Programmazione e problem solving, a Cesena i vincitori delle Olimpiadi

Si chiamano OPS ed è l’evento olimpico più partecipato dagli studenti italiani

ROMA – Si chiamano OPS ed è l’evento olimpico più partecipato dagli studenti italiani: sono partiti in 23 mila, a settembre, e tutti i finalisti si sono ritrovati a Cesena venerdì 27 aprile e oggi, sabato 28, per sfidarsi e conquistare il podio nelle varie categorie.

Le Olimpiadi di Problem Solving si svolgono con un metodo completamente diverso, spiega Antonella Carbonaro, professoressa di Informatica presso l’Università degli Studi di Bologna.
Le olimpiadi delle altre discipline sono rivolte ai talenti della scuola, mentre questo è “un percorso didattico che parte a settembre con tutte le scuole e con tutti gli insegnanti d’Italia che vogliono partecipare, dalle elementari alle superiori. Chi vuole partecipare inizia questo percorso di crescita didattica con noi. Quindi durante l’anno diamo delle gare, di volta in volta di difficoltà crescente, forniamo le soluzioni, i commenti alle soluzioni: tentiamo di dare un metodo. Siamo alcuni professori delle università e alcuni professori delle superiori a organizzare il tutto e abbiamo dei referenti regionali. L’aspetto che a noi più interessa è che, durante questo percorso, si formano moltissimi studenti”.

Si inizia così, dopodiché è la scuola che sceglie la squadra che la rappresenta alla finale nazionale.

Le difficoltà sono molteplici, spiega Carbonaro, a partire dallo scollamento che si registra tra il modo di insegnare l’informatica nelle scuole e quello che invece l’informatica è, o comunque ci viene richiesto dalla società. Ci sarebbe bisogno di assumere insegnanti d’informatica, che mancano (spesso la materia viene insegnata da professori che non hanno una formazione specifica), ci sono settori disciplinari che nella scuola sono molto rigidi e che è difficile scavalcare. Insomma, ci sono difficoltà oggettive, pratiche.

In più, i ragazzi oggi sono più difficili da coinvolgere, alcuni stanno diventando un po’ troppo passivi e manca loro la consapevolezza delle potenzialità che hanno. Un altro tema affrontato è stato quello della dispersione delle ragazze: la questione dell’abbandono dell’informatica nel mondo femminile si registra dall’età delle medie in poi. Alle elementari hanno lo stesso potenziale, ma poi fanno fatica a immaginarsi nel ruolo della programmatrice perché mancano loro i modelli culturali, cioè esempi di altre donne che lo fanno.

A livello accademico, nel frattempo, si sta lavorando alla definizione delle linee guida di quelli che dovrebbero diventare i piani di formazione nelle scuole. È necessario, spiega Carbonaro, intervenire pesantemente sulla scuola, prima lo si fa e a partire dalle elementari e meglio è. Ci vuole la politica: aperta, trasparente, lungimirante, competente. L’obiettivo è quello di portare le Olimpiadi di Problem Solving in tutte, ma proprio tutte le scuole d’Italia.

Per iscriversi alle olimpiadi è possibile iscriversi al link www.olimpiadiproblemsolving.com/