Cosa resta della Superlega? Più spettacolo non significa più partite

Quella della Superlega non è la strada giusta, ma di buono bisogna prendere l’inversione di tendenza: non si ottengono più soldi per il calcio moltiplicando le partite e le squadre...

Di Andrea Clerici

Più spettacolo non significa più partite. È la nuova consapevolezza dei grandi del calcio. È quello che racconta la vicenda della Superlega, con i top club d’Europa (tra cui Juve, Inter e Milan) che avrebbero voluto staccarsi dalle competizioni Uefa per creare una loro Coppa, fatta solo di sfide tra squadre blasonate. 

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Una formula che avrebbe garantito introiti miliardari, soprattutto dai diritti televisivi. Questa strada, che sarebbe passata per uno strappo con Fifa e Uefa e che fin dall’inizio non ha trovato d’accordo nemmeno società fondamentali al raggiungimento dell’obiettivo come Bayern Monaco e Psg, non è quella giusta. Di buono, però, bisogna prendere l’inversione di tendenza: non si ottengono più soldi per il calcio moltiplicando le partite e le squadre come fatto finora… Finalmente la parola d’ordine è meno. Per avere di più. Basta con una Champions League a 36 club, basta con una Europa League con nomi sconosciuti, ma basta anche con una serie A a 20 squadre. Avere moltiplicato non ha moltiplicato gli incassi, perché ha impoverito lo spettacolo del calcio. Si può tornare indietro, e si può fare d’accordo con la Uefa perché tutti hanno capito che allargare la platea non rende. La prima Coppa dei Campioni era a 16 squadre, con tanto di inviti…

2021-04-21T17:06:25+02:00