All’IC Garibaldi di Salemi alunni intervistano arte-terapeuta Serena Robazza

"Quando lavoro con le scuole, quello che mi piace di più siete voi, mi date tantissimo"

TRAPANI – Un percorso sull’arte durato tre mesi, quello svolto dalla scenografa ed arte-terapeuta romana Serena Robazza con gli alunni e le alunne di V elementare, dell’istituto comprensivo ‘Garibaldi’ di Salemi e Gibellina (Trapani). Il progetto ‘L’arte del fumetto’, nato su iniziativa della scuola siciliana, guidata dal dirigente scolastico Salvino Amico, in collaborazione con l’Istituto di Ortofonologia di Roma e l’agenzia di stampa Dire, si è concluso nei giorni scorsi con la presentazione dei fumetti realizzati dai piccoli partecipanti e la consegna degli attestati.

I bambini, riuniti nell’aula magna del plesso centrale di Salemi, supportati dalla loro docente Linda Tranchida ed in presenza degli esperti Dire, hanno intervistato l’artista, collegata online.

Serena, che studi hai fatto per diventare scenografa?

“Ho studiato per anni. Ho frequentato il liceo artistico e, per circa un decennio, decorazione con un maestro”.

Come hai deciso di diventare anche arte-terapeuta? In che cosa consiste il tuo lavoro?

“Ho deciso di diventare arte-terapeuta, quando ho capito che l’arte è bella da un punto di vista estetico, ma che può, soprattutto, aiutare le persone dal punto di vista psicologico e nella comunicazione. L’arte è anche terapeutica, si serve dei materiali artistici e, a volte, delle parole”.

Quando hai scoperto la tua passione per l’arte?

“Mi piace disegnare da quando ho memoria. Quand’ero piccola, la sera, ricopiavo gli animali dall’enciclopedia che avevamo a casa. All’età di 7 anni, mia madre mi regalò un libro su Van Gogh, mi appassionò tantissimo ed iniziai a riprodurre le sue opere. Non ho più smesso di disegnare”.

Qual è la corrente artistica che preferisci? 

“Mi piace molto l’impressionismo, i colori degli impressionisti sono densi, brillanti. Li utilizzavano in un modo che mi emoziona”.

Chi è il tuo artista preferito?

“Sono due, il primo è Van Gogh, anche per motivi affettivi, l’altro è Jean-Michel Basquiat, un artista statunitense contemporaneo della pop-art, fu writer e pittore. Nato come graffitaro, Basquiat iniziò dipingendo sui muri delle aree metropolitane. Usava i colori in modo primitivo ed istintivo, disegnava in modo stilizzato, tutto questo mi piace molto”.

Che cosa ti piace di più del tuo lavoro? Che cosa ti piace di meno?

“Quando lavoro con le scuole, quello che mi piace di più siete voi, mi date tantissimo ed apprendo molto anch’io. Quello che mi piace di meno, forse, è che devo avere sempre molta energia nel condurre laboratori, trasmettere passioni e competenze. A volte, mi piacerebbe essere di nuovo io l’allieva”.

Quali sono i colori che usi di più? Che cosa ti trasmettono?

“Inizialmente usavo solo la matita; di rado, il rosso. Intorno ai miei 20 anni, ho conosciuto il mio maestro d’arte, il pittore Gianluigi Bassanello, che mi ha insegnato anche ad usare tutti i colori. Il tono che mi attira di più è l’azzurro, mi ricorda il mare e mi rilassa”.

2021-07-08T18:19:26+02:00