Dopo l’ondata di occupazioni gli studenti di Roma tornano in piazza venerdì 17 dicembre

I ragazzi di 'Scuole romane in lotta' accusano il Governo di ignorarli e rilancia le richieste di maggiori fondi per l'edilizia scolastica e un nuovo modello di istruzione a misura di studente

Venerdì 17 dicembre gli studenti e le studentesse di Roma scenderanno di nuovo in piazza per portare nelle strade “la lotta che abbiamo intrapreso occupando nelle ultime settimane oltre 45 tra licei ed istituti tecnici e professionali nella nostra città“, scrivono in un comunicato firmato dalle ‘Scuole romane in lotta‘. “Dalle scuole alle strade, è tempo di riscatto” è il motto che hanno scelto per “portare in corteo le rivendicazioni che vogliamo ottenere perché siamo stanchi di subire le scelte di governi che non fanno i nostri interessi e che ci negano l’importanza che meritiamo in quanto futuro del Paese”.


Il Pnrr non è il piano che vogliamo – scrivono – Su 191,5 miliardi soltanto 19,4 andranno alla scuola e saranno spesi senza alcun confronto con gli studenti, nella direzione di una sempre maggior aziendalizzazione del sistema d’istruzione. A tutto questo si aggiunge che la stragrande maggioranza di queste risorse saranno un debito nei confronti delle banche che la nostra generazione dovrà ripagare“.


In particolare, gli studenti ritengono insufficienti i fondi destinati all’edilizia scolastica rispetto al “moltiplicarsi di crolli, infiltrazioni e malfunzionamenti. Studiare in luoghi sicuri e accoglienti è per noi una condizione fondamentale anche per proporre un modello alternativo di scuola, nella quale gli studenti siano i protagonisti dei propri spazi e possano unire apprendimento, crescita e socialità – scrivono – Il peggioramento delle condizioni degli edifici e la mancanza di sicurezza nelle scuole non possono essere superati né con una Dad escludente e alienante, né con la folle scelta di scaglionare gli orari di ingresso e uscita rendendo una corsa ad ostacoli le nostre giornate. Vogliamo un piano straordinario di intervento sull’edilizia scolastica che sia discusso con chi la scuola la vive”.


Gli studenti e le studentesse puntano il dito, inoltre, contro le riforme degli ultimi anni che “hanno trasformato la scuola in un luogo sempre più inospitale”, in cui “l’insegnamento si sta piegando sempre più su un modello aziendalista e manageriale nel quale non ci riconosciamo e che pure ci viene chiesto di accettare”. Ne è un esempio, secondo loro, la dinamica dei Pcto (ex alternanza scuola-lavoro). “Molti di noi sono costretti a lavorare per aziende private senza diritti né la possibilità di controllare i progetti all’interno delle scuole – scrivono – Questa logica aziendalista produce un sistema scolastico in cui aumentano i problemi psicologici e sparisce la socialità. Di fronte a questi problemi le scuole sono inadeguate vista la mancanza di sportelli psicologici e la scarsa possibilità di quelli esistenti di far fronte alle richieste”.


Per questo, concludono, sono stanchi di sentirsi esclusi da un sistema che non mette al centro le loro esigenze. “Con le occupazioni ci siamo ripresi le nostre scuole, i nostri spazi, la nostra socialità mostrando che un nuovo modello di scuola a misura di studente è possibile – scrivono – la risposta del governo Draghi è stata quella di ignorarci, mandare la polizia davanti alle nostre occupazioni, spintonare, schedare, denunciare gli studenti più attivi. È ora di dimostrare che di fronte a tutto questo non abbassiamo la testa e con la nostra lotta vogliamo andare fino in fondo”, concludono gli studenti e le studentesse.

2021-12-15T16:55:32+01:00