e panini. Abbiamo poi un altro servizio innovativo. Si tratta dell’Unità operativa nuovi modelli di consumo. Oggi il fenomeno del consumo di sostanze non è legato solo agli aspetti marginali. C’è un consumo che coinvolge la parte di cittadinanza più integrata. Mi riferisco a quella parte di popolazione giovanile che rispetto all’alcool e rispetto a un certo tipo di nuove sostanze è comunque interessata dal fenomeno, senza presentare dei veri e propri stati di dipendenza, ma con situazioni di problematicità latente. Infine, ci sono due poli cittadini per la presa in carico di soggetti con disturbo da gioco d’azzardo. Insomma, il dipartimento ha cercato di organizzare diversi tipi di risposta in base ai bisogni specifici della cittadinanza”.

Il Direttore ricorda poi che l’utilizzo del termine ‘sostanze psicoattive’ sarebbe da preferire a quello di ‘droga’ “perché non esistono soltanto le droghe mediaticamente più note come la cocaina o l’eroina. Pensiamo anche all’alcool o ai farmaci”.

2021-06-16T08:36:14+02:00