Pap test: cos’è e a cosa serve

ROMA – Ideato dal medico Georgos Papanicolau, da cui prende il nome, il Pap test rappresenta tutt’oggi uno dei test di screening meno invasivo e a basso costo utilizzato nella diagnostica medica.

Il Pap test è un esame ginecologico rapido e indolore che consiste nel prelievo di cellule dal collo dell’utero. È uno strumento diagnostico essenziale per individuare processi infiammatori e/o infettivi e patologie degenerative.

In occasione della visita, il ginecologo applica lo speculum (dispositivo regolabile utilizzato per mantenere aperto l’orifizio) in vagina ed esegue il prelievo attraverso una spatolina (spatola di Ayre) che delicatamente asporta delle cellule. Il prelievo deve essere sia esocervicale (sulla parete esterna del collo dell’utero), sia endocervicale (all’interno del canale del collo dell’utero).

I due prelievi vengono strisciati su vetrini separati o su un unico vetrino in due segmenti diversi e fissati con apposito spray. La colorazione e la lettura dei vetrini avverrà in un laboratorio di analisi. Le alterazioni citologiche potenzialmente riscontrabili in un Pap test, seguono la classificazione Betheseda e sono individuate attraverso sigle e acronimi che poi si possono riscontrare nel referto dell’esame (es.: CIN, LSIL, HSIL, ASC, ASC-US, etc…con relativa traduzione). Particolare attenzione deve essere posta a fenomeni infettivi da HPV, Herpes, Chlamydia, Trichomonas, ecc…

È preferibile eseguire il Pap test in fase pre-ovulatoria (prima metà del ciclo), in assenza di sanguinamenti. Le linee guida raccomandano di eseguire un Pap test almeno ogni tre anni alle donne che iniziano l’attività sessuale. Tuttavia è bene che sia il medico-ginecologo a stabilire i tempi e prescrivere gli esami diagnostici, sulla base della conoscenza della storia clinica di ogni singola paziente. I Pap test sono eseguibili nei Consultori, nei poliambulatori delle ASL di zona, negli ospedali e privatamente dal proprio ginecologo di fiducia.