I club chiedono aiuto e lanciano la campagna “#UltimoConcerto”

I locali di tutta Italia, allo stremo, sottolineano la crisi con punti interrogativi giganti: bisogna pensare a un modo per ripartire
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – È passato ormai quasi un anno da quando nei club e nelle sale per i live non risuona la musica. Quasi al collasso e senza prospettive per il futuro visto il perdurare dell’emergenza Coronavirus, oltre 90 locali  di tutta Italia hanno lanciato la campagna #ultimoconcerto. Un grido d’aiuto rafforzato dall’immagine di un punto interrogativo, che ieri è apparso sulle porte delle sale. Un simbolo di una crisi che non accenna a finire e che pone punti di domanda importanti: il 2021 sarà l’anno della chiusura definitiva? Quando sarà l’ultimo concerto o c’è già stato?

Al momento, il veto per eventi come live e spettacoli è al 5 marzo, data fissata per la fine dell’attuale DPCM. Dagli spazi più grandi a quelli più piccoli, come è noto, questi luoghi danno lavoro a numerose persone, che ancora oggi vivono nella paura di non tornare neanche quest’anno a vivere senza la necessità di appellarsi agli aiuti esterni. Il sostegno principale resta quello del fondo “Scena Unita”

I concerti della scorsa estate come esempio

La scorsa estate ci ha insegnato che, in qualche modo, il settore potrebbe ripartire. Noi stessi avevamo documentato un concerto a norma Covid, quello di Ghemon all’Auditorium Parco della Musica di Roma (QUI il racconto). Muniti di mascherina obbligatoria e seduti a distanza di due posti dagli altri spettatori, ci siamo goduti il live senza mettere a rischio la salute.

Composta l’entrata e l’uscita dalla location grazie a un’organizzazione precisa. Certo, non è stato come vivere un concerto alla vecchia maniera ma è stato un buon modo per riportare sul palco i musicisti e tutte le professionalità del settore. Come Ghemon anche altri si sono spesi nell’impresa: da Max Gazzè a Diodato. Poi il ritorno di numeri preoccupanti ha fatto spegnere le luci ancora una volta. 

Il prossimo futuro

Ora, come sottolineato dai 90 aderenti alla campagna, resta un grande punto interrogativo. Si chiede più interesse per un settore allo stremo e un riguardo per chi ormai ha perso le speranze di una vera ripartenza. Forse con maggiori controlli e con una regolamentazione seria cinema, teatri e sale da concerto potrebbero riaprire. Al momento, questi luoghi attendono il 5 marzo e si chiedono se, la prossima volta, sarà quella buona!

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

Autore: Giusy Mercadante
Le notizie del sito diregiovani sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «diregiovani.it» e l'indirizzo “ www.diregiovani.it