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Scienza: microrganismi che si adattano al petrolio in Messico

26 gennaio 2016

Se petrolio e gas fuoriescono in mare, in piccole concentrazioni, non sempre significa la morte per la vita marina. Sono state scoperte infatti popolazioni di fitoplancton, i microrganismi vegetali alla base della catena alimentare marina, che si sono adattate al petrolio e proliferano laddove è presente in concentrazioni minime. Lo hanno constatato i ricercatori guidati da Nigel D’Souza, della Columbia University, studiando le bolle di petrolio e gas naturale che trasudano naturalmente dai fondali del Golfo del Messico.

microrganismi(fonte: Ajit Subramaniam/Columbia University)

La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Geoscience, indica che le basse concentrazioni di petrolio, trovate proprio sopra queste fuoriuscite naturali, non sembrano uccidere il plancton, e che anzi, le ‘turbolenze’ scatenate dalle bolle che risalgono fanno crescere i nutrienti fondamentali per la vita del plancton.
Il risultato è che le concentrazioni di fitoplancton in corrispondenza di queste infiltrazioni di petrolio sono il doppio di quelle presenti a pochi chilometri di distanza. ”Questa è la prova che alcuni microrganismi nel Golfo possono essere stati ‘programmati’ a sopravvivere con il petrolio, almeno a basse concentrazioni”, rileva Ajit SubramaniamIl fitoplancton non è colpito negativamente dalle basse concentrazioni di petrolio – continua – e c’è un processo che lo aiuta a crescere. Ciò non significa però che l’esposizione al petrolio a tutte le concentrazioni e per tempi prolungati sia buona per questi microrganismi”.

Con gli esperimenti condotti in laboratorio i ricercatori hanno visto che il petrolio in se’ ha generalmente un effetto negativo sul fitoplancton, ma in alcuni casi piccole quantità possono avere un effetto positivo sui nutrienti. Un campione di petrolio è stata presa alla superficie del mare nel corso di un filtraggio di idrocarburi nel settembre del 2012 durante il RV Endeavor cruise EN515. Un contenitore HDPE pulito è stato accuratamente abbassato dal ponte della nave per campionare 5 litri di una chiazza di petrolio, che viene poi pompata in un dispositivo di raffreddamento pulita sul ponte. Questo è stato ripetuto quattro volte per campionare un totale di circa 20 litri di petrolio, in pochi minuti dopo il campionamento si è formata una chiazza di petrolio microstrato sulla superficie dell’acqua di raffreddamento; 15 litri di acqua di mare in eccesso alla base della marea nera sono stati poi rilasciati attraverso il tappo di scarico del radiatore. Dei rimanenti 5 litri della miscela di petrolio e acqua di mare sono stati aggiunti ai serbatoi a rulli e sono stati utilizzati per la descrizione chimica dell’olio GCS.