Aree interne e piccole scuole: ripensare didattica e fare comunità

Aree interne e piccole scuole: ripensare didattica e fare comunità

Montesilvano (Pe) – Il modello delle ‘piccole scuole’ puo’ rivelarsi vincente per contrastare il fenomeno dello spopolamento e della dispersione scolastica delle aree interne? Questo il filo conduttore della tavola rotonda che si e’ tenuta questa mattina nell’ambito della manifestazione #FuturaPescara per il Piano Nazionale Scuola Digitale.

Le aree interne abruzzesi presentano una serie di criticita’ specifiche, legate ad una grave mancanza di infrastrutture e servizi del territorio, da cui deriva il forte tasso di spopolamento della regione. Secondo Raffaele Trivilino, coordinatore del Polo innovazione automotive abruzzese, “la sfida del modello SNAI (Strategia Nazionale Aree Interne), iniziata nel maggio 2014, e’ di sviluppare l’innovazione a partire dai servizi, dalla salute, dalla mobilita’ e soprattutto dall’istruzione, con la scommessa che il lavoro e il ripopolamento del territorio saranno le conseguenze dirette di quest’innovazione”.

Un terzo dei fondi stanziati sara’ infatti dedicato all’implementazione di nuove didattiche e laboratori all’interno delle ‘piccole scuole’ dell’area, che sono considerate il fulcro di una possibile rinascita, come sottolinea Eleonora Marchionni del Miur. “La scuola– ha ricordato- deve essere centro civico, sviluppare un’educazione alla cittadinanza che possa concedere ai ragazzi la liberta’ di scegliere se rimanere o no nel proprio territorio. Per farlo bisogna sviluppare una sinergia con la produttivita’ locale, incentivando una collaborazione tra la scuola e la realta’ economica del territorio. La scuola e’ un presidio civile e culturale, se le scuole si svuotano, il territorio si spopola”.

Il sistema scolastico locale presenta gravi criticita’, dovute alla frammentazione del territorio, quindi alla polarizzazione dei plessi scolastici (con una media di solo 35 alunni per ogni istituto), cui si aggiungono un tasso troppo alto di mobilita’ dei docenti e una scarsa digitalizzazione. Dai dati raccolti con i test Invalsi, i livelli delle prestazioni in italiano e matematica sono risultati visibilmente inferiori alla media nazionale. Nonostante cio’, il modello delle ‘piccole scuole’ potrebbe rivelarsi strategico in un’area cosi’ problematica, come suggerisce Giovanni Biondi, presidente dell’Indire, che ha recentemente pubblicato un manifesto sul tema: “Il modello delle ‘piccole scuole’ puo’ essere realmente alternativo a quello dei poli unici, ma solo a condizione che venga ripensato radicalmente il modello d’insegnamento, che oggi, salvo qualche trasformazione marginale, non e’ molto diverso da quello che era nella seconda meta’ dell’ottocento: lezione frontale, un gruppo di banchi e una cattedra”. Se non si cambia profondamente il modello d’insegnamento, le ‘piccole scuole’ rimarranno le “copie scadenti” dei grandi istituti. “L’ambiente sociale ridotto– ha concluso Biondi- riduce il confronto con gli altri, che e’ il motore principale di crescita dei ragazzi, percio’, nonostante ci si lamenti giustamente delle ‘classi pollaio’, le scuole con piu’ iscritti tendenzialmente raggiungono livelli di valutazione migliori”.

Come riuscire allora a valorizzare le ‘piccole scuole’ di un territorio talmente frammentato? “Puntando sulle opportunita’ che offrono, a partire dalla loro specificita’: tempi e spazi molto piu’ ampi delle loro sorelle maggiori, una presenza piu’ radicata nel territorio, al centro delle relazioni sociali della sua storia, e infine la possibilita’ di sviluppare un curriculo nuovo, meno sequenziale, piu’ centrato sullo sviluppo delle competenze”, ha concluso la dottoressa Cirrillo, del Comitato aree interne della Presidenza del consiglio dei ministri, sottolineando che “le piccole scuole potrebbero diventare il luogo della sperimentazione vincente di una trasformazione della scuola nel suo insieme, che e’ prima di tutto luogo di confronto e di creazione di comunita’, che non dovrebbe mai perdere la sua sinergia col territorio circostante“.

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