scientificamente

Spazio: Rosetta e la cometa, 67P Churyumov Gerasimenko ha cambiato colore

Rosetta

La sonda Rosetta ha visto cambiare il colore della cometa 67P Churyumov Gerasimenko durante la fase di avvicinamento al Sole. Lo hanno scoperto gli scienziati analizzando i dati dello strumento Virtis, lo spettrometro a immagine visibile, infrarosso e termico a guida italiana. I risultati dell’osservazione sono stati pubblicati sulla rivista Icarus e riguardano il periodo in cui la sonda dell’Esa viaggiava in un arco compreso tra 100 e 10 chilometri di distanza dalla cometa, la quale, a sua volta, si trovava a una distanza dal Sole compresa tra i 542 e i 438 milioni di chilometri. Si tratta del periodo immediatamente successivo al tu-per-tu tra Rosetta e la cometa avvenuto a agosto 2014, dopo dieci anni di viaggio nello Spazio.


– Dal grafene si può ricavare energia?
– Venus Swarm, sciami di droni sottomarini per studiare il clima
– Kepler è di nuovo operativo
– Inaugura al ‘Gemelli’ di Roma il primo cinema dentro l’ospedale


Quello che ha fatto Virtis è monitorare il cambiamento della luce riflessa dalla superficie di 67P, preso come indicatore di una composizione modificata del suolo della cometa. E così ha visto il colore inizialmente scuro farsi prima rosso e poi blu.

Quando, infatti, Rosetta ha raggiunto la cometa si è trovata di fronte un corpo celeste estremamente scuro, quasi nero. Questo accadeva perché la cometa era in grado, in quel momento, di riflettere appena il 6% della luce solare perché gran parte della sua superficie risultava coperta da polvere scura e secca mescolata a minerali e a sostanze organiche. Alcune zone erano più chiare, altre meno. Le aree in cui erano maggiormente presenti sostanze organiche erano rossastre, mentre quelle più ricche di ghiaccio erano blu.

Man a mano che la cometa si avvicinava al Sole, il ghiaccio nascosto sotto la superficie di 67P iniziava piano piano a sublimare trasformandosi nella nuvola di gas che avrebbe poi contribuito a formare la coda della cometa. Dopo questa fase a rimanere esposto sulla superficie è rimasto un materiale più ‘fresco’, maggiormente riflettente. Inoltre più ghiaccio è rimasto ‘scoperto’ e questo ha fatto sì che la cometa apparisse blu.

Secondo i dati la luminosità della cometa ha avuto un incremento del 34%. In tre mesi di osservazione nella regione di Imhotep la luminosità è variata tra il 6, 4 e il 9,7%.

La superficie di 67P si è quindi palesata come dinamica, una superficie che cambia “in relazione alla distanza dal Sole e dall’attività cometaria”, ha spiegato all’Esa il principal investigator di Virtis, Fabrizio Capaccioni. “Abbiamo iniziato ad analizzare i successivi set di dati e possiamo già vedere che il trend continua anche nelle osservazioni successive a novembre 2014”.

L’evoluzione della superficie della cometa è un aspetto che finora non era mai stato osservato. Matt Taylor, Rosetta Project Scientist dell’Esa, guarda già ai dati che verranno esaminati e che mostreranno un’evoluzione ancora più completa di 67P in tutto l’arco della missione.

Ideata almeno un quarto di secolo fa, la missione Rosetta è già entrata nella Storia: il 12 novembre 2014 la sonda ‘madre’ ha rilasciato il robottino Philae sulla superficie di 67P, diventando il primo strumento costruito dall’Uomo a toccare il suolo di una cometa. E’ stato un viaggio lungo, complesso e affascinante che non ha mai smesso di regalare sorprese.


Dal grafene si può ricavare energia?
I nanoribbons di grafene, nano-strisce sottilissime, si rivelano potenzialmente utili per produrre, rivelare e controllare la luce nonché per assorbirla e convertirla in energia- un uso promettente, ad esempio, nel settore fotovoltaico– grazie a fenomeni quantistici chiamati bieccitoni. È la scoperta di un gruppo di ricercatori di due Istituti del Consiglio nazionale delle ricerche- Istituto nanoscienze (Nano-Cnr) e Istituto di fotonica e nanotecnologie (Ifn-Cnr)- in collaborazione con Politecnico di Milano, Università di Modena e Reggio Emilia e Max Planck Institute di Mainz. Lo studio è stato appena pubblicato su Nature Communications. I risultati dello studio potrebbero aprire la strada all’utilizzo dei nanoribbons di grafene come materiali attivi in laser, fotorivelatori e altri dispositivi ottici.

Venus Swarm, sciami di droni sottomarini per studiare il clima
Sciami di robot sottomarini in grado di ‘dialogare’ fra loro, monitorare temperatura e salinità dei mari, studiare le correnti e l’erosione delle coste ed allertare in caso di tsunami. Si chiama Venus Swarm, nasce nei laboratori dell’Enea ed è una delle sei tecnologie made in Italy all’avanguardia per prevenire e contrastare il cambiamento climatico presentate nella sede dell’Onu a New York ai delegati di circa 120 Stati. La tecnologia Enea Venus Swarm nasce nel Laboratorio “Intelligenza Distribuita e Robotica” ed è ispirata al comportamento collettivo degli sciami; i “pesci-robot” sono in grado di monitorare grandi volumi di mare e di fornire informazioni affidabili e dettagliate su clima locale e globale. Ciascun elemento dello sciame sottomarino potrà essere in grado di muoversi in modo coordinato e comunicare grazie a un sistema wireless che utilizza una combinazione di suoni e luce, a velocità mai raggiunte finora in acqua. Il risultato è un vero e proprio web sottomarino, in grado di dialogare anche con i satelliti attraverso un trasponder di superficie che ha già superato la fase di progettazione.

Kepler è di nuovo operativo
Si è rimesso al lavoro Kepler, il cacciatore di esopianeti. Domenica mattina i tecnici della NASA hanno stabilito una connessione radio stabile dopo l’anomalia verificatasi lo scorso 7 aprile quando il computer di bordo aveva attivato la emergency mode che prevede un basso consumo di energia e un maggiore di propellente. Nel corso di questa settimana il team valuterà accuratamente lo stato di salute dei sistemi di bordo, per capire se Kepler sia in grado di tornare a funzionare in modalità scientifica. Non appena questa verifica sarà effettuata, il telescopio potrà cominciare ad acquisire immagini per la campagna osservativa dedicata al centro galattico. Kepler, chiamato così in onore dell’astronomo tedesco del diciassettesimo secolo Johannes Kepler, è stato lanciato con successo il 7 marzo 2009. Nel corso di oltre sei anni di studio ha confermato la presenza di più di 1.000 pianeti e più di 3.000 candidati che abbracciano una vasta gamma di dimensioni e distanze orbitali, compresi quelli nella zona abitabile.

Inaugura al ‘Gemelli’ di Roma il primo cinema dentro l’ospedale
Un vero e proprio cinema integrato dentro una struttura ospedaliera. È stata inaugurata all’interno del Policlinico universitario ‘Agostino Gemelli’ di Roma la prima sala cinematografica MediCinema italiana, uno spazio destinato alla ‘cinematerapia‘ e alla terapia del sollievo per i pazienti e per i loro familiari, grazie alla magia del cinema portata all’interno della struttura ospedaliera. E’ in grado di accogliere anche i pazienti non autosufficienti, a letto o in sedia a rotella, e può ospitare fino a 130 persone tra pazienti, familiari, amici, volontari e personale di assistenza. Grazie a questa innovazione si punta a ‘umanizzare’ le cure, pensando al paziente anche da punto di vista psicologico e emozionale.