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Terremoto Centro Italia, continua il contagio sismico

TERREMOTO IN CENTRO ITALIA 18_gennaio_2017ROMA – Alle ore 10:25 circa del 18 gennaio si è verificata una scossa di terremoto in Centro Italia al confine tra Lazio ed Abruzzo.
Tale scossa è stata seguita alle 11:14 circa da un altro evento sismico ancora più energetico, e ancora da una terza alle 11.25.

Alle ore 14:33 è stata localizzata una nuova forte scossa di magnitudo 5.1 (ML) in provincia dell’Aquila nella stessa area dove da questa mattina sono stati localizzati oltre 100 eventi sismici.

I terremoti di magnitudo maggiore di 5.0, alle 15:00 di oggi, salgono quindi a 4.

Il primo terremoto è stato caratterizzato da una magnitudo 5.3 circa ed una profondità di 9 km circa.
Il secondo da una magnitudo 5.4 circa ed una profondità ancora di 9 km circa.

Il terzo e quarto terremoto hanno registrato una magnitudo, rispattivamente, di 5.3 e 5.1.

La scossa che ha colpito Umbria e Marche lo scorso 31 ottobre aveva avuto una magnitudo del 6.5.

Terremoto in Centro Italia, continua il contagio sismico

L’epicentro è in un’area compresa tra Amatrice (Ri), Capitignano e Campotosto (Aq).

“Le scosse di questa mattina hanno rinvigorito la sequenza sismica partita lo scorso 24 agosto, quindi ci aspettiamo più terremoti di quelli che sono stati osservati nell’ultima settimana”, spiega Warner Marzocchi, sismologo Ingv (Istituto nazionale geofisica e vulcanologia), intervistato dall’agenzia DIRE.

“I terremoti che si sono susseguiti questa mattina nel giro di un paio di ore- spiega il sismologo- sono stati tutti di magnitudo superiore a 5 e tale sequenza sismica, anche se avvenuta in un’area limitrofa a quella interessata lo scorso agosto, riteniamo sia sempre parte della sequenza cominciata ad agosto. Da quella data l’attività dell’area è sempre stata sicuramente sopra quella che è la normalità”.

E’ probabile, quindi, che ancora una volta si sia trattato di un fenomeno di “contagio sismico” tra faglie adiacenti, anche detto effetto ‘domino’ o ‘a cascata’, un fenomeno al quale assistiamo già da alcuni mesi in Centro Italia con gli eventi di agosto-ottobre 2016 ad Amatrice, Visso, Norcia e Castelsantangelo sul Nera.

“Quando una faglia genera un terremoto, la faglia stessa si libera dello stress al quale era sottoposta immediatamente prima del terremo e trasferisce parte di tale stress ai segmenti di faglia adiacenti, che in un lasso di tempo imprevedibile (ore, giorni, mesi, anni) possono a loro volta generare terremoti e di nuovo ‘contagiare’ le faglie adiacenti” spiega Andra Billi dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Cnr (Igag-Cnr).

“Tali terremoti saranno sicuramente seguiti nelle prossime ore da uno sciame di repliche sismiche la cui intensità è difficilmente prevedibile”.

Prevedere i terremoti

“Noi non riusciamo a prevedere esattamente il momento in cui avverrà un grosso sisma- spiega il sismologo Marzocchi dell’Ingv– ma questa area è storicamente una delle zone maggiormente colpite. Purtroppo, ‘ci sta’. Ed è avvenuto anche questa volta”.

A livello geofisico, intanto, sta avvenendo una distensione ed è come “se l’area adriatica e l’area tirrenica tirassero in due direzioni diverse- aggiunge Marzocchi- quindi c’è una sorta di stiramento della crosta e questi terremoti sono la conseguenza”.
E finché l’attività sismica si mantiene ad alto livello “il fatto che ci possano essere terremoti c’è”, conclude il sismologo.

I terremoti non si possono prevedere.

Gli scienziati hanno provato diversi modi per la previsione dei terremoti, ma nessuno ha avuto successo.
Riescono a calcolare dove un terremoto è più probabile che colpirà, ma ancora non possono dire esattamente quando.

Tuttavia, non è da escludere del tutto che in futuro il terremoto potrà essere calcolato sulla base di dati scientifici.

Per individuare l’epicentro di un terremoto (il posto sulla superficie terrestre direttamente sopra l’ipocentro, dove il terremoto ha avuto inizio), gli scienziati hanno bisogno di guardare le onde prodotte dal sisma.
ESISTONO DIVERSI TIPI DI ONDE.
Le onde P viaggiano più velocemente, e scuotono il terreno prima; le onde S arrivano dopo.
Più si è vicini all’epicentro di un terremoto, più queste due onde si propagheranno insieme.
Misurando il tempo tra le onde su tre sismografi, gli scienziati possono triangolare la posizione dell’epicentro del sisma.