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Cosa vedono gli occhi di Tgo, prove tecniche di sguardi su Marte [VIDEO]

sguardi su Marte

La missione ExoMars va avanti e lo fa con l’importante sostegno di tutti i paesi europei, come deciso nell’incontro di Lucerna tra i ministri degli Stati che aderiscono all’Agenzia spaziale europea (Esa). Il rifinanziamento della missione ammonta a 440 milioni di euro e supporta le attività che nel 2020 porteranno all’atterraggio su Marte di un rover su cui sarà montato un trapano made in Italy, che, per la prima volta, scandaglierà il sottosuolo del Pianeta Rosso.


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E’ una decisione fondamentale per il futuro dell’esplorazione marziana e sono in tanti ad essere convinti che questo risultato sia in parte dovuto anche alle prime immagini inviate a Terra dalla sonda Trace Gas Orbiter. Il risultato del rifinanziamento della missione “per l’Italia, che ne ha la leadership con il 45% complessivo del contributo è particolarmente importante visto che il nostro paese è il primo attore scientifico, tecnologico e industriale della missione – ha commentato il presidente dell’Agenzia spaziale italiana Roberto Battiston–.

Le foto e i filmati che abbiamo visto in questi giorni che arrivano dallo strumento CaSSIS (realizzato in Italia) sono stati un eccellente augurio per questo programma fondamentale”.

Ma di quali immagini si tratta? Sono quelle riprese durante due orbite effettuate tra il 20 e il 28 novembre e comprendono la prima immagine in HD di Marte e quella ravvicinata della luna marziana Phobos.

Lo scatto in HD del pianeta rosso è opera del Colour and Stereo Scientific Imaging System (abbreviato, CaSSIS). Si tratta di una stereo camera, progettata e realizzata all’Università di Berna (Svizzera) con il contributo dell’Osservatorio Astronomico di Padova (INAF) e dell’Agenzia Spaziale Italiana. I risultati arrivati a Terra sono superiori alle aspettative. La stereo camera ad alta definizione ha infatti osservato la regione denominata Hebes Chasma con una risoluzione di 2,8 metri per pixel.

La prima ricostruzione stereo riguarda le immagini della cresta di Noctis Labyrinthus, uno dei pendii caratteristici della regione, fornendo una mappa in altezza con una risoluzione inferiore a 2 metri. Le immagini sono state scattate durante il flyby del 22 novembre da un’altezza di 325 chilometri.

Lo scopo principale della sonda Tgo, oltre a quello di fungere da ‘postino’ per i messaggi che partiranno nel 2020 dal rover verso il nostro pianeta, è di analizzare la composizione dell’atmosfera di Marte e la presenza di quei gas rari che ne compongono meno dell’1% del volume. Gli occhi sono puntati sul metano, perché, almeno sulla Terra, la sua presenza si traduce in attività biologica e può quindi dirsi una delle tracce della vita.

L’ok è arrivato anche per gli altri strumenti di bordo che si occuperanno di questo. Sono l’Atmospheric Chemistry suite (Acs), che si concentra sull’anidride carbonica, il Nadir and Occultation for Mars Discovery (Nomad), che ha il compito di mappare la localizzazione degli elementi rari in atmosfera, e il Fine Resolution Epithermal Neutron Detector (Frend) che misurerà il flusso di neutroni dalla superficie di Marte.

La calibrazione dei quattro strumenti è avvenuta con successo.

Durante la seconda orbita di Tgo nel mirino è finita la luna marziana Phobos, che si trova a circa seimila chilometri dal pianeta. I filtri della camera sono ottimizzati per svelare la differente composizione geologica delle varie aree della luna, ed è per questo che la composizione ottenuta dalle molteplici immagini scattate appare in varie sfumature di rosso e di blu.

Accertato il perfetto funzionamento della sonda e dei suoi strumenti di bordo, il focus di ExoMars si sposta adesso sulla ‘frenata’ necessaria per portare la sonda all’orbita quasi circolare cui dovrebbe arrivare per la fine del 2017. I dettagli delle operazioni sono attese a breve.



Viaggi nello Spazio con partenza dall’Italia
Un salto nello Spazio per insolite vacanze oltre atmosfera con partenza dall’Italia. E’ quello che potrebbe succedere di qui a pochi anni grazie all’accordo siglato tra la società Altec (partecipata da Agenzia spaziale italiana e Thales Alenia Space) e la Virgin Galactic del magnate Richard Branson. In base al protocollo di intesa le due aziende valuteranno le opportunità operative da uno spazioporto italiano per la Virgin Galactic, per eseguire voli sperimentali suborbitali, addestramento astronauti e piloti, scopi didattici e turismo spaziale.

Luca Parmitano di nuovo nello Spazio nel 2019
L’astronauta italiano Luca Parmitano tornerà sulla Stazione spaziale internazionale nel 2019. La notizia è stata data dall’Agenzia spaziale europea (Esa) nell’ambito della ‘ministeriale‘, l’incontro strategico dei ministri e delle agenzie spaziali dei paesi membri dell’Esa, anche se l’ufficializzazione avverrà nella primavera 2017. Per Parmitano sarà la seconda missione di lunga durata dopo ‘Volare’ del 2013, in cui fu protagonista di due ‘passeggiate spaziali’. Ricevette, peraltro, la Distinguished Service Medal della NASA come riconoscimento per il sangue freddo dimostrato durante la passeggiata spaziale numero due, che fu interrotta a causa di perdite d’acqua nel casco.

“Il diritto di contare”, una storia di riscatto alla Nasa
Il prossimo 19 gennaio arriverà nelle sale italiane “Il diritto di contare”, il film diretto da Theodore Melfi, con Octavia Spencer, Janelle Monáe, Kevin Costner, Kirsten Dunst e Jim Parsons. La pellicola porta sul grande schermo la storia vera della matematica, scienziata e fisica afroamericana Katherine Johnson, che collaborò con la NASA tracciando le traiettorie per il Programma Mercury e la missione Apollo 11. “Il diritto di contare” racconta l’incredibile storia mai raccontata di Katherine Johnson (Taraji P. Henson), Dorothy Vaughn (Octavia Spencer) e Mary Jackson (Janelle Monae), tre brillanti donne afroamericane che – alla NASA – lavorarono ad una delle più grandi operazioni della storia: la spedizione in orbita dell’astronauta John Glenn, un obbiettivo importante che non solo riportò fiducia nella nazione, ma che ribaltò la Corsa allo Spazio, galvanizzando il mondo intero.

Sulla Stazione spaziale si raccoglie… lattuga
Si chiama “cut-and-come-again” la tecnica utilizzata dagli astronauti sulla Stazione spaziale internazionale per raccogliere la lattuga cresciuta a bordo grazie all’esperimento Veg-03. La tecnica prevede che le foglie di una pianta possano essere più volte tagliate e raccolte senza danneggiarne la ricrescita, permettendo così di massimizzare il raccolto di lattuga spaziale. L’esperimento, chiamato amichevolmente Veggie, prevede la coltivazione di quattro raccolti per permettere all’equipaggio di integrare la sua dieta con cibi freschi, coltivati direttamente in microgravità.