Il rap di Amir Issaa vola in America: lo abbiamo incontrato a Kickit

Il rap di Amir Issaa vola in America: lo abbiamo incontrato a Kickit

La videointervista al rapper e scrittore
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ROMA – Anche per questa edizione Kickit, il market italiano più importante dedicato alla moda urbana, si riconferma essere il tempio dello streetwear e un appuntamento imperdibile per i giovani cool e sempre attenti al trend del momento. Fondato da Fabrizio Efrati, al market non solo moda, shopping ma anche musica live no-stop e arte. La nuova edizione – che si è tenuta il 27 ottobre all’Atlantico della Capitale – è stata dedicata al graffitismo e al writing. Tra writer e trapper, è spiccato Amir Issaa, ospite d’eccezione di Kickit. Rientrato da poco dagli Stati Uniti – dove è stato ospite ancora una volta del Department of Languages & Literatures della Denver University e dell’University of Boulder –  il rapper è un italiano di seconda generazione, scrittore nonché fondatore insieme all’art director Vincenzo Classico Luongo del progetto Hasib Posse:  un vero e proprio contenitore di ricerca sul writing che, attraverso progetti editoriali, dà voce al lato più autentico di questa cultura. Amir all’interno di Kickit ha tenuto numerosi talk e dibattiti con gli artisti più interessanti del writing romano durante cui è stato raccontato ai tantissimi giovani presenti la cultura underground e le sue mille commistioni con la musica, l’arte, la moda e la street photografy. Inoltre, spazio all’importanza della comunicazione e di come questa possa essere uno strumento fondamentale per la diffusione di un brand o di una start up nel mondo. 

Amir in cattedra a tempo di rap

L’hip hop è una musica rivoluzionaria perché ha dato la possibilità a tante persone di dire quello che pensano. Oggi vi spiegherò come scrivere una canzone rap e lo faremo in italiano e, garantito, ci divertiremo”.

Sono queste le parole con cui il rapper italo-egiziano ha iniziato la sua lezione in un’affollata classe di studenti della San Diego State University. Un’aula in cui ragazzi americani studiano, all’interno del dipartimento di italianistica, lingua e cultura del nostro Paese e che attraverso l’uso del rap approfondiscono il significato delle rime e delle battute, in quello che è a tutti gli effetti un sistema semantico. Ma non solo: ai docenti interessa far conoscere ai ragazzi l’Italia di oggi, non più solo un paese di migranti ma una terra di approdo e di confronto per il multiculturalismo e a tenere lezione chiamano un “italiano di seconda generazione”, uno che quei temi li conosce e che li ha vissuti in prima persona.

Conosciamo meglio Amir

Nato e cresciuto a Roma nel quartiere di Torpignattara, Amir Issaa è figlio di un immigrato egiziano e di una donna italiana. Si avvicina all’hip hop all’inizio degli Anni 90: ma l’apice della notorietà arriva nel 2012 quando compone la colonna sonora del pluri-premiato film Scialla! di Francesco Bruni, entrando in nomination ai David di Donatello e ai Nastri D’Argento. “Fino ad ora – ha raccontato Amir – sono l’unico rapper ad aver calcato il red carpet del Festival del Cinema di Venezia e ad essere ricevuto in una cerimonia ufficiale dal Presidente della Repubblica Italiana”.

Le sue doti artistiche si uniscono all’impegno grazie al progetto “Potere alle parole” (beat e rime contro le discriminazioni):  un laboratorio di scrittura nato in collaborazione con Unar e l’Associazione ‘Il Razzismo è una brutta storia’ con l’obiettivo di destrutturare, attraverso percorsi educativi musicali nelle scuole, gli stereotipi e i pregiudizi alla base di ogni forma di discriminazione.

Non siamo davanti al solito stereotipo rap tra droga, soldi facili e vita criminale. Le sue canzoni raccontano un’Italia che cambia: la storia e le sensazioni dei tantissimi italiani di seconda generazione nati nel nostro Paese da genitori stranieri o figli di coppie miste che hanno ormai tagliato i ponti con le terre dei loro avi ma allo stesso tempo si sentono stranieri in casa propria.  Sono testi impegnati quelli di Amir e affrontano temi come lo ius soli, l’integrazione, la multiculturalità.

A giugno del 2017  pubblica il suo primo libro Vivo Per Questo. Un romanzo autobiografico che racconta l’infanzia e l’adolescenza di quel ragazzino di Torpignattara, “la stagione dello skateboard e della breakdance, del writing e dell’inizio del rap .. forse l’ultima in cui non ci si incontrava in rete, ma per strada. In cui assorbivi conoscenze, culture altre, informazioni non con un’occhiata a uno schermo ma toccandole e sentendole raccontare dalla viva voce di qualcuno”. Grazie ad alcuni docenti italiani che insegnano negli Stati Uniti il libro inizia ad essere letto anche dai loro studenti e nel 2018 Amir ha girato molte università e college con un tour di dieci tappe tra la costa est e quella ovest, tra cui la New York University, Georgetown University, San Diego State University.  Nel 2019 inoltre è stato ospite del Bronx Community College, del Suny Fashion Institute e Technology , del Manhattan College e di molte altre importanti sedi universitarie.

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