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Cosa accadrebbe se il Vesuvio si risvegliasse oggi?

ROMA – Il Vesuvio, il vulcano che troneggia nel panorama napoletano, è famoso in tutto il mondo soprattutto per la potente eruzione del 79 d.C. che seppellì con una pioggia di cenere e lapilli le città di Pompei, Stabia ed Ercolano, uccidendo migliaia di abitanti.
Quella fu la prima e l’ultima eruzione pliniana mai documentata del vulcano.
Tuttavia nel corso dei secoli seguenti, il Vesuvio ha continuato la sua attività con emissioni minori, da ricordare quella di media entità che nel 1631 causò 4mila morti semidistruggendo Torre del Greco e Torre Annunziata, e quella del 1906 che sotterrò quasi completamente Ottaviano.
Dal 1944 ad oggi il Vesuvio è in fase di quiescenza, un periodo di riposo atipico, durante il quale l’attività vulcanica sembra essersi assopita.
Ma il “bell’addormentato” si risveglierà.

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Molti sismologi e vulcanologi ritengono che il Vesuvio sia essenzialmente una gigantesca bomba a orologeria.
Cosa accadrebbe se oggi si risvegliasse?
La situazione non è delle più rosee per una serie di motivazioni.

1. Alle pendici del Vesuvio
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Due milioni di persone vivono abbastanza vicino al Vesuvio per essere nella linea di fuoco, 600.000 di questi vivono essenzialmente alle porte del vulcano.
Come se ciò non bastasse, a circa 9 km di distanza c’è Napoli, con i suoi quattro milioni di abitanti.

2. Quando il Vesuvio esploderà, sarà terribile
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Quando si pensa a “eruzione vulcanica” , si tende ad immaginare un po’ di fumo e fuoco, con l’unico pericolo reale nei flussi di lava.
Nel caso del Vesuvio, è più verosimile immaginare una bomba più potente della più grande bomba atomica mai lanciata.
Il vulcano getterebbe fumo e cenere per chilometri nell’aria. Il calore generato sarebbe così alto da carbonizzare una persona in meno di un secondo.
Come nella rappresentazione più terrificante dell’inferno, fiammeggianti rocce calde e cenere pioverebbero dal cielo estendendosi per chilometri.
Ercolano era molto più lontana di Pompei dal Vesuvio e rimase completamente sepolta nella cenere vulcanica incandescente.

E non è l’unico problema.
Vi ricordate quando nel 2010 nella lontana Islanda eruttò il vulcano Eyjafjallajökull?
L’eruzione causò tempeste elettriche spaventose e i trasporti aerei furono interrotti per giorni.
Allo stesso modo, quando il Vesuvio esploderà, accadrà la stessa cosa, ma per settimane.
Senza tenere conto degli effetti ambientali, o del fatto che, oltre alla lava e alle ceneri volanti, in alcune zone l’eruzione potrebbe innescare inondazioni.

In sostanza, tutti coloro che abitano nei pressi del Vesuvio è come se stessero vivendo vicino a un sito di test nucleari.

3. Il piano di evacuazione
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Le autorità italiane hanno cercato duramente per anni di limitare i possibili danni.
Esiste ed è pronto, un piano di evacuazione da attuare nelle 72 ore prima del risveglio del Vesuvio.
Purtroppo, il relativo piano a lungo termine per convincere la gente a emigrare lontano dal vulcano, non sta andando molto bene.

L’Italia sta cercando di spostare queste persone da più di un decennio.
Si continuano a costruire illegalmente case e ristoranti nel parco di 25.000 ettari intorno al vulcano.

Ironia della sorte, parte del problema è proprio la fama del Vesuvio.
Pompei, la città distrutta dalla potenza del vulcano, è oggi un enorme attrazione turistica che attira migliaia di persone l’anno.
E i turisti hanno bisogno di luoghi di soggiorno, così nascono sempre più negozi e ristoranti, anche se sorgono proprio sulla linea di fuoco.

4. Quanto sarà grave?

La buona notizia è che il piano di evacuazione funzionerà e milioni di persone non moriranno.
La cattiva notizia sono le conseguenze a lungo termine.
L’ambiente nella zona circostante sarà completamente distrutto e gli effetti economici del disastro si faranno sentire in tutto il mondo.