Marte. Incontri ravvicinati con il Pianeta Rosso, a Milano la mostra

Marte. Incontri ravvicinati con il Pianeta Rosso. Un’esposizione che unisce “arte cultura e tecnologia” e dalla quale emerge il contributo italiano alla ricerca spaziale

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(DIRE) Milano, 8 feb. – “Marte. Incontri ravvicinati con il Pianeta Rosso“: è il titolo della mostra che si terrà da domani al 3 giugno a Milano al Museo nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci.

Un’esposizione che unisce “arte cultura e tecnologia” e dalla quale emerge “il contributo italiano alla ricerca spaziale”, come ha evidenziato questa mattina Anna Sirica, Direttore generale dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) nella conferenza stampa di presentazione dell’evento, promosso dalla stessa Asi, dal Ministero dei Beni e culturali e dal Museo ‘da Vinci’ in collaborazione con l’Agenzia spaziale europea, l’Inaf, Leonardo, Thales Alenia Space Italia e National Geographic.


La mostra su Marte

MarteDal mito di Marte alle spettacolari immagini inviate dalle sonde, una mostra racconta passato, presente e futuro dell’esplorazione marziana e l’importante contributo italiano alla ricerca scientifica in questo ambito che apre nuovi orizzonti alla “conquista dello spazio” da parte dell’uomo.

E’ il contenuto dell’esposizione che si apre domani fino al 3 giugno a Milano al Museo nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci. L’esposizione approda nel capoluogo milanese dopo i successi delle edizioni di Roma e Matera, con un’edizione aggiornata con le ultime novità sui prossimi programmi di esplorazione e arricchita con la presenza di alcuni taccuini originali di Giovanni Schiaparelli.

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Schiapparelli fu un astronomo e ingegnere italiano e le sue osservazioni al telescopio di Marte furono raccolte in tre pubblicazioni, tra cui “La vita sul pianeta Marte” (1895), dalla quale derivarono le prime speculazioni sulla possibilita’ di vita aliena sul “Pianeta Rosso”, con la successiva mitologia sui marziani, più volte protagonista di pellicole cinematografiche a partire dal Novecento.

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Curata da Viviana Panaccia, la mostra vuole raccontare al grande pubblico la storia dell’esplorazione di Marte e l’importante contributo italiano a questa avventura. Dopo un richiamo alla figura mitologica del dio Marte, un’introduzione dedicata alle prime osservazioni di Schiaparelli e alla grande produzione di letteratura fantascientifica, il percorso espositivo illustra lo stato della conoscenza che oggi abbiamo di Marte, attraverso i dati e le immagini che la più avanzata tecnologia spaziale ha permesso di acquisire: dalle prime “storiche” immagini delle sonde Viking fino alla sonda europea Mars Express, ai rover americani Curiosity e Opportunity e alla sonda americana Mars Reconnaissance Orbiter.

Alla mostra milanese sono esposti i modelli della sonde ExoMars Tgo e Mars Express e di un rover della Nasa progettato per uno sbarco nel 2020. La ricca galleria di immagini consente al visitatore un “incontro ravvicinato” con l’affascinante paesaggio marziano, con i suoi profondi canyon, le distese di dune, gli altissimi vulcani, le pianure sconfinate, e le preziose tracce di acqua scoperte di recente.

Se la prima foto di Marte risale al 1964, per mezzo di una sonda americana, mostra un pianeta desertico e disabitato -fatto che fece perdere interesse per alcuni anni verso il “Pianeta Rosso”- furono successive missioni a rifocalizzare l’attenzione su Marte, dove furono scoperte tracce di acqua, fino alle recenti missioni che addirittura puntano a “colonizzare” il pianeta che dista dalla Terra oltre 100 milioni di chilometri. La mostra vuole anche essere un omaggio al programma europeo ExoMars, realizzato con un importante contributo dell’Italia, il cui obiettivo e’ una conoscenza approfondita del Pianeta Rosso.

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Da destra, Anna Sirica, Direttore generale dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Fiorenzo Galli, direttore generale del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica e Viviana Panaccia, curatrice mostra su Marte


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La conoscenza di Marte

La mostra apre a poche ore da fatti di cronaca rilevanti nel settore dell’aerospazio: due giorni fa dalla storica base di Cape Canaveral, in Florida, è stato mandato in orbita, alla volta del “Pianeta Rosso”, il Falcon Heavy, un razzo che per la prima volta è stato lanciato da una compagnia spaziale privata, anziché governativa.

Si tratta della Space Exploration Technologies Corporation (SpaceX), di proprietà di Elon Musk, imprenditore miliardario e visionario che ambisce a colonizzare Marte. A bordo del razzo un carico “simbolico”: una macchina elettrica di Tesla, società co-fondata da Musk, guidata da un manichino-astronauta.

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La mostra è un contributo non solo alla conoscenza di Marte ma anche dello spazio, che non è uno sconosciuto, ma è in mezzo a noi, e può diventare centro propulsore di sviluppo economico“, ha detto Sirica, precisando come l’Asi voglia divulgare la “cultura dello spazio, che auspichiamo attragga giovani capaci di creare innovazione, che è il motore della scienza”.

In merito all’impresa di Musk, il direttore generale dell’Asi ha osservato: “Non credo che sia già nato il bambino che andrà su Marte“. Secondo Sirica sono infatti necessari “enormi investimenti” per portare a termine una missione su Marte (che dista oltre 100 milioni di chilometri dalla Terra), e comunque, ha concluso, “penso che passeremo prima dalla Luna“.


La missione su Marte EXOMARS

ExoMars è una missione progettata per l’esplorazione del pianeta Marte tramite una sonda robotica sviluppata dall’Agenzia spaziale europea (Esa) e dall’Agenzia spaziale russa (Roscosmos), che prevede il lancio di un orbiter e di un lander (per il successivo atterraggio di una sonda) nel 2016, e nel 2020 di un rover, veicolo adibito a muoversi su territori extraterrestri.

Nel suo intervento Fiorenzo Galli, direttore generale del Museo della Scienza e della Tecnica, ha sottolineato come “il contributo dell’impresa e dell’industria italiana è presente e rilevante fin dall’origine della ricerca sullo spazio, come emerge anche dalla mostra“. Positivo il commento di Galli sull’impresa di Elon Musk, perchè “il fatto che anche il privato si apra alla ricerca spaziale è una frontiera nuova” che può dare buon frutto.

A evidenziare come l’Italia sia all’avanguardia nella robotica spaziale è stato Marco Stanghini, responsabile dello sviluppo business Spazio di Leonardo, azienda italiana di alta tecnologia nei settori Aerospazio, Difesa e Sicurezza. Rivelando il successo dei test di qualifica spaziale della trivella realizzata da Leonardo nello stabilimento di Nerviano (Milano) per la Missione ExoMars 2020, Stanghini ha precisato: “Abbiamo un grande bisogno che giovani ingegneri lavorino nell’alta tecnologia anche spaziale“.

Durate quattro mesi le prove dello strumento sviluppato da Leonardo si sono svolte presso i laboratori del Cisas (Centro di Ateneo di studi e attività spaziali “Giuseppe Colombo”) di Padova: in una speciale camera allestita per l’occasione, sono state simulate operazioni in ambiente marziano: suolo roccioso, temperature comprese tra -100 e +35 gradi e una atmosfera di anidride carbonica ad una pressione di 5-10 millibar.

La trivella ha dimostrato di essere pronta a svolgere la sua missione a bordo del Rover di ExoMars, quando cercherà tracce di vita, presente o passata, scavando fino a due metri sotto il suolo del Pianeta Rosso. Solo a tale profondità, infatti, le attività biologiche non vengono distrutte dalle radiazioni cosmiche, ed è quindi possibile trovarne prove di esistenza. La trivella di ExoMars è un vero gioiello tecnologico.

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Con una potenza di 80 watt (un quinto rispetto ai trapani di utilizzo casalingo), perforerà il suolo con una punta in diamante policristallino che genererà un foro di 25 millimetri di diametro. Raccoglierà campioni di sottosuolo marziano, per poi distribuirli al laboratorio analitico che li esaminerà nel dettaglio.

 

Scarica il volantino della Mostra mostra-MARTE

 

FOTO: copyright NASA/JPL-Caltech/MSSS – National Geographic – NASA/JPL-Caltech/MSSS – Bjorn Schreiner – FU Berlin – Paolo Soave-Museo Nazionale Scienza Tecnologia