Senza social non si può più vivere: è arrivato il momento di accettarlo (regolandoci di conseguenza)

Sono l'anima virtuale della vita reale e come tali devono essere organizzati in un quadro di norme che prevedano regole di comportamento chiare

Poco più di una settimana fa il canale Instagram di Diregiovani è stato oscurato per circostanze ancora poco chiare. Chi vi scrive, con l’ausilio di altri colleghi dell’Agenzia Dire, ha sollecitato a più riprese il ripristino dell’account ma soprattutto che venissero fornite le motivazioni di questa improvvisa censura al buio. Per 7 giorni senza un fondamentale megafono di contenuti. Un disastro, se pensate a un sito di informazione per i giovani privato del social preferito dai giovani.

 
 
 
 
 
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Questa premessa per arrivare a ribadire quanto siano diventati importanti nella vita di tutti i giorni. Non l’abbiamo scoperto certamente ieri, lunedì nero di Mark Zuckerberg, giornata in cui le principali piattaforme di interazione digitale (Facebook, Instagram, Whatsapp) sono naufragate nell’oblio del fuori servizio, provocando una perdita per la multinazionale di ben 6 miliardi di dollari. Sette ore di black out totale, probabilmente il più grave della storia, causato non da un hacker come inizialmente qualcuno aveva paventato, bensì da un guasto tecnico risolto manualmente. Panico mondiale con aziende ferme da un emisfero all’altro e romantico ritorno agli sms.

Una lezione per tutti. La comunicazione immediata, semplice e senza confini ha radicalmente mutato la socialità delle persone, oggi abituate a relazioni istantanee e iperveloci. È facilissimo raggiungere il destinatario dei nostri messaggi, dai genitori, al collega, al fidanzato/a, all’amico, a volte anche troppo. La geografia non conta più nulla, si può arrivare ovunque, magari ricordandosi del fuso orario che c’è ancora perché l’uomo per fortuna almeno il moto di rotazione della Terra l’ha lasciato così com’è.

Il 4 ottobre 2021 ha ricordato quindi quanto pesino i social nelle nostre società. Sono l’anima virtuale della vita reale e come tali devono essere organizzati in un quadro di norme che prevedano regole di comportamento chiare. È ancora troppo semplice fare login e logout in parziale anonimato, provocando danni e insultando, facendo circolare contenuti pericolosi o violando la privacy del prossimo con conseguenze anche drammatiche. È invece da ipocriti continuare a trattarli come gioco, svago e divertimento, dimenticando che attraverso questi strumenti si lavora, si informa, si genera economia.

C’è chi contesta la necessità di chiudere il web in un recinto di regole, limitandone la libertà di espressione. Diritto sacrosanto di ognuno di noi ma, come diceva il grande Martin Luther King: “La libertà finisce dove comincia quella degli altri”. Era valido allora senza adsl, fibra e 5G, un tempo in cui le persone per connettersi (e offendere) dovevano incontrarsi; deve esserlo anche oggi, in cui basta un click per entrare in società.

 

 
2021-10-06T11:36:29+02:00