Jacobs vince e Malagò torna sullo ius sportivo. Quale differenza con lo ius soli?

Le parole del numero uno dello sport italiano dopo l'oro dell'atleta

Dopo la vittoria di Marcell Jacobs, nei 100 metri maschili, il presidente del Coni Giovanni Malagò, ieri in conferenza stampa, è tornato sulla questione dello ius sportivo: “Sono anni che c’è una formidabile polemica sullo ius soli. Come Coni hanno provato a tirarci per la giacchetta e noi abbiamo sempre sostenuto la tesi che si tratta di una materia politica, ma non riconoscere lo ius sportivo è aberrante e folle. Questo discorso oggi più che mai va concretizzato”.  Per il numero uno dello sport italiano, “a 18 anni e un minuto chi ha i requisiti deve avere la cittadinanza italiana e non iniziare una via crucis con rimbalzi tra prefetture e ministeri. Oggi la risposta migliore l’ha data il presidente del Consiglio, Mario Draghi, che un quarto d’ora dopo le gare mi ha chiamato commosso, orgoglioso ed entusiasta e mi ha fatto i complimenti. Poi gli ho passato gli atleti e lui li ha invitati entrambi a Palazzo Chigi al ritorno, ed è la risposta migliore a queste domande”.

Le parole di Malagò, hanno riacceso un dibattito caro alla politica e su cui si è dibattuto molto sui social. Ad intervenire tra i primi, è stato Matteo Salvini: “Ius Soli? Già oggi, a 18 anni, chiunque può chiedere e ottenere la cittadinanza. Squadra che vince non si cambia!”, ha scritto su Twitter il leader della Lega.

Ius soli e ius sportivo. Quali differenze?

Di Ius sportivo si è iniziato a parlare il 16 febbraio 2016, giorno in cui è entrata in vigore la legge  sulle “Disposizioni per favorire l’integrazione sociale di minori stranieri residenti in Italia mediante l’ammissione in società sportive appartenenti alle federazioni nazionali”. La norma prevede che: “I minori di anni diciotto che non sono cittadini italiani e che risultano regolarmente residenti nel territorio italiano almeno dal compimento del decimo anno di età possono essere tesserati presso società sportive appartenenti alle federazioni nazionali o alle discipline associate o presso associazioni ed enti di promozione sportiva con le stesse procedure previste per il tesseramento dei cittadini italiani. E ancora: “Il tesseramento di cui al comma 1 resta valido, dopo il compimento del diciottesimo anno di età, fino al completamento delle procedure per l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte dei soggetti che, ricorrendo i presupposti di cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, hanno presentato tale richiesta”. Il problema a cui fa riferimento Malagò però c’è, perché questi giovani nonostante il tesseramento ‘concesso’, non possono partecipare alle selezioni nazionali come italiani. Impedendogli di fatto di indossare la maglia azzurra.

Lo ius soli (in latino ‘diritto di suolo’), che indica l’acquisizione della cittadinanza, in Italia si ottiene in 4 modi:

  • per nascita sul territorio italiano da genitori ignoti;
  • per nascita sul territorio italiano da genitori apolidi;
  • per nascita sul territorio italiano da genitori stranieri impossibilitati a trasmettere al soggetto la propria cittadinanza secondo la legge dello stato di provenienza.
  • se lo straniero nato in Italia e vi risiede legalmente fino ai 18 anni senza interruzioni. In questo caso si diventa cittadino italiano di diritto ma occorre dichiarare di voler acquisire la cittadinanza italiana entro un anno. Ma se tale volontà non viene espressa il beneficio si perde. Questa ‘condizione’ permette, così, di acquisire la cittadinanza italiana senza dimostrare di essere in possesso dei requisiti altrimenti richiesti come (reddito sufficiente, incensuratezza, circostanze di merito o altro)
2021-08-02T13:07:26+02:00