I ragazzi di Secondigliano non vogliono più sentirsi ‘Secondi a nessuno’: “Sogniamo un quartiere in cui vivere è normale”

Diregiovani intervista il giovane autore di un libro che raccoglie le storie di 7 anni d'impegno sul territorio
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – ‘Secondi a nessuno’ è molto più di un libro. È un atto unilaterale di emancipazione, una dichiarazione d’intenti, un sogno di normalità. È un quartiere che non pretende di arrivare in cima alla classifica di vivibilità de il Sole 24 Ore ma ambisce a declinare resistenza alle difficoltà e sopravvivenza alla malavita in pacifica e serena esistenza. Sembrano obiettivi poco ambiziosi e invece diventano epocali per un’area marginalizzata a periferia e già etimologicamente condannata a venire dopo qualcuno: Secondigliano. Eppure anni di umiliazioni per essere stati gettati dall’opinione pubblica e cinematografica in una pattumiera e poi riversati in una discarica di rifiuti umani, non hanno abbassato la testa dell’anima attiva, giovane e propositiva. Basta guardare alla dignità e alla compostezza di uno dei protagonisti di quel sogno di normalità. Vincenzo Strino è un ragazzo di 35 anni nato e cresciuto in mezzo a quei palazzi dell’area nord di Napoli che tendono verso l’aeroporto. È laureato in Scienze Politiche, di professione è consulente politico mentre per passione è portavoce di quel manifesto programmatico di normalità.

Ha scelto di restare: “Ho convinto la mia futura moglie, abbiamo comprato casa qui” e spera di convincere anche altri a restare, o magari a tornare dopo aver fatto esperienza lontano da casa. Restare è infatti un altro dei temi del suo primo libro edito da Iod e primo della collana ‘cronisti scalzi’ dedicata a Giancarlo Siani, giornalista ucciso per mano della camorra a 27 anni. “Normale” è una parola ricorrente nel suo vocabolario comunicativo. La ripete più volte e suona come un appello rivolto prima di tutto ai concittadini del quartiere. Per ripartire serve uno scatto di orgoglio: “Ci dobbiamo svegliare e capire le nostre potenzialità”. Scrollarsi di dosso un’etichetta non è cosa semplice ma “i fatti sono i fatti e raccontano che la camorra per vent’anni ha fatto da padrona”. Ammissione non di colpa ma di consapevolezza: per guardare con determinazione al futuro bisogna accettare il passato e non vivere con vittimismo il presente. Rimboccarsi le maniche come fanno i 50 ragazzi di Larsec – Laboratorio di Riscossa Secondiglianese – , associazione nata del 2014, “l’architrave del libro”, “impegnata a fare tutto quello che non fanno le Istituzioni da queste parti”. Non cade nella provocazione quando Diregiovani gli chiede “Sono quindi tante? (le cose che non fanno le Istituzioni, ndr)”. “Questo non lo so, però posso dire che 7 anni fa una realtà molto vicina alla nostra, Scampia, aveva circa 300 associazioni mentre da queste parti erano meno di 5, nonostante le due realtà abbiano più o meno lo stesso numero di abitanti. Cerchiamo di rispondere a tutte le necessità dei cittadini”.

Durante la pandemia sono passati dalla distribuzione di pasti e indumenti allo sportello d’aiuto gratuito per chi ha difficoltà a registrarsi sulla piattaforma regionale dei vaccini. Sostegno concreto per continuare ad alimentare un sogno più ambizioso dei giovani arrivisti in carriera nella city londinese. Come immagini Secondigliano tra 10 anni? “Un quartiere in cui vivere è normale”.

L’INTERVISTA

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

Autore: Piero Bonito Oliva
Le notizie del sito diregiovani sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «diregiovani.it» e l'indirizzo “ www.diregiovani.it