L’Italia sulla sonda Nasa con Liciacube per catturare lo schianto sull’asteroide

Il microsatellite LiciaCube, costruito a Torino da Argotec, volerà sulla missione Dart

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Houston chiama, l’Italia risponde: ci saremo anche noi a fianco della NASA nell’ambiziosa missione Dart che mira a deviare la rotta degli asteroidi. Lo scopo, come nel più classico dei film di fantascienza, è difendere la Terra. Se la missione Dart infatti riuscirà, vorrà dire che potremo salvare il nostro pianeta da un qualsiasi asteroide che, in futuro, sarà destinato a centrarlo.

Per fortuna, al momento non esiste nessuna minaccia di questo tipo, ma è sempre bene essere pronti alla difesa interplanetaria. Per questo gli americani hanno deciso di provare a deviare la rotta dell’asteroide Dydimos, un pacifico corpo celeste che transita a 11 milioni di km dalla Terra. Per deviarne la traiettoria, la sonda Dart, molto semplicemente, gli si schianterà addosso. E noi italiani documenteremo il tutto, grazie al microsatellite LICIACube che, poco prima dell’impatto tra Dart e Dydimos, uscirà da un portellone della navicella NASA per scattare le foto dello schianto.

Queste foto saranno fondamentali per capire di che materiale è fatto l’asteroide: dal modo in cui i detriti fuoriusciranno da Dydimos, dopo l’impatto con la sonda Dart, ne potremo infatti capire la composizione. Non solo, se dopo lo schianto con Dydimos la sonda Dart smetterà ovviamente di funzionare, LICIACube farà un volo intorno all’asteroide per fotografarne il retro e capire meglio la forma di questo corpo celeste che dista dalla Terra circa trenta volte la distanza che ci separa dalla Luna. Infatti mentre la Luna è chiaramente distinguibile a occhio nudo, l’asteroide Dydimos è visibile soltanto con un telescopio.

Se la difesa interplanetaria è lo scopo principale, la missione Dart non si ferma qui e mira, come ci spiega il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Giorgio Saccoccia, alla raccolta di dati scientifici che ci dicano qualcosa in più sugli asteroidi.

“La missione LICIACube fa parte di un progetto più grande della NASA che vuole studiare gli effetti dell’impatto di un satellite artificiale sulla traiettoria di un corpo satellite, in questo caso un asteroide. Ci sono contenuti di interesse scientifico in un tipo di missione di questo tipo, perché, come potete immaginare, impattando sulla superficie la sonda solleverà del materiale che potrà essere analizzato, e questo servirà a capire meglio la composizione di questi oggetti. Ma lo scopo principale di quella missione è quello effettivamente di valutare le conseguenze di un impatto di un corpo artificiale su un corpo naturale, perché eventualmente un giorno, in caso di possibili minacce, sappiamo che sono remote ma la probabilità non è zero, dalla Terra, avendo raggiunto uno sviluppo tecnologico importante, si possa pensare di proteggerci deviando un corpo celeste la cui traiettoria può arrivare a collidere col nostro pianeta”. 

Gli asteroidi per noi rimangono ancora un punto invisibile nel cielo, se non ci dotiamo di un telescopio. Per adesso sappiamo che hanno delle caratteristiche primitive e che conoscerli meglio vorrebbe dire saperne di più sulla storia del nostro sistema solare. Ma gli scienziati hanno già messo le mani sui fratelli minori degli asteroidi, i meteoriti: frammenti di asteroide o, più semplicemente, asteroidi più piccoli. Attraverso la loro analisi, gli scienziati li distinguono da una qualunque roccia terrestre: la presenza di ferro al loro interno è un indizio della loro natura celeste che può essere scovato tramite un semplice magnete. Ma anche il passaggio nell’atmosfera terrestre lascia un segno nei meteoriti: attraversandola si bruciano e questo stress termico rimane visibile sulla loro superficie.

La Nasa, per la sua missione Dart, ha scelto l’azienda torinese Argotec, che ha sviluppato LICIACube. Favorire questo tipo di incontri è uno dei compiti dell’Agenzia Spaziale italiana, come ci spiega il presidente Saccoccia.

“L’Agenzia Spaziale Italiana, tramite le sue attività, consente all’industria italiana di partecipare ai suoi programmi: questo avviene attraverso i programmi dell’Agenzia Spaziale Europea o può avvenire attraverso collaborazioni bi- o multilaterali con altri paesi, per esempio gli Stati Uniti. Quando l’Agenzia Spaziale Italiana decide di sottoscrivere la partecipazione a un programma bilaterale con gli USA e quindi la NASA, le aziende che si candidano a poter sviluppare gli elementi di questa missione, in questo caso è stata Argotec, possono collaborare direttamente con gli Stati Uniti. Nasce quindi una collaborazione tra chi, da lato americano, sviluppa altri elementi della missione, e chi dall’Italia, in questo caso Argotec, sviluppa la componente italiana. Naturalmente queste condizioni si realizzano, per missioni di tipo istituzionale come questa, tramite contatti tra agenzie. Nel futuro dello Spazio stanno nascendo anche collaborazioni dirette anche nel settore commerciale tra ditte private e altre ditte private“.

2021-07-26T15:36:38+02:00