spazio e scienza

Oggi 9 maggio Mercurio transita davanti al Sole: storia, curiosità e aggiornamenti

Mercurio

ROMA – Oggi il pianeta che porta il nome del messaggero degli dei incontrerà il Sole. Mercurio è il pianeta più interno del sistema solare e il più vicino alla nostra stella. È il più piccolo e la sua orbita è anche la più eccentrica degli otto pianeti. Ti potrebbe interessare: Mercurio, le foto e i video per rivivere l’evento astronomico dell’anno

Conosciuto sin dal tempo dei Sumeri, il suo nome, tratto dalla mitologia greca, deriva da quello del messaggero degli dei, probabilmente a causa della sua rapidità di movimento nel cielo. I Romani, invece, lo consideravano come il dio del commercio e il protettore dei ladri tra i dodici dei. QUI’ puoi trovare tutte le info per osservare il transito e le dirette

Dopo l’ultimo transito di un pianeta davanti al nostro Sole, Venere, avvenuto nel 2012, questa volta è il momento del corpo più interno del Sistema Solare, Mercurio. L’ultimo visibile per l’Europa è stato nel 2003, mentre l’ultimo visibile dalla Terra risale a nove anni fa, l’8 Novembre 2006.

L’intero fenomeno sarà visibile in America Orientale, in Groenlandia, nella zona Artica, nel nord ovest dell’Africa, nel nord ovest dell’Europa e nell’Oceano Atlantico.


gassendi mercurioUAI STORIA – Il passaggio di Mercurio del 7 novembre 1631 fu osservato a Parigi dall’astronomo Pierre Gassendi (1592-1655)

Lo scaltro Mercurio voleva passare di nascosto, è comparso quando non lo si aspettava, ma non è potuto fuggire senza essere scoperto, io l’ho trovato e l’ho visto; quello che non è capitato a nessuno prima di me , il 7 novembre 1631, al mattino.

La notizia del suo successo, diffusa prima in lettere private agli amici, quindi attraverso lo scritto qui pubblicato, fece di lui l’eroe del giorno tra la cerchia degli appassionati di Provenza.

Gassendi mandò il suo resoconto anche a Galileo, Campanella e Scheiner. Da una lettera che lo stesso Scheiner scrisse a Gassendi il 23 febbraio 1633 sappiamo che altri 3 osservatori videro il transito: Remus Quietanus a Rouffach (Alto Reno, Alsazia), Padre Cysatus a Innsbrush (Tirolo) e un gesuita anonimo a Ingolstadt (Baviera).

mercurio-messenger


Pierre Gassendi, (presbitero, filosofo, teologo, matematico, astronomo e astrologo francese), il giornoGassendi mercurio 2 indicato dal grande astronomo Keplero in Admonitio ad Astronomos, rivolse verso il Sole il suo telescopio e nell’immagine proiettata su un foglio bianco scorse una piccola macchia nera e tonda già abbastanza avanti sul disco solare. Osservò attentamente, quasi incredulo, e dopo aver notato la velocità del suo movimento non ebbe dubbi: era Mercurio. Gassendi determinò così le circostanze di questa occultazione, prendendo nota della posizione del pianeta, come si vede in questo disegno.

Gassendi scrive all’amico Peiresc che secondo Keplero il transito di Mercurio avrebbe dovuto verificarsi il 7 novembre tra l’una e le due del pomeriggio. Lo stesso Keplero suggeriva per sicurezza di dedicarsi all’osservazione anche nei giorni precedenti.

Gassendi osservò assieme al filosofo François de La Mothe Le Vayer.

Ci ha lasciato un’informazione precisa sul metodo usato.

In una stanza oscurata ricevette su uno schermo i raggi del Sole attraverso il suo “occhiale di Galileo”. Il disco del Sole aveva sulle schermo un diametro corrispondente a m0,24. Divise la circonferenza in gradi e il diametro in 60 parti uguali. Attribuendo al Sole un diametro di 30′ ciascuna delle parti rappresentava 30″.

Un cerchio graduato posto alla base del telescopio permetteva di calcolare in ogni istante l’altezza del Sole e quindi l’ora dell’osservazione.

“Il giorno 5 (scrive Gassendi al collega Schickard il 28 novembre 1631) piovve per tutto il giorno. Il 6 fu variabile quindi piovve anche la notte seguente.

Il 7 al sorgere del Sole fu sempre variabile. Verso le 9 l’immagine sulle schermo si rese nitida e circolare e io vidi qualcosa di nero a oriente del piano verticale del diametro. Ero sempre lontano dal supporre che Mercurio proiettasse un’ombra così piccola. Credetti che fosse una macchia solare comparsa recentemente”.

Alle 10 il Sole riapparve tra le nubi e Gassendi rivide la macchia. Si era spostata troppo velocemente per essere una macchia solare. Finalmente si convinse di aver visto Mercurio transitare sul Sole.

“I bordi dell’ombra erano più chiari rispetto al centro che si mostrava più nero. A momenti i bordi erano rossastri come quelli delle macchie solari, cosa che attribuii ai vapori o alla qualità delle lenti del mio telescopio”.


Facendo un salto nel passato, nel Seicento se ne verificarono 12, dei quali 6 osservati; nel Settecento 14, di cui 12 osservati, nell’Ottocento 13 e nel Novecento 12. Complessivamente si sono avuti 51 transiti di Mercurio negli ultimi 4 secoli. Nel dettaglio i precedenti si sono verificati il:

  • 1 novembre 1605
  • 3 maggio 1615
  • 4 novembre 1618
  • 5 maggio 1628
  • 7 novembre 1631
  • 9 novembre 1644
  • 3 novembre 1651
  • 3 maggio 1661
  • 4 novembre 1664
  • 7 maggio 1674
  • 7 novembre 1677
  • 10 novembre 1690
  • 3 novembre 1697
  • 5 maggio 1707
  • 6 novembre 1710
  • 9 novembre 1723
  • 11 novembre 1736
  • 2 maggio 1740
  • 5 novembre 1743
  • 6 maggio 1753
  • 7 novembre 1756
  • 9 novembre 1769
  • 2 novembre 1776
  • 12 novembre 1782
  • 4 maggio 1786
  • 5 novembre 1789
  • 7 maggio 1799
  • 9 novembre 1802
  • 12 novembre 1815
  • 5 novembre 1822
  • 5 maggio 1832
  • 7 novembre 1835
  • 8 maggio 1845
  • 9 novembre 1848
  • 6 maggio 1878
  • 8 novembre 1881
  • 10 maggio 1891
  • 10 novembre 1894
  • 14 novembre 1907
  • 7 novembre 1914
  • 8 maggio 1924
  • 10 novembre 1927
  • 11 maggio 1937
  • 11 novembre 1940
  • 14 novembre 1953
  • 6 maggio 1957
  • 7 novembre 1960
  • 9 maggio 1970
  • 10 novembre 1973
  • 13 novembre 1986
  • 6 novembre 1993
  • 15 novembre 1999
  • 7 maggio 2003
  • 8 novembre 2006

TRANSITO di MERCURIO nei prossimi anniMercurio transito anni


Cento anni fa, l’11 maggio 1916 Einstein pubblicava la Relatività generale. Una anomalia dell’orbita di Mercurio fu la prima prova sperimentale a favore di questa teoria che avrebbe rivoluzionato la nostra visione dell’universo, dello spazio e del tempo. La Legge di Newton non riusciva a spiegare uno slittamento dell’asse dell’orbita di Mercurio di 43 secondi d’arco al secolo che era stato messo in evidenza nell’Ottocento anche osservandone i transiti davanti al Sole. La differenza era piccola ma metteva in crisi tutta la fisica classica newtoniana. La teoria di Einstein secondo cui le masse curvano lo spazio circostante giustificò perfettamente l’anomalia. Mercurio fu il primo a dire di sì ad Einstein. Vennero poi decine di altre prove sperimentali, fino all’osservazione diretta delle onde gravitazionali annunciata l’11 febbraio di quest’anno.



La missione MESSENGER della NASA ha consentito di elaborare il primo modello digitale di elevazione (DEM) globale di Mercurio, rivelando con incredibile dettaglio la topografia del pianeta, consentendo così agli scienziati di ricostruirne la storia geologica.

Il modello è tra i tre nuovi prodotti del Planetary Data System (PDS), un’organizzazione finanziata dalla NASA che archivia e distribuisce al pubblico i dati delle missioni planetarie, e svela una grande varietà di caratteristiche, come mostrato nel video a corredo dell’articolo.

La maggiore elevazione su Mercurio è di 4,48 km al di sopra dell’elevazione media, a sud dell’equatore, mentre la minore (5,38 al di sotto della media) è sul fondo del bacino Rachmaninoff. Oltre 100.000 immagini sono state utilizzate per creare il modello, che, tra l’altro, fornisce una visualizzazione senza precedenti della regione vicino al polo nord del pianeta.

Per gli astronomi che in tutto il mondo seguiranno il transito di Mercurio, uno degli obiettivi scientifici sarà quello di raccogliere informazioni sull’esosfera del pianeta, ovvero il tenue guscio di particelle ionizzate dal vento solare che avvolge Mercurio. E questo in attesa della prossima missione verso il più interno dei pianeti del Sistema solare, ovvero BepiColombo, il cui lancio è previsto per il 2018. La missione, una collaborazione dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e giapponese (JAXA), vede una forte partecipazione del nostro Paese: l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) ha realizzato con il contributo della comunità scientifica, compresi i ricercatori INAF, 4 esperimenti su 11. Due di questi hanno la responsabilità scientifica di scienziati dell’Istituto Nazionale di Astrofisica.