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Fisica: Fulvio Ricci, nella sala Amaldi racconta la scoperta delle onde gravitazionali e VIRGO [VIDEO]

15 febbraio 2016

Nel 1916 Einstein ha predetto l’esistenza delle onde gravitazionali. Oggi siamo felici di annunciare che abbiamo rivelato per la prima volta le onde gravitazionali

Con queste parole si è aperta a Cascina, la sede italiana del progetto Virgo, la conferenza stampa in collegamento da Washington. L’aula Amaldi del dipartimento di Fisica gremita per la lezione del professor Fulvio Ricci, docente Sapienza e coordinatore del Progetto Virgo finanziato da INFN e CNRS.

La scelta dell’aula non è un caso visto che è stato proprio il fisico della Sapienza Edoardo Amaldi a fare da apripista agli studi sulle onde gravitazionali che, a distanza di un secolo dalla formulazione della teoria della relatività, giungono a compimento e confermano quanto ipotizzato da Albert Einstein.

Il professore in aula ha spiegato agli studenti l’importanza della recente scoperta, per la prima volta, gli scienziati hanno osservato in modo diretto le onde gravitazionali: increspature nel “tessuto” dello spaziotempo, perturbazioni del campo gravitazionale, arrivate sulla Terra dopo essere state prodotte da un cataclisma astrofisico avvenuto nell’universo profondo.
Non posso che condividere l’entusiasmo della comunità scientifica per questo importante risultato, sottolinea il rettore Eugenio Gaudio, il dipartimento di Fisica della Sapienza è un incubatore di idee che ha restituito negli anni grandi risultati”.


 

Uno sforzo internazionale che spinge nella Storia cento tra fisici e ingegneri di quattro continenti che hanno lavorato gomito a gomito per dare una prova tangibile di quello che Albert Einstein aveva previsto già un secolo fa. Il geniale scienziato aveva teorizzato l’esistenza delle onde gravitazionali nella sua ‘Teoria della Relatività’, pubblicata il 2 dicembre del 1915. Nel testo-guida della fisica Einstein tratteggiava il profilo di quelle increspature dello spazio-tempo generate dall’accelerazione di due oggetti massivi, questo sono le onde gravitazionali, talmente impercettibili da non essere mai state catturate finora.

Einstein aveva immaginato l’Universo come una trama di Spazio e Tempo, trama che si deforma quando un oggetto dotato di massa subisce un’accelerazione. L’immagine che solitamente viene utilizzata per descrivere questo fenomeno è quella di una palla da bowling appoggiata su un lenzuolo teso. La ‘palla da bowling’ produce dei cambiamenti che, nell’Universo, si propagano alla velocità della luce sotto forma di onde gravitazionali.

La portata della scoperta dei progetti Ligo e Virgo è storica anche per un altro motivo: è infatti la prima volta che abbiamo l’evidenza diretta dell’esistenza dei buchi neri.

Sono stati loro a guidare gli scienziati. L’unica traccia della loro remota collisione è data infatti solo dalle onde gravitazionali. E’ successo questo: in una frazione di secondo due buchi neri di massa superiore a quella del Sole rispettivamente di 36 e 29 volte si sono scontrati a una velocità simile a quella della luce, dando vita a un unico buco nero, emettendo un’energia pari a 3 masse solari. Di fatto la massa del nuovo buco nero è pari alla somma di quella dei due che si sono scontrati, ad eccezione, però, di quella che si è liberata sotto forma di onde gravitazionali, le quali sono state poi ‘catturate’ da Ligo a settembre 2015.

I progetti attualmente in essere dedicati alla ricerca di questo fenomeno continueranno comunque per la loro strada nonostante la scoperta. Pensiamo, ad esempio, al cacciatore italiano di onde gravitazionali, Lisa Pathfinder, o ai rilevatori a Terra delle sorgenti delle onde. La loro osservazione continuerà da qui ai prossimi anni per svelare ulteriori, preziosi dettagli.

La caccia alle onde gravitazionali va avanti da 50 anni: era l’ultimo tassello della ‘Teoria della Relatività’ a non essere stato ancora dimostrato empiricamente. Ora che sono state scoperte si apre ufficialmente un nuovo capitolo. La conoscenza dell’Universo fa un altro, fondamentale, passo in avanti.