spazio e scienza

Tiangong-1 e il pericolo tossico dell’idrazina

Tiangong-1

Tiangong-1, è la prima stazione spaziale della Cina ed un laboratorio spaziale sperimentale. Il suo obiettivo principale è stato quello di testare e gestire le tecnologie relative all’avvicinamento ed attracco in orbita. Tiangong-1 rientrerà nell’atmosfera terrestre e, sostanzialmente, brucerà. 

Aerospace Corporation ha dichiarato: “Nel caso della maggior parte degli oggetti in rientro, l’incertezza associata alle previsioni della posizione di rientro è estremamente grande e impedisce una previsione precisa della posizione fino a poco prima del rientro. In generale, è molto più facile prevedere un preciso tempo di rientro piuttosto che una precisa posizione di rientro. Sulla base dell’inclinazione di Tiangong-1, tuttavia, possiamo dire con sicurezza che quest’oggetto rientrerà in una zona tra le latitudini di 43 gradi nord e sud”.



Tiangong-1 e l’idrazina

A rendere più allarmante un quadro già critico, arriva un rapporto dell’Aerospace Corporation che suggerisce che Tiangong-1 potrebbe rilasciare materiale tossico pericoloso al rientro. Il gruppo non-profit ha avvisato: “Potenzialmente, una sostanza altamente tossica e corrosiva, chiamata idrazina, a bordo del veicolo spaziale potrebbe sopravvivere al rientro. Per la vostra sicurezza, non toccate alcun detrito che potreste trovare a terra e non inalate i vapori che potrebbe emettere”.


Cos’è l’idrazina?

L’idrazina è un composto chimico altamente tossico e corrosivo utilizzato come propellente nei veicoli spaziali e ora potrebbe essere rilasciato sulla Terra. Secondo l’Environmental Potection Agency americana, l’esposizione a breve termine all’idrazina porta a convulsioni, coma, edema polmonare, prurito a occhi, naso e vie respiratorie. Le esposizioni a lungo termine, invece, sono state collegate allo sviluppo di tumori. Public Health England ha avvisato che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato l’idrazina come una potenziale causa di tumore negli uomini.


Tossicità dell’idrazina

È una sostanza corrosiva, tossica e cancerogena: la soglia di contaminazione dell’aria è di 1 ppm, mentre la soglia olfattiva (oltre la quale l’odore è avvertibile) è di 3-5 ppm: già a 20 °C i vapori possono raggiungere tali concentrazioni. A temperature superiori ai 38 °C, se i vapori non vengono dispersi, la miscela aria-vapori di idrazina può raggiungere concentrazioni tali da essere esplosiva.

Sintomi
I sintomi immediati del contatto con l’idrazina sono dovuti alla corrosività della sostanza: quindi bruciore, e nel caso di inalazione dei vapori, tosse, capogiro e difficoltà respiratoria: tali sintomi possono presentarsi anche a distanza di 10-12 ore dal contatto.
La tossicità è a carico del fegato, dei reni e del sistema nervoso centrale: i sintomi di un avvelenamento da idrazina sono nausea, vomito, debolezza, confusione, stato di incoscienza. Se l’avvelenamento è avvenuto per inalazione di vapori si può avere edema polmonare. L’ingestione può essere letale.

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Consigli
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1 – Non appena si conoscerà l’area di impatto, la Protezione Civile informerà la popolazione
2 – Dal primo allarme, ci saranno due ore di tempo. Se vi trovaste nell’area di impatto, allontanarsi ed evitare di restare all’aperto o davanti alle finestre.
3 – La velocità di entrata in atmosfera sarà di 29.000 Km/h circa, l’arrivo a terra sarà superiore alla velocità del suono che è di circa 1.200 Km/h. Anche un oggetto di pochi mm sarà pericoloso come un proiettile di mitragliatrice da combattimento pesante.
4 – Qualora ci si trovasse in prossimità di un relitto o di un oggetto metallico in caso di localizzazione di oggetti precipitati al suolo, contattare immediatamente le Autorità.
5 – I materiali al suolo saranno incandescenti, alcuni materiali sono di natura tossica. Esporsi al relitto o ai detriti della stazione può significare ustionarsi o rischiare reazioni cancerogene, quindi si raccomanda di non toccarli, non raccoglierli e di tenersi lontano da essi entro una distanza di 20 metri.
6 – Ove possibile presidiare l’area a distanza di sicurezza e impedire a curiosi di avvicinarsi nei punti d’impatto fino all’arrivo delle forze dell’ordine.

RACCOMANDAZIONI DELLA PROTEZIONE CIVILE
Norme di autoprotezione
Ricordiamo che eventi di questo tipo e casi reali di impatto sulla Terra, e in particolare sulla terraferma, sono assai rari. Pertanto non esistono comportamenti di autotutela codificati in ambito internazionale da adottare a fronte di questa tipologia di eventi.

Tuttavia, sulla base delle informazioni attualmente rese disponibili dalla comunità scientifica, è possibile fornire, pur nell’incertezza connessa alla molteplicità delle variabili, alcune indicazioni utili alla popolazione affinché adotti responsabilmente comportamenti di autoprotezione qualora si trovi nei territori potenzialmente esposti all’impatto:

• è poco probabile che i frammenti causino il crollo di edifici, che pertanto sono da considerarsi più sicuri rispetto ai luoghi aperti. Si consiglia, comunque, di stare lontani dalle finestre e porte vetrate;

• i frammenti impattando sui tetti degli edifici potrebbero causare danni, perforando i tetti stessi e i solai sottostanti, così determinando anche pericolo per le persone: pertanto, non disponendo di informazioni precise sulla vulnerabilità delle singole strutture, si può affermare che sono più sicuri i piani più bassi degli edifici;

• all’interno degli edifici i posti strutturalmente più sicuri dove posizionarsi nel corso dell’eventuale impatto sono, per gli edifici in muratura, sotto le volte dei piani inferiori e nei vani delle porte inserite nei muri portanti (quelli più spessi), per gli edifici in cemento armato, in vicinanza delle colonne e, comunque, in vicinanza delle pareti;

• è poco probabile che i frammenti più piccoli siano visibili da terra prima dell’impatto;

• alcuni frammenti di grandi dimensioni potrebbero sopravvivere all’impatto e contenere idrazina. In linea generale, si consiglia a chiunque avvistasse un frammento, senza toccarlo e mantenendosi a un distanza di almeno 20 metri, di segnalarlo immediatamente alle autorità competenti.