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“L’orso più triste del mondo” è morto dopo 20 anni di prigionia

arturo orso più triste del mondo

ROMA – Dopo anni di prigionia è morto Arturo, l’orso più triste del mondo.
Dopo aver trascorso più di 20 anni nello zoo di Mendoza in Argentina, l’orso polare aveva perso drasticamente peso negli utlimi giorni a causa di un disturbo alimentare.
Arturo era stato oggetto di una petizione su Change.org che ha ricevuto più di 1 milione di firme.
Tuttavia, il direttore dello zoo si era rifiutato dirinunciare all’unico orso polare dell’Argentina.
Ora Arturo è libero.

L’orso più triste del mondo

Arturo è stato derubato di tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta.
Per i visitatori dello zoo, così come per gli attivisti, era chiaro che l’orso polare soffrisse di depressione.

Da lì, il soprannome “orso più triste del mondo”.
Le temperature in Argentina occidentale possono raggiungere facilmente i 40 gradi.
Una pirgione di fuoco per un animale artico.
E questo è solo uno dei motivi per cui Arturo è andato in depressione.

Una prigionia lunga 20 anni

Per oltre 20 anni, Arturo è stato confinato in un piccolo pozzo di cemento che lo privava della capacità di fare qualsiasi cosa dettata dal suo istinto, come  una nuotata libero nell’acqua, attraversare il ghiaccio marino o cacciare le foche.
Pelusa, la sua compagna, è morta nel 2012, e da allora Arturo non ha avuto alcun contatto con i membri della propria specie.
La sua unica stimolazione è stata una piscina poco profonda che, secondo i visitatori, era spesso vuota.

arturoLiberate Arturo

Per molti anni, gli attivisti hanno richiesto a gran voce il trasferire di Arturo in uno zoo canadese dove il clima è più adatto agli orsi polari, dove sarebbe stato ospitato in strutture più generose in compagnia dei membri della sua specie.

In risposta ad una petizione del 2014 per chiedere allo Zoo di Mendoza il trasferimento di Arturo in Canada, il direttore del giardino zoologico ha dichiarato che l’orso sarebbe dovuto rimanere dov’era per il fatto che il viaggio avrebbe potuto ucciderlo.
Ma, alla fine, è stata la prigionia a togliergli la vita.

Arturo, simbolo degli animali in cattività

Arturo è solo uno dei tanti animali in cattività andati incontro ad una fine ignobile.
L’elenco è lunghissimo.

Solo negli ultimi mesi, hanno fatto il giro del mondo le storie del gorilla Harabe, dell’orca Morgan e dell’elefante Yani.

Solo alcuni esempi della sofferenza inflitta agli animali per il diletto umano, molto spesso mascherato dal tentativo di porteggere la specie dall’estinzione.

Ma guardando Arturo, non possiamo essere d’accordo che la vita in un ambiente come quello in cui è stato “prigioniero” per 20 anni sia paragonabile alle aspettative di una vita in natura.

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Orsi polari a rischio

L’habitat dell’orso polare è rimpicciolito drasticamente nel secolo scorso, principalmente per l’effetto brutale del cambiamento climatico globale.
Con i livelli di gas serra in crescita nell’atmosfera, la temperatura del pianeta è in aumento, portando, tra le altre conseguenze, il rapido scioglimento delle calotte polari e il riscaldamento degli oceani.
La specie dell’orso polare si basa su queste calotte di ghiaccio per la sopravvivenza e, come scompaiono, così fa la loro popolazione.