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Chernobyl, l’incubo nucleare sepolto sotto il nuovo sarcofago “Made in Italy”

ROMA – Durerà almeno 100 anni il nuovo sarcofago posizionato sul reattore numero 4 della centrale di Chernobyl.
Un mega-arco in acciaio da 36mila tonnellate (tre volte e mezzo la Tour Eiffel) che seppellirà, almeno per un secolo, l’incubo del nucleare.

nuovo sarcofago di chernobylC’è anche un po’ d’Italia nel nuovo sarcofago di Chernobyl

Ci sono voluti 15 anni per completare il mega-arco, tra progettazione e realizzazione finale.
Si tratta della più grande struttura mobile terrestre mai costruita.
Costato 1,5 miliardi di euro – finanziati dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo – il nuovo sarcofago consentirà di smantellare il reattore numero 4 per renderlo sicuro per sempre.
C’è anche un po’ d’Italia nella tecnologia della struttura mobile.

Le 25 mila tonnellate di tubi metallici che compongono l’arco del sarcofago sono stati realizzati a Pordenone.
La struttura, alta 110 metri, larga 257 e lunga 164, battezzata “New Safe Confinement”, ha visto l’impiego di oltre mille lavoratori, tra cui operai e ingegneri italiani.

Chernobyl, cosa accadde 30 anni fa

Nelle prime ore del mattino del 26 aprile 1986, la centrale nucleare di Chernobyl in Ucraina (ai tempi ancora parte dell’Unione Sovietica) è esplosa, creando quello che è stato descritto come il peggior disastro nucleare che il mondo abbia mai visto.
L’esplosione ha rilasciato una ricaduta 400 volte più radioattiva della bomba di Hiroshima, contaminando più di 200.000 km quadrati d’Europa.
Circa 600.000 persone sono state esposte a dosi elevate di radiazioni, e più di 350.000 persone hanno dovuto essere evacuate dalle zone contaminate.
Anche dopo molti anni di ricerca scientifica e di indagine del governo, ci sono ancora molte domande senza risposta sull’incidente di Chernobyl: a distanza di 30 anni restano ancora alcuni misteri legati al peggior disastro nucleare della storia dell’umanità.

Chernobyl e Pripyat reattore nucleareUna tragica responsabilità umana

Un progetto difettoso e instabile, unito al fattore umano, ha portato all’ esplosione del quarto reattore.
Il giorno prima del disastro nucleare di Chernobyl, i gestori degli impianti si stavano preparando ad un arresto per eseguire la manutenzione ordinaria sul reattore numero 4.
Violando le norme di sicurezza, gli operatori disabilitarono le attrezzature degli impianti, compresi i meccanismi automatici di spegnimento, secondo il Comitato scientifico delle Nazioni Unite sugli Effetti delle Radiazioni Atomiche (UNSCEAR) .

Alle 01:23 del 26 aprile, quando le barre di combustibile nucleare estremamente calde sono state abbassate nell’acqua di raffreddamento, è stata creata una quantità immensa di vapore, che, a causa dei difetti di progettazione dei reattori RBMK, ha innescato più reattività nel cuore nucleare del reattore numero 4.
L’aumento di potenza risultante ha provocato un’immensa esplosione che ha staccato “il tappo” di 1.000 tonnellate che copriva il nocciolo del reattore, rilasciando radiazioni nell’atmosfera e interrompendo il flusso del liquido di raffreddamento nel reattore.

Dopo alcuni secondi, una seconda esplosione di una maggiore potenza rispetto alla prima, distrusse l’intero edificio del reattore, rilasciando un fiume di grafite bollente e altre parti del nocciolo intorno alla centrale, dando inizio ad una serie di intensi incendi intorno al reattore danneggiato e al reattore numero 3, che era ancora in funzione al momento delle esplosioni.

chernobylC’è vita a Chernobyl

Dopo 30 anni dalla tragedia nucleare, quello che fu l’inferno per migliaia di persone si è trasformato nel paradiso della fauna selvatica.
Una riserva naturale gigante, priva di esseri umani, ma contaminata da radiazioni dal 26 aprile 1986.

Come è possibile che la regione possa ospitare forme di vita?

Le radiazioni ci sono ancora ed hanno un forte impatto negativo sulla salute degli animali, che hanno una durata di vita più breve e producono meno prole.
Ma il loro numero e la varietà di specie stanno crescendo a ritmi mai visti da molto tempo prima del crollo dell’Unione Sovietica nel 1991.

Sono questi i risultati di un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’Università della Georgia, che grazie all’implemento di telecamere utilizzate per analisi precedenti, hanno constatato un incremento della popolazione animale nella cosiddetta zona di esclusione, un’area limitata agli esseri umani approssimativamente nel raggio di 30 km dal sito dell’ex-centrale nucleare di Chernobyl e istituita in seguito all’incidente nucleare del 1986.

I risultati suggeriscono inoltre che la distribuzione habitat degli animali si basa sulla fonte di cibo, non sui livelli di radiazione.