Il campione Giorgio Minisini incontra gli studenti dell’I.C. Salacone di Roma

ROMA – “Non posso permettere a qualcuno che mi insulta di privarmi del piacere di fare cio’ che voglio”, cosi’ Giorgio Minisini, campione italiano di nuoto sincronizzato, si e’ rivolto stamattina agli alunni dell’istituto comprensivo ‘Simonetta Salacone’ nel quartiere Centocelle a Roma. Un confronto fortemente voluto dalla dirigente scolastica Rosamaria Lauricella, con lo scopo di parlare con i bambini di stereotipi di genere, a partire dall’esperienza di vita di uno dei pochissimi atleti di sesso maschile che praticano questa disciplina. Giorgio Minisini, medaglia d’oro ai campionati di Budapest 2017 a soli ventun anni, ha infatti raccontato dei molti ostacoli e pregiudizi che ha dovuto superare per seguire la sua passione.

Di insulti ne ho dovuti affrontare parecchi, soprattutto alla vostra eta’, perche’ siamo stati educati a pensare che sia sbagliato per una ragazza voler giocare a calcio o per un ragazzo fare danza o nuoto sincronizzato, quando in realta’ e’ proprio grazie alle differenze che si arricchisce una comunita’; dobbiamo smettere di catalogare le persone in base a cio’ che vogliono fare o a come vogliono essere“.

Minisini ha voluto condividere con i bambini un’esperienza che l’ha toccato profondamente, quando si e’ esibito con Arianna Sacripante, sincronette romana affetta da sindrome di Down: “All’inizio mi chiedevo come sarebbe stato possibile entrare in sintonia con lei, ma da subito il suo sorriso mi ha tolto ogni dubbio. Alle paralimpiadi di Tokyo ho visto cosi’ tante persone che, nonostante le loro difficolta’ fisiche fanno di tutto per il piacere di fare cio’ che vogliono, ed e’ stata per me un’emozione piu’ forte di quando ho vinto il mondiale“.

Minisini, spinto dalla dirigente Lauricella, ha parlato con franchezza degli insulti subiti, “mi chiamavano femminuccia, checca, sincrofrocio, e ovviamente mi faceva soffrire, ma mi sono poi reso conto che chi ti insulta senza conoscerti parte dal pregiudizio e dall’ignoranza, e percio’ non va calcolato. Chi ti conosce e ti vuole veramente bene ti sosterra’ sempre per quello che sei“. “La differenza, che all’inizio puo’ spaventare, e’ cio’ che realmente ti fa crescere– continua- perche’ ti permette di confrontarti con un punto di vista nuovo, che ti fa vedere il mondo diversamente“.

La dirigente dell’istituto comprensivo ‘Salcone’ ha quindi concluso l’incontro spingendo i docenti a continuare la discussione nelle singole classi e, rivolgendosi agli alunni, ha aggiunto quanto sia “indispensabile parlare sinceramente e senza imbarazzo anche del disagio che puo’ recare un insulto o un atto di bullismo, quello che vogliamo farvi capire e’ che bisogna tirarlo fuori, perche’ la famiglia e la scuola sono qui per affrontarlo con voi“.

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