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Il tempo nei bambini: mamma, oggi è domani?

ROMA – Il tempo, apparentemente sconosciuto ai bambini, disperatamente rincorso dai genitori, è dilatato e diffuso nell’infanzia e ricercato nella vita adulta, dove sembra non bastare mai. Quanti piccoli e grandi conflitti nascono tra genitori e figli nel corso della giornata perché l’orologio inesorabilmente corre e i bambini sembrano non rendersene conto. Il concetto di tempo si costruisce nel corso dello sviluppo, molte sono le frasi bizzarre che i bambini formulano rispetto alla loro giornata e alla scansione del tempo, “mamma, oggi è domani?” “è pranzo o cena?” “ancora 5 minuti!” “l’ho già fatto ieri”, dove ieri è un passato indefinibile.

Ciò che aiuta ad orientarsi nel quotidiano è la routine

I bambini, se potessero, vivrebbero la loro giornata in funzione del loro mondo ludico, non certo scandita dai ritmi che noi adulti siamo ormai abituati ad osservare e seguire. Ciò che aiuta ad orientarsi nel quotidiano e a capire lo scorrere del tempo è la routine, che permette di anticipare i diversi momenti che il bambino vive e a prepararsi agli eventi che si susseguono. Le routines riguardano le azioni che si ripetono nel corso della giornata e che, salvo eventi particolari, rimangono tali giorno dopo giorno, per cui il bambino può affrontare il proprio quotidiano con la serenità che gli fornisce la possibilità di prevedere ciò che farà; si parla delle azioni più semplici, alzarsi dal letto, andare a scuola, pranzare, andare al parco o fare sport, cenare, andare a letto. Se in qualche famiglia tutto procede con la tranquillità e la calma cui tutti auspicherebbero, in altre tutto questo avviene in una corsa sfrenata perché tra ogni “azione” c’è un altro mondo infinito di cose da fare. Il tempo è qualcosa di astratto ed è difficile per un bambino in età prescolare capirne lo scorrere senza avere dei riferimenti concreti. E’ importante aiutare il bambino a capire in quale “momento” della giornata si trovi ancorandosi a queste azioni che lo aiuteranno nel tempo ad orientarsi inizialmente nel quotidiano poi nella settimana e man mano che crescerà amplierà e approfondirà la sua comprensione.

J.Piaget, psicologo svizzero, fondatore dell’epistemologia genetica (disciplina interessata allo studio della genesi della conoscenza) si interessò alla comprensione di come si sviluppa nei bambini la percezione del tempo. Per Piaget la nozione di tempo è collegata alla nozione di movimento e di velocità e distingue tre stadi progressivi che indicano l’ evoluzione di questo concetto nelle varie fasce di età. Le fasce prese in considerazione dall’autore vanno dai 4 ai 9 anni, ma non è possibile distinguerle in modo preciso essendo molto individuale il passaggio da uno stadio all’altro.

Gli stadi del tempo

Nel primo stadio il tempo è associato al piano spaziale, tutti i bambini più piccoli, infatti, vedendo due oggetti che si spostano uno vicino all’altro, che vanno alla stessa velocità ma si fermano in punti differenti, affermano che quello che è andato più lontano è andato più in fretta. All’origine di questa indifferenziazione tra successioni temporali e spaziali c’è il concetto di irreversibilità che “conduce a vivere solo il presente e a non conoscere il passato che attraverso i suoi risultati”, in pratica il bambino vive in una sorta di presente continuo perché basa le sue considerazioni su ciò che accade nell’immediato essendo incapace di fare costruzioni a posteriori (le azioni sono irreversibili).

Il secondo stadio inizia invece quando l’attenzione del bambino è attratta dall’azione nel suo compiersi, viene considerato perciò anche cosa accade durante il suo farsi. Nel terzo stadio questa consapevolezza giunge alla piena maturazione, i bambini sanno scindere il piano temporale da quello spaziale, concreto, perciò a due punti di partenza e arrivo possono corrispondere due diverse velocità e una percezione temporale differente per i due oggetti in moto. Questa separazione consente la percezione astratta del tempo.

Come coniugare il mondo del gioco con il tempo degli adulti?

Come fare allora a rendere coniugabili il mondo del gioco e dello spazio infinito del bambino con le necessità della scansione temporale cui noi adulti siamo per ovvie ragioni incastrati? Come fare a rispettare i tempi di apprendimento dei bambini senza essere risucchiati dalla frenesia dei nostri tempi? Alla luce di quanto scritto è possibile comprendere perché il bambino si comporta come se non esistessero limiti temporali e comprendere quindi meglio il suo modo di agire. Probabilmente sarebbe necessario trovare un compromesso, lì dove possibile sarà utile chiedere al bambino di seguire il genitore nelle diverse fasi del quotidiano, aiutandolo nella comprensione in base alle sue capacità del momento. Dove invece i tempi sono più elastici allora è giusto che sia il genitore a seguire il bambino e che si lasci trasportare in quella dimensione ludica in cui il bimbo lo vorrà trasportare per assaporare con lui la gioia e lo stupore di quei brevi ma intensi momenti. Questo consentirebbe di vivere tanti momenti in maniera più serena e aiuterebbe ad instaurare una buona relazione genitore-bambino.