La maledizione del Titanic: miti e leggende sul "re degli oceani"

La maledizione del Titanic: miti e leggende sul “re degli oceani”

Dopo oltre 100 anni, il transatlantico "inaffondabile" è ancora sulla “cresta dell’onda”
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14 aprile 1912, ore 23.40. Il transatlantico Titanic urta un iceberg, inabissandosi nell’Oceano Atlantico 2 ore e 40 minuti dopo (alle 2:20 del 15 aprile).
Oltre 100 anni dopo, il “re degli oceani” è ancora sulla “cresta dell’onda”.
Vuoi per il kolossal “Titanic” di James Cameron che ha riportato alla memoria la storia del transatlantico, vuoi per i recenti disastri marittimi (si veda la tragedia del Giglio), il leggendario transatlantico è davvero “inaffondabile” nel ricordo comune.

14 aprile

Oltre alla effettiva dinamica degli eventi, ci sono diverse leggende che circondano il Titanic, tramandate nel corso degli anni.
Ma quante di queste possono dirsi reali?

Dalla canzone finale dell’orchestra, all’inquietante profezia nel 1898, ecco alcuni dei misteri che hanno contribuito a rafforzare il mito del Titanic.

LA PROFEZIA DEL TITANIC

Nel 1898 lo scrittore Morgan Robertson pubblicò un romanzo dal titolo “Futility, Or the Wreck of the Titan” (Futility, o il naufragio del Titan).

La storia raccontava di come un transatlantico chiamato Titan, la più grande nave mai realizzata, colpì un iceberg e affondò.
La novella fu scritta prima che il Titanic fosse progettato, ma il Titan era simile in dimensioni (269 m contro i 244 metri del Titanic).

Entrambe le navi affondarono dopo aver colpito un iceberg nel Nord Atlantico e non avevano sufficienti scialuppe di salvataggio per i passeggeri.

Nella sua storia, Robertson chiama il Titan “inaffondabile”, termine utilizzato anche in promozione del viaggio inaugurale del Titanic.

Il Titanic affondò nel 1912, 14 anni dopo.

LA MALEDIZIONE DEL TITANIC

Quando il Titanic affondò, prese piede nell’immaginario collettivo l’idea che sul transatlantico gravava più di una maledizione.
Una di queste, ad esempio, era legata alla pratica della White Star Line di non dare il battesimo alle sue navi. Compreso il Titanic.

Il varo in passato (ma ancora oggi) era un rito propiziatorio, in quanto i marinai affidavano le loro vite all’imbarcazione e perciò la benedicevano, dandole un nome.

Una delle leggende più diffuse è legata direttamente alla città di Belfast, dove è stata costruito il Titanic.
Alla nave fu dato il numero 390.904, che, se riflesso, ricorda le lettere “NOPOPE”, slogan contro i cattolici ampiamente utilizzato dai protestanti estremisti in Irlanda del Nord, dove è stata costruita la nave.

La nave fu accusata di essere “anti-cattolica”, perché i suoi produttori, l’azienda Harland and Wolff, avevano una forza lavoro quasi esclusivamente protestante e una presunta ostilità verso i cattolici.

Una leggenda più intrigante riguarda la maledizione della “mummia” di una sacerdotessa di Amon-Ra che visse nel 1050 aC, conosciuta come Unlucky Mummy.

Più che una mummia, si trattava del suo sarcofago.
Dopo la sua scoperta, il reperto venne donato al British Museum.

La leggenda inizia da qui.
Si dice che sia stato successivamente acquistato dal giornalista William Thomas Stead e nascosto nella sua auto a bordo del Titanic.
Avrebbe poi rivelato ad altri passeggeri la presenza del sarcofago la sera prima della tragedia.

Documenti ufficiali, in realtà, affermano che il sarcofago non lasciò il British Museum fino al 1990.

IL TITANIC NON AFFONDO’ MAI

Secondo la teoria dello scrittore Robin Gardiner, la nave che affondò non fu il Titanic ma la sua gemella Olympic.
Nel suo libro verrebbe descritta la più grande truffa del secolo: John Pierpoint Morgan, proprietario della compagnia marittima ‘ White Star Line’, avrebbe architettato un modo per rifarsi dei danni subiti dallo scontro precedente della Olympic con la nave Hawke della Marina britannica.
Il Titanic all’epoca dei fatti (1911) ancora non era stato ultimato.
Morgan quindi decise di sostituire le due navi: l’Olympic viene ricostruita con gli “scarti” del Titanic, di cui prenderà il nome, e quest’ultimo viene spacciato come Olympic.

A partire da Southampton, quindi, non fu “l’inaffondabile”, ma l’Olympic ricostruita alla buona.
Secondo Gardiner questo spiegherebbe perché l’iceberg è riuscito facilmente a scalfire lo scafo, ricostruito con pezzi di scarto.
Inoltre, sostiene che l’impatto fu voluto: l’intenzione di Morgan non era quella di far affondare la nave, ma di ripagare i lavori dell’Olymipc con l’assicurazione che copriva eventuali danni.

L’ORCHESTRA DEL TITANIC

Una delle storie più famose e romantiche che circondano il Titanic riguarda l’orchestra.
Si dice che la mattina del 15 aprile, mentre la nave s’inabissava, gli otto musicisti, guidati da Wallace Hartley, continuarono a suonare fino alla fine sul ponte anteriore.
E, sebbene sembri una trovata cinematografica, si tratta di realtà.
Quello che rimane un mistero è l’ultima canzone suonata.
Secondo la maggior parte delle testimonianze la melodia finale fu l’inno cristiano “Nearer, My God, To Thee” (Più vicino a te, mio Dio).
Sembra che lo stesso Hartley una volta disse a un amico che se si fosse trovato su una nave che affonda quella sarebbe stata una delle canzoni che avrebbe voluto suonare.

IL TITANIC CON GLI OCCHI DEI SOPRAVVISSUTI

Il Titanic affondò alle ore 2.20 del 15 aprile 1912, portandosi con sé 1.518 anime dei 2.223 passeggeri imbarcati (equipaggio compreso).

Il testimone oculare Jack Thayer, a bordo di una lancia, rese questa testimonianza:
“Il ponte era leggermente girato verso di noi. Si vedevano mucchi dei quasi 1500 passeggeri rimasti a bordo che si affastellavano come sciami d’api, ma solo per ricadere a gruppi, a coppie, da soli, mentre circa 80 metri di scafo si alzavano, formando con la superficie un angolo di circa 70°. Poi la nave, e con essa il tempo stesso, sembrarono fermarsi. Infine, gradualmente, il ponte si girò, come a voler nascondere l’orrendo spettacolo alla nostra vista.
Improvvisamente, tutta la struttura del Titanic sembrò rompersi in due, abbastanza chiaramente sulla parte anteriore, una parte s’inclinava e l’altra si ergeva verso il cielo”.

Lawrence Beesley, sopravvissuto al naufragio, aggiunse:
“Prima che il ponte fosse completamente sommerso, il Titanic s’innalzò verticalmente per tutta la sua lunghezza e, forse per 5 minuti, vedemmo almeno 150 piedi della nave alzarsi sopra il livello del mare, diretta contro il cielo; poi precipitando obliquamente disparve sott’acqua.”

Il colonnello Gracie, risucchiato in acqua e sopravvissuto alla tragedia scrisse:
“Nella zona di cui parlo, fin dove riuscivo a vedere, salivano al cielo le grida più atroci mai udite da uomo mortale, se non da chi sopravvisse a quella terribile tragedia. I gemiti e i lamenti dei feriti, le urla di chi era in preda al terrore e lo spaventoso boccheggiare di chi annegava, nessuno di noi lo dimenticherà più fino al giorno della sua morte“.

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